Il 15, 16 e 17 maggio, dopo 11 anni di assenza e una pandemia di mezzo, è tornata ad Olevano Romano la commedia in dialetto, che ha visto una grande partecipazione di pubblico, olevanese e non, certo di assistere ad uno spettacolo di sicuro successo e di fragorose risate. La commedia dal titolo “CO’N SANTO ‘N PETTO”, è stata rappresentata presso l’aula magna “Don Umberto Carletti”, del Liceo Scientifico Cartesio di Olevano Romano, su soggetto e sceneggiatura originali di Guglielmina Ranaldi, storica protagonista dell’Ac, che già in passato ha offerto al palcoscenico i frutti della sua penna prolifica e della sua geniale fantasia. Quando passione, cultura, dialetto e amore per le tradizioni si incontrano il risultato non può essere altro che divertimento assicurato.
Era stata pubblicizzata per sabato e domenica, ma la richiesta di prenotazioni ha superato di misura i posti disponibili, al punto da indurre gli organizzatori di anticipare con uno spettacolo extra per venerdì. A Olevano, l’espressione “Co ’n santo ‘n petto” significa portare l’immagine di un santo sul petto o addirittura portarlo nel cuore sempre presente durante la vita e invocarlo e pregarlo durante le operazioni della nostra quotidianità. Fatta di due atti, la comedia racconta, rigorosamente in dialetto olevanese, uno spaccato di vita della comunità di Olevano negli anni cinquanta, in cui si intrecciano fede, tradizioni, credenze, speranze e soprattutto valori.
Più precisamente la scena è ambientata in un gelido gennaio, durante i festeggiamenti in onore di S. Antonio Abate, quando già “l’aria della festa te dice de arizzarete” poiché essa, un tempo molto sentita, induceva gli uomini a partecipare attivamente, nelle confraternite o con la banda, le donne a preparare un pranzo speciale e i bambini a girare per il paese con delle federe, chiedendo ”l’afferta de sant’ Antonio”, consistente in dolciumi o frutta secca, che tutti gli abitanti, pur nella povertà del periodo storico, non esitava a procurare o a preparare per rimandare a casa i pargoli con un consistente e gustoso bottino. Il pubblico, che ha riso per le scene esilaranti e gli intrecci della storia che si sono susseguiti fino al lieto finale, è stato catapultato, particolarmente quello di una certa età, in un passato da cui sono stati ripresi personaggi, mestieri, nomi, modi di dire e di agire, dando al canovaccio l’idea di una storia realmente accaduta.
Ecco dunque che nei panni del gagliardo don Lattanzio si sono rivisti i modi di fare e di parlare di don Umberto Carletti e Agapito Coccia, due parroci storici di Olevano; Loreta la fornaia, il cui impegnativo mestiere inondava di profumi i vicoli del centro storico… e poi tutti gli altri, interpreti di personaggi tipo del contesto comunitario, con quei loro nomi mai dati a caso, ma sempre giustificati da un evento, una persona importante per la famiglia, il giorno della nascita…Il plauso del pubblico però, oltre ad andare all’autrice, ha investito con convinzione tutti gli interpreti, giovani e meno giovani, dell’oratorio di S. Margherita, che hanno fatto della loro inesperienza l’occasione per dare il meglio e caratterizzare il personaggio assegnato loro con maestria ed originalità scenica. A grande richiesta è stata individuata un’altra data per replicare in piazza lo spettacolo, il 5 luglio, in occasione della festa dell’Annunziata.
Emanuela Vittozzi e Fabrizio Lanciotti





