La Commissione Episcopale di Pastorale Giovanile del Lazio, presieduta dal Vescovo Mauro Parmeggiani, il 13 e 14 marzo scorso ha organizzato presso la Fraterna Domus di Sacrofano (RM), un intenso incontro formativo per i componenti degli uffici di pastorale giovanile delle Diocesi del Lazio. Il tema dell’incontro era l’accompagnare la preziosità e la fragilità degli adolescenti.
Sono state tre le parole chiave della due giorni: «accompagnare», «preziosità» e «fragilità». Esse sono state approfondite e in qualche modo rivissute, grazie al sapiente nonché piacevole ausilio del prof. Alessandro Ricci, psicologo e docente dell’Università Salesiana, il quale ci ha fatto sperimentare in lavori di gruppo, quanto gli adolescenti siano anzitutto una risorsa, sia per la Chiesa che per la società intera.
Per poter comprendere questo loro essere tesori in vari di creta (Cfr. 2Corinzi 4,7), abbiamo tutti dovuto fare un salto nel passato, ripercorrendo il momento in cui ciascuno di noi fu adolescente.
Ecco che mediante lavori di gruppo abbiamo passato in rassegna il complesso ma stupendo mondo delle emozioni, anche queste, considerate dall’attuale paradigma consumistico, più un problema che una risorsa, e che invece, se riconosciute ed educate sono quelle che ci rendono uomini e donne completi.
E proprio nel periodo dell’adolescenza — quando il nostro corpo cambia e dobbiamo ripresentarci a noi stessi —, occorre creare un ambiente ecclesiale e sociale sano e accogliente, affinché le emozioni che iniziano come un uragano a manifestarsi, possano essere gestite e inquadrate.
La formazione per coloro che si dovranno occupare di questi ragazzi in crescita verso la vita adulta allora, dovrà essere accurata, verificata comunitariamente e in costante aggiornamento.
Prima dell’aggiornamento dei metodi, occorre un aggiornamento di realtà. Infatti le tappe evolutive sono rimaste le stesse.
Ma ciò che è cambiato con l’avvento dei social e delle nuove tecnologie è la possibilità di fare all’interno di una stanza, quello che i ragazzi di 10 anni fa facevano in strada, all’oratorio, etc. Andare a cercarli vuol dire rifare da punto a capo l’alleanza educativa con i genitori, i quali assieme agli educatori, fanno sempre più fatica a considerare l’educazione non solo come ad un e-ducere, un tirare fuori, ma anche un indirizzare e guidare queste enormi potenzialità adolescenziali.
La pastorale giovanile allora, per poter curare e conservare questo «tesoro in vasi di creta» e poterlo accompagnare ad una esperienza viva e personale col Cristo, dovrà formarsi di continuo e verificare se l’amore che già si ha per i giovani, non necessiti di correttivi, di un surplus di amore, affinché gli adolescenti sempre più lontani dai nostri ambienti, possano tornare con gioia a formare comunione e comunità.
Paolo Cola, seminarista





