Nei giorni che precedono il Natale, anche tra le pareti più semplici di una scuola sembra insinuarsi un raggio sottile, quasi un filo d’oro che attraversa i corridoi e ne trasfigura l’ordinario. È accaduto nella scuola primaria di Labico, dove questo filo ha preso il nome di Officina della Solidarietà, un nome intriso di umanità condivisa che restituisce al gesto del donare la sua radice più pura.
A tessere questo intreccio luminoso sono stati gli alunni delle classi quinte. Piccoli per età, eppure capaci di gesti grandi. Hanno fatto visita alle altre classi portando con sé una breve lezione sulla solidarietà preparata con molta cura. Hanno scelto parole semplici per i più piccoli e parole più riflessive per i più grandi, mostrando che il linguaggio apre all’incontro. In questi brevi momenti, la solidarietà è diventata esperienza concreta: non un dovere, ma un gesto spontaneo; non un’azione isolata, ma un cammino condiviso.
La risposta non si è fatta attendere ed è stata sorprendentemente generosa. Le famiglie hanno aderito con grande disponibilità, donando in abbondanza generi alimentari. Gli alunni delle classi quinte li hanno raccolti con attenzione e i genitori, con silenziosa premura, li hanno inscatolati e consegnati alla Caritas. Un gesto collettivo, semplice e concreto, che ha dato forma a una vera comunità solidale.
Questa esperienza si è rivelata una preziosa occasione educativa, capace di mostrare come la scuola non sia solo luogo di trasmissione del sapere, ma spazio in cui si apprendono i linguaggi dell’umano: la solidarietà, il rispetto, la collaborazione. E i bambini, maestri inconsapevoli, ci hanno insegnato che anche un piccolo gesto di bene cresce silenzioso e illumina chi lo incontra.
Marianna Bandinu





