Ascoltare e digiunare. La Quaresima come tempo di conversione, è questo il titolo del primo messaggio per la Quaresima da pontefice di papa Leone XIV. Questo tempo in cui ritrovare slancio per la nostra fede e non perdersi nelle distrazioni, avendo rimesso Cristo al centro, «inizia – spiega Prevost – quando ci lasciamo raggiungere dalla Parola e la accogliamo con docilità di spirito». Proprio in virtù del legame tra dono della parola, accoglienza di essa e trasformazione che opera papa Leone richiama l’attenzione sull’ascolto, perché «la disponibilità ad ascoltare è il primo segno con cui si manifesta il desiderio di entrare in relazione con l’altro». Dunque mettersi nella disposizione interiore di recettività significa lasciarsi istruire da Dio ad ascoltare come Lui.
Nel secondo punto del suo messaggio il Papa spiega che il digiuno è «una pratica concreta che dispone all’accoglienza della Parola di Dio», perché aiuta a comprendere ciò che è essenziale per il nostro sostentamento e dunque orienta ad agire bene. Segno dell’impegno a sottrarsi al male il digiuno «deve includere anche altre forme di privazione volte a farci acquisire uno stile di vita più sobrio», in questo senso il santo padre invita a una astensione molto concreta e spesso poco apprezzata: quella «dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo». «Cominciamo – scrive – a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace».
Un ultimo paragrafo del discorso riguarda l’aspetto comunitario dell’ascolto della Parola e del digiuno. Il Papa invita a compiere in Quaresima un cammino condiviso, nel quale l’ascolto della Parola di Dio, come pure del grido dei poveri e della terra, diventi forma della vita comune e il digiuno sostenga un pentimento reale. Spiega Prevost: «la conversione riguarda, oltre alla coscienza del singolo, anche lo stile delle relazioni, la qualità del dialogo, la capacità di lasciarsi interrogare dalla realtà e di riconoscere ciò che orienta davvero il desiderio, sia nelle nostre comunità ecclesiali, sia nell’umanità assetata di giustizia e riconciliazione».
Una tensione a Dio e agli ultimi, il digiuno che attraversa anche la lingua, l’impegno affinché le nostre comunità sappiano accogliere il grido di chi soffre e perché l’ascolto generi cammini di liberazione, ci renderanno più solleciti a contribuire a edificare la civiltà dell’amore.
Maria Teresa Ciprari





