Commento alla Parola di Dio nella XVII Domenica del Tempo Ordinario /A – 26 luglio 2026

Il tema della Domenica

Il messaggio delle tre letture domenicali richiede un animo giovane, disponibile all’incontro, e pronto a mettersi in gioco. La capacità di ascolto richiesta da Salomone (1Re), la fede in Dio che, nonostante tutto, compie i suoi progetti (Romani) e la scoperta del tesoro nascosto nel campo (Matteo) sono tutte avventure che esigono non solo un rischio umano, ma il coraggio e la volontà di scommettere su Dio e sull’altro.

Prima lettura: 1 Re 3,5.7-12

Il nome Salomone ha la stessa radice del noto termine ebraico shalom, che significa “pace”, “benessere”, e questo spiega come il regno di Salomone, pur in mezzo a contraddizioni e infedeltà, sia passato alla storia come un regno fulgido, contrassegnato dalla crescita politica, sociale, economica, ecc. La bella supplica al Signore, posta sulla bocca del re, agli inizi del Regno, non si apre con delle richieste per sé, ma con la confessione di Dio e delle sue grandi opere a favore di Davide suo padre e di Israele suo popolo. La memoria di quanto Dio ha già fatto, non è una formale captatio benevolentiae. Al contrario: è la volontà di guardare alle grandi opere di Dio prima che ai propri piccoli bisogni; il coraggio di dar credito alla fedeltà di Colui che non si pente e non smentisce la sua alleanza, che conosce i bisogni dell’uomo prima che costui glieli ponga davanti. Anche se Salomone non è più un ragazzo quando inizia a governare, tuttavia si presenta come tale, perché ogni essere umano, davanti alle responsabilità da assumere, è spesso disorientato e insicuro, come un giovane. Geremia, che giovane lo era davvero quando fu chiamato da Dio ad essere profeta, aveva presentato come impedimento la sua inesperienza, immaturità e incompetenza, dovute appunto alla sua giovane età.

Salomone si presenta come un ragazzo, ma la sua richiesta manifesta la saggezza delle persone adulte e mature. Non chiede lunga vita, ricchezza e gloria, ma un cuore capace di ascoltare (traduzione letterale, mentre la traduzione Cei preferisce cuore docile). In questo modo, Salomone riconosce che l’ascolto è il primo indispensabile servizio di chi è chiamato a governare e ad assumere responsabilità giuste e sagge. Ascoltare la Parola è il primo, fondamentale dovere di ogni credente, che il pio ebreo professa quotidianamente con la recita dello Shema Israel (Dt 6,4). Ma il cuore capace di ascoltare, racchiude anche l’ascolto dei bisogni del popolo, compito essenziale per un re. «Chi crede che il suo tempo sia troppo prezioso per essere perso ad ascoltare il prossimo, non avrà mai veramente tempo per Dio e per il fratello, ma sempre e solo per se stesso, per le sue proprie parole e per i suoi progetti» (Bonhoeffer).

Seconda lettura: Rom 8,28-30

La seconda lettura odierna – che prosegue nel tracciato del capitolo ottavo della lettera ai Romani, già disegnato nelle domeniche precedenti – presenta l’ultima argomentazione di Paolo per dimostrare la sicurezza della speranza in mezzo al travaglio dei credenti.

In una sintesi dalle larghe vedute, l’apostolo scorge il disegno di Dio che si estende da un confine all’altro del percorso umano, contrassegnando ogni fase del cammino della fedeltà di Dio al suo progetto di amore. Alcuni manoscritti invece di contenere la versione comunemente accettata – «noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio» – ne propongono un’altra molto suggestiva, esplicitando il soggetto che fa concorrere tutto al bene: «noi sappiamo che Dio fa concorrere tutto al bene di coloro che lo amano». Versione dubbia, ma suggestiva, dicevo, perché coglie l’aspetto decisivo per cui l’uomo è liberato dalla paura e dall’incertezza di raggiungere la meta: Dio stesso, che sta prima di noi, ci precede, e fa in modo che tutto – proprio tutto – abbia un senso.

Paolo esprime questa certezza delineando cinque fasi, tutte sotto il potere di Dio: la preconoscenza, la predestinazione, la chiamata, la giustificazione e la glorificazione. Non si devono leggere questi momenti come codificazione di un cammino già determinato. In questa pagina di Paolo non è espressa la sapienza filosofica, ma il percorso di fede. Il progetto enunciato, che va dalla preconoscenza alla gloria, significa semplicemente che l’uomo è chiamato a leggere tra le righe della sua vita, spesso intrisa di sofferenze e fallimenti, un’altra Presenza, una possibilità ulteriore. Dentro il fare dell’uomo, dentro la sua obbedienza e la sua disobbedienza, il suo cammino di grazia e di peccato, Dio scrive un’altra storia: con le stesse lettere, con le stesse risposte, perché l’uomo sappia che – a colui che crede e ama il Signore – niente può nuocere.

Il Vangelo: Mt 13,44-52

Le due brevi parabole del tesoro e della perla, nella semplicità tipicamente orientale delle immagini, racchiudono la grande saggezza abbozzata nelle prime due letture. Tre aspetti importanti.

Il primo è che il regno di Dio non ha l’appariscenza delle verità propagandate e diffuse, ma è una realtà nascosta nel cuore della terra e nel cuore umano. Soprattutto oggi, ci si è abituati a dar credito a ciò che si vede, e non al mistero nascosto; e, invece, la Parola rivela – ancora una volta – che il Regno è sotterrato nel campo. Nello stesso capitolo, Matteo porta il paragone del granellino di senape, il più piccolo di tutti i semi, per dire che le cose di Dio non vanno valutate sulla base della risonanza e dei “follower” o dello sbalordimento che provocano, perché il Regno è nella persona che abbiamo incontrato, nella lacrima che abbiamo asciugato, nel vestito che abbiamo donato…

Il secondo aspetto di queste parabole è che l’uomo rischia tutto per acquistare il tesoro nascosto nel campo o l’unica perla preziosa. Il primato del Regno è un dato costante della predicazione di Gesù: l’uomo dev’essere disposto a vendere tutto. A motivo di questa mancanza di disponibilità, il giovane ricco se ne era andato via triste (Mt 19). Non si tratta di avvalorare un distacco stoico o atteggiamenti sprezzanti nei confronti delle cose. Si tratta di una valutazione sapienziale. Quale saggezza ci potrebbe essere nel preferire gli angusti confini delle cose alla sapienza di Dio? Salomone era stato lodato proprio perché, di fronte a questa alternativa, aveva scelto la sapienza.

Il terzo dato che emerge dalle due brevi parabole è la celerità della realizzazione: tutto viene fatto con urgenza, come se il tempo – di fronte a ciò che è veramente importante – diventasse improvvisamente breve. Anche questo è un dato costante della riflessione biblica. Le decisioni richieste da Dio interpellano con forza e richiedono coraggio e prontezza. Si tratta spesso di eventi irripetibili e l’uomo non deve lasciarseli sfuggire.

Don Massimo Grilli,
Professore emerito della Pontificia Università Gregoriana e Responsabile del Servizio per l’Apostolato Biblico Diocesano