Commento alla Parola nella Solennità dell’Assunzione della B.V. Maria – 15 agosto 2025

Il tema della Festa

La solennità dell’Assunzione presenta una storia di donne. La donna-madre di Ap 12, accostata in maniera speculare alla donna-sposa di Ap 19-21, insieme a Maria ed Elisabetta, le due donne del Vangelo di Luca, ci presentano un universo femminile che funge da protagonista nella storia della salvezza. Donne che hanno un ruolo fondamentale e rispondono con coraggio a una chiamata che viene dall’alto. Soffrono e lottano, a motivo della loro condizione, e di una scelta divina che le ha destinate ad essere interpreti del piano divino, ma non vengono meno alla loro vocazione e alla fiducia in quel Dio che chiama deboli ed emarginati per adempiere il suo progetto d’amore.

Il Vangelo: Lc 1,39-56

La prima parte della lettura evangelica racconta l’incontro e la gioia di due madri nella casa di Zaccaria. Ambedue coinvolte in eventi più grandi di loro: l’una, anziana, con una maternità inaspettata, che chiude il ciclo della sua vita; l’altra, una giovane ragazza, con una maternità che si configura come il primo evento di una vita segnata dal compasso di Dio più che dal proprio progetto.

Il bimbo, che balza nel grembo di Elisabetta allude a Rebecca, un’altra madre famosa, trovatasi anch’essa, inspiegabilmente, al centro di un’azione divina a favore del suo popolo. In questo modo l’evento salvifico che si realizza con la nascita di Giovanni – e soprattutto quello che avverrà con Gesù – vengono inseriti in una storia più ampia che abbraccia l’attività di Dio in seno a Israele.

Il lettore, fin dall’inizio, sa che si tratta dello stesso Dio, che ha diretto i cammini di Abramo, di Mosè e del suo popolo. Dio continua dunque a parlare e a operare. Già Israele, dove gli altri avevano percepito il silenzio, aveva avvertito una voce, un Dio udibile e interpellabile. Questo Dio, dunque, che aveva già parlato, parla ancora oggi, interrogando e inquietando, sostenendo lo smarrimento e suscitando speranza. È un Dio che sa amare e ripudiare, gioire e soffrire. Intreccia la storia dell’uomo e la sovverte. Nei due capitoli dell’infanzia si parla molto di questo Dio: gli attori angelici e umani lo pongono in primo piano come origine del piano di salvezza e tutti i personaggi presentati nel racconto rientrano nel mistero delle sue vie. Nell’intersecarsi dei disegni umani, Dio si rivela ancora una volta come il Dio fedele.

Lo fa mediante il suo Spirito, come testimonia la notizia che «Elisabetta fu ripiena di Spirito Santo». In questo modo, fin dall’inizio, Luca mette in evidenza che Dio opera mediante il suo Spirito. Tra gli autori del NT, soprattutto Luca segnala la presenza decisiva dello Spirito nella vita di Gesù e della chiesa. La sua menzione è più frequente nell’opera lucana che negli altri due vangeli. Nel vangelo dell’infanzia Maria, Elisabetta, Zaccaria, Simeone parlano e operano sotto la presenza dello Spirito. Lo Spirito ricopre in maniera tutta particolare Maria e con la sua forza creatrice le permette di concepire Gesù. Sarà ancora lo Spirito che scenderà su Gesù nel battesimo per ungerlo come profeta privilegiato e lo porterà ad annunciare la bella notizia ai poveri (4,18). E sarà ancora Lui a conferire la forza necessaria alla chiesa nascente nel libro degli Atti. La profezia, che si era eclissata per lungo tempo, si risveglia.

La seconda parte, di cui si compone la lettura evangelica, è rappresentata dal canto di Maria. Questo cantico rappresenta una sintesi di quello che Dio ha fatto in passato, una testimonianza di quello che oggi opera e un’anticipazione di quello che realizzerà in futuro per i deboli, gli oppressi e i poveri del mondo. Il Magnificat (al pari del Benedictus) è un mosaico composto di tasselli dell’AT, introdotto dal tema della benedizione e della lode. Il canto trasuda di vita: la visibilità e l’universalità della salvezza, insieme alla gioia e alla pace si rivestono di uno spessore umano.

Maria e i poveri sono avviluppati in un unico progetto salvifico, di cui Dio è il promotore e l’artefice. I verbi che cantano le azioni di Dio sono al passato (aoristo greco), ma questo passato verbale mette in rilievo per il lettore almeno due cose: esprime, anzitutto, la certezza che quanto Dio ha fatto, lo farà ancora, ma soprattutto si esprime qui una verità atemporale, qualcosa che Dio fa da sempre e per sempre. Da sempre e per sempre Dio è stato e sarà il Dio a favore dei poveri davanti alle astuzie dei potenti. Come la storia passata, anche quella di Gesù passa attraverso gli anawîm. Zaccaria, Elisabetta, i pastori, Simeone, Anna e soprattutto Maria rappresentano i poveri che YHWH ha scelto per annunziare al mondo la gioia del Messia. E anche luoghi come Betlemme, Gerusalemme e Nazareth rappresentano una cornice ideale per il bambino che viene.

In questo modo, la cristologia lucana assume connotati essenzialmente soteriologici, perché «la visita di Dio», in tutta la Scrittura, indica il suo intervento salvifico a favore degli umili che vengono esaltati, degli affamati che sono colmati di beni. Potrebbe sembrare una beffa, perché sappiamo tutti come le cose vanno nel mondo. E tuttavia, si tratta di un rovesciamento valoriale, del capovolgimento della sapienza mondana: mettendo in primo piano i poveri, i miti, i misericordiosi… non si vogliono addormentare le coscienze, ma si vuole contestare l’ordine gerarchico del secolarismo, secondo cui contano solo i ricchi e i potenti. Nel canto di Maria e – in futuro – nell’opera di Gesù, i perdenti diventano i beneficiari della salvezza messianica. Esattamente il contrario del sonno delle coscienze, perché si tratta della contestazione radicale delle categorie del mondo. In questo modo, non si assolutizza una condizione storica e non si lega ad essa la gioia cristiana.

Se vogliamo tradurre tutto questo in termini socio-economici, si deve dire che la reintegrazione nel popolo di Dio degli esclusi e degli emarginati fa parte essenziale della missione di Gesù e della salvezza cristiana, così come viene cantata da una donna: Maria. Una storia rabbinica narra che quando gli uomini decisero di costruire una città che arrivasse sino al cielo, salivano sulla rampa destra per portare i mattoni e scendevano sulla sinistra per andarli a prendere. Ora se uno schiavo moriva nella salita o nella discesa nessuno se ne prendeva cura, ma se si rompeva un mattone tutti si preoccupavano: «quanto costerà? Chi darà il denaro?». Dio vide che gli uomini si preoccupavano più dei mattoni che dei loro compagni, discese e li disperse su tutta la faccia della terra.  Fin qui il midrash. È stato detto che nell’attuale situazione l’aspetto più allarmante non è che alcuni popoli dipendano da altri; e degli esseri umani da altri esseri umani. Quello che succede oggi è qualcosa di molto peggio: i padroni del mondo non considerano più gli altri dei sottomessi, ma degli esclusi: devono sparire, perché non contano, non rientrano nei calcoli dei potenti, nei loro tornaconti, nei loro programmi economici, politici o culturali. Questo, per esempio, è esattamente ciò che sta accadendo nel sud del mondo. Il Messia instaura un altro ordine e una chiesa che vuole rinnovarsi non può dimenticarlo!

Don Massimo Grilli,
Professore emerito della Pontificia Università Gregoriana e Responsabile del Servizio per l’Apostolato Biblico Diocesano