Il tema della Domenica
Il tema della salvezza e di quelli che si salvano ha conosciuto nella storia diverse interpretazioni, e ne conosce tuttora. La tentazione di sentenziare e dividere gli uomini in salvati da una parte e dannati dall’altra appartiene all’istinto umano, che sembra non poter fare a meno di salvare quelli che stanno dalla nostra parte e condannare quelli che stanno dall’altra. Le letture di questa domenica, invece, presentano una situazione niente affatto scontata, perché dicono che davanti a ogni uomo c’è una porta stretta e una larga, una porta aperta che potrebbe paradossalmente chiudersi di fronte a uomini considerati giusti, e una chiusa che invece si spalanca di fronte a persone ritenute indegne. Un tema impegnativo e coinvolgente.
Il Vangelo: Lc 13,22-30
L’insieme di insegnamenti sulla salvezza, raccolti da Luca e inseriti nel viaggio di Gesù verso Gerusalemme, non sono facili da strutturare, e nemmeno da interpretare. Lo si percepisce già dalla prima risposta di Gesù alla domanda «Signore, sono pochi coloro che si salvano?». Gesù non risponde direttamente alla domanda, ma offre all’ascoltatore un percorso composito, che veicola messaggi non facilmente contenibili nell’ambito di una logica speculativa. Si passa dalla porta stretta a quella completamente chiusa, che poi però si riapre per quelli che vengono da oriente a occidente, introdotti alla mensa del Regno a differenza di altri che rimangono fuori.
Questi sconcertanti passaggi, difficili da intendere nel loro misterioso dinamismo, introducono il lettore anzitutto nel mondo di Dio, che l’uomo può solo in parte raggiungere, per quel che gli è rivelato. Si dice che la salvezza è anzitutto un mistero: non appartiene alle dimensioni di cui l’uomo può disporre, perché appartiene al mondo di Dio. Qui incorriamo in un limite del nostro essere e del nostro sapere: di fronte alla possibilità di salvarsi, al numero e all’identità dei salvati, l’uomo non può disporre di tutto, perché le vie di Dio non sono quelle della logica umana: i pensieri di Dio non sono accessibili, non sono common sense. La tentazione di ingabbiare Dio in schemi dogmatici e fruibili a seconda delle occasioni è comune a ogni essere umano e, starei per dire, soprattutto agli uomini di chiesa e invece le comunità ecclesiali devono imparare a vivere della sapienza di Dio che rimane nascosta. Abituati a rendere tutto fruibile e a comprare tutto a suon di denaro, non vogliamo capire che le cose importanti non sono vendibili a buon mercato e che le radici della vita sono nascoste nella profondità della terra e nel mistero di un ventre materno. E che ogni pensiero su Dio deve servire a rendere visibile la misteriosa, nascosta sapienza di Dio.
È per questa ragione che Gesù, alla domanda sul numero dei salvati, interpella gli stessi interlocutori, ponendoli davanti a una decisione. La metafora della porta stretta attraverso la quale bisogna “sforzarsi di entrare” per raggiungere il banchetto escatologico richiama l’appello alla conversione, molto caro a Luca. Ecco il punto decisivo: dare o meno la salvezza non spetta all’uomo, ma a Dio. L’uomo è chiamato a una scelta radicale: è chiamato a convertirsi e questo significa per Luca e per la Bibbia tutta prendere sul serio Dio e la sua Volontà. La porta che introduce nel banchetto è la stessa per la quale è passato Gesù: una prova che richiede una decisione quotidiana e una lotta perseverante, che investe tutte le energie. Per questo Luca, poco più avanti, metterà sulle labbra di Gesù un’espressione che sintetizza il suo viaggio di salvezza come un viaggio vissuto giorno dopo giorno in obbedienza alla volontà di Dio: «È necessario che oggi e domani e il giorno seguente io parta…» (Lc 13,33).
Antonio il grande, padre di tutti i monaci, diceva in modo lapidario: «Ogni mattina mi dico: oggi comincio». E Abba Poemen, anche lui padre del deserto, quando fu sul punto di morire e venne lodato per la sua vita virtuosa, rispose: «Devo ancora cominciare, stavo appena iniziando a convertirmi». Decidersi per Dio, giorno dopo giorno, è la porta stretta da attraversare. Decidersi per Dio e per il suo Regno può trasformarsi in tragedia come è accaduto per l’animo lacerato di Geremia, o può risolversi in benedizione come accade per tanti figli prodighi, che hanno ritrovato la casa paterna, ma richiede comunque una decisione.
Alla metafora della porta stretta, Luca accosta quella della porta chiusa: «Dopo che il padrone di casa si sarà alzato e avrà chiuso la porta, comincerete a stare fuori e a bussare dicendo: “Signore, aprici!”. Allora rispondendo dirà: “Non so di dove siete”. Originariamente forse le due metafore erano separate, ma il loro accostamento innesta una sorta di provocazione: la porta stretta da attraversare un giorno sarà chiusa. L’immagine è di una certa durezza, ma risuona di ammonimento perenne soprattutto per coloro che si sentono già salvi, perché «hanno bevuto e mangiato dinanzi a lui e lo hanno udito insegnare nelle loro piazze». Ancora una volta, l’accento è posto sulla fedeltà giorno dopo giorno. È illusorio ritenersi credenti sulla base di appartenenze religiose e privilegi carismatici, quando questi non si traducono in fede viva e operosa. La presunzione della propria giustizia e del proprio sapere acceca. La fede non vive sul piedistallo di professioni di fede fatte con le labbra. O, comunque, non basta. Non basta il sapere. È necessario l’amore. E rischiano di rimanere fuori proprio coloro che sanno, che non si interrogano, perché abituati a interrogare gli altri. Il tempo che oggi ci è dato a disposizione, è sempre un tempo di conversione, perché non siamo mai solo giusti o solo peccatori, ma solo e sempre oranti che invocano: «concedimi di rincominciare!»
La conclusione della pagina evangelica presenta l’immagine consolante di una porta che si apre agli “ultimi”, che «verranno da Oriente e da Occidente, da Settentrione e da Mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio». Siamo forse troppo abituati a rinchiudere Dio e la sua salvezza dentro pareti domestiche, ordinarie e conosciute, per gustare fino in fondo la gioia che proviene da questa pagina evangelica. Non si tratta degli ebrei rigettati (i primi) e dei pagani accolti (gli ultimi) e neppure si tratta, primariamente, di una parenesi che assicurerebbe soltanto ai cristiani fedeli l’accesso al banchetto escatologico e ai cristiani malvagi la dannazione eterna. Qui si tratta anzitutto della libertà di Dio e della sua salvezza che non si lascia rinchiudere dentro le muraglie costruite dalla logica umana. Si tratta del «Dio che non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la sua giustizia a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto» (At 10,34-35). Quella libertà che Luca testimonia dalla prima pagina del suo vangelo, quando proclama per bocca di Maria che «i potenti sono spodestati e gli umili esaltati, i ricchi rimandati a mani vuote e gli affamati ricolmi di beni». Perché la libertà di Dio è più sapiente degli uomini.
Don Massimo Grilli,
Professore emerito della Pontificia Università Gregoriana e Responsabile del Servizio per l’Apostolato Biblico Diocesano










