Commento per la V Domenica T.O. /B

Nel Vangelo di questa domenica (che continua quello di domenica scorsa) Marco ci presenta “la giornata di Gesù“.

Uscito dalla Sinagoga si recò nella casa di Simone, la suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano e la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demoni; ma non permetteva ai demoni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino si alzò quando ancora era buio e uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce e, trovatolo, gli dissero; ” tutti ti cercano! “. Egli disse loro: ” andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là “.

Quali sono le principali e abituali azioni di Gesù? Sono anzitutto la preghiera: senza un costante rapporto con il Padre, per Gesù non è nemmeno possibile agire, perché egli fa tutto in obbedienza a Lui, con il quale è una sola cosa.

Poi la predicazione, alla quale fa riferimento negli ultimi versetti del brano: ” andiamocene altrove per i villaggi vicini “(v. 38) Gesù è incalzato dall’urgenza del Regno, totalmente proteso nella missione di annunciare il suo arrivo. Ha fretta e ha molte cose da fare, tuttavia trova il tempo per ritirarsi nella solitudine a pregare (v. 1,35). Nel ritmo intenso della sua giornata non manca mai lo spazio per il colloquio con il Padre.

Gesù è venuto non solo per il popolo ebraico ma per tutte le folle. Nessuna folla può impadronirsi di Lui, trattenendolo, nessuno può vantare nei suoi confronti una precedenza particolare. Gesù non è un Messia di parte e nessuno può dire: “È nostro”. La terza azione è la lotta contro il male. Gesù manifesta una grande misericordia, cioè una viva “com-passione”, compartecipazione al dolore altrui e manifesta la sua potenza inedita di Liberatore, dimostrando di essere proprio quel Messia, annunciato dai Profeti, che avrebbe operato una liberazione definitiva.

Ci chiediamo: perché non ha eliminato tutte le forme di male e di malattia? Perché non era questo lo scopo della missione affidatagli dal Padre; purtroppo dopo oltre duemila anni, queste realtà sono tuttora presenti e le guarigioni miracolose sono un’eccezione. Più che a raggiungere il benessere fisico, Gesù dava importanza al fatto che gli uomini imparassero ad amare, a perdonare, a pregare, a non disperdere il loro cuore nelle cose, ma a porlo al centro dell’esistenza, alimentando quella dimensione interiore dell’essere, che l’Evangelista Giovanni chiama “Vita Eterna”.

Possiamo allora affermare che, delle varie azioni compiute da Gesù, certamente quella della predicazione riveste un’importanza fondamentale, tanto è vero che il primo e prioritario suo invito è: “convertitevi e credete al Vangelo”( Mc. 1,15), cioè: “cambiate vita, affidatevi alla Parola che io predico, accettate di seguire le mie orme, invocate il mio aiuto, così che io possa liberarvi dal male radicale e dal Regno delle tenebre”.

Concludo con una breve riflessione per la 43ª Giornata Nazionale per la Vita, che si celebra sempre la prima domenica di febbraio. Il messaggio della Cei ha come tema : “Libertà e Vita”. I Vescovi italiani si interrogano sul senso della libertà con particolare riferimento alla contingente esperienza imposta con la pandemia in cui abbiamo progressivamente riorganizzato le nostre giornate tra vincoli e distanze. Stiamo attraversando un tempo in cui sono stati violentemente sollecitati diversi profili della sofferenza e, nel contempo, abbiamo anche apprezzato”reciprocità”, “a riprova – sottolineano i Vescovi – che la tutela della salute richiede l’impegno e la partecipazione di ciascuno”.

“Ogni vita umana, unica ed irripetibile, che vale per se stessa, costituisce un valore inestimabile” (Papa Francesco, 25 marzo 2020 a venticinque anni dall’Evangelium Vitae). 

Don Antonio Fiasco,
parroco di Sant’Andrea Apostolo in Labico