Il clero delle diocesi di Tivoli e di Palestrina si è riunito a San Vittorino Romano il 12 giugno 2026 per l’incontro formativo mensile. Era in occasione della solennità del Sacro Cuore del Nostro Signore Gesù Cristo, giornata dedicata alla Vita Consacrata. A guidare l’incontro Monsignor Marco Frisina della diocesi di Roma, che tante altre volte ha presieduto gli esercizi spirituali dei sacerdoti di queste diocesi.
Questo era per lui il secondo incontro nell’ambito di quelli previsti per la formazione del clero in questo anno pastorale, che ha avuto come filo conduttore l’identità sacerdotale nel rapporto con Dio, con il Vescovo e gli altri preti e con i fedeli.
In questo ultimo ritiro, monsignor Frisina ha posto i sacerdoti davanti alla loro responsabilità in quanto consacrati. Dal titolo “Consacrali nella verità… Ut unum sint”, la meditazione ha riguardato la preghiera sacerdotale di Gesù nel capitolo 17 di Giovanni. Gesù prega per i suoi discepoli, quelli che il Padre gli aveva affidato, perché siano consacrati nella verità e siano uniti. Sono le stesse preoccupazioni che Gesù ha per i suoi discepoli di oggi e per le quali prega il Padre: conservare nella verità, proteggere dal mondo, avere la pienezza della sua gioia. È Gesù che fa
fare l’esperienza della verità di Dio e dell’uomo, è lui che permette la trasformazione della nostra esistenza da profana a sacra. «Il sacrificio (sacrum facere) è il gesto concreto con cui una persona o una cosa entra in comunione con Dio», ha detto il relatore. Il sacrificio di Cristo resta la via perfetta attraverso la quale l’umanità entra in comunione con Dio. Palando dell’unità per la quale Gesù prega, il Relatore ha chiarito che non si tratta di una massa con identità indistinta, ma di una comunione di persone singole, diverse, tutti uniti con Cristo.
Parlando poi del Sacro Cuore di Gesù, il predicatore ha spiegato che il cuore rappresenta il centro della persona. Nella mentalità ebraica, il cuore non è la sede della razionalità, del pensiero, della volontà. E in Dio questa volontà non è altro che l’amore. La festa del Sacro Cuore è in effetti la festa dell’Amore di Dio che si manifesta nella persona di Gesù, segno visibile dell’amore trinitario. Essere consacrati invece, ha detto Frisina, significa essere messi da parte per Dio. È qui che bisogna ribadire forte l’identità del sacerdote in quanto consacrato: l’appartenenza a Dio, essere destinato alle cose di Dio. Per vivere al meglio una tale dimensione, il sacerdote deve essere configurato in Cristo. Questo vuole dire anche essere inserito in Cristo, nella sua persona.
Dopo la relazione i sacerdoti hanno proseguito con l’adorazione Eucaristica silenziosa, accompagnata dal suono dell’organo. Alle 12.30, il pranzo conclusivo ha riunito i preti nel nuovo refettorio delle suore Oblate della Vergine Maria.
Roberto Sisi




