Dentro la Lettera pastorale del Vescovo: «rinascere»

Se la nascita è qualcosa di fondamentale e meraviglioso, possiamo dire che la rinascita è ancora più importante. Durante la notte di Pasqua la Chiesa canta: nessun vantaggio per noi essere nati, se Cristo non ci avesse redenti.

Questo dono della rinascita si esprime attraverso la liturgia battesimale, che non è un rito, ma è fatta da tanti riti. Innanzitutto c’è la rinuncia a Satana, cioè la rinuncia a una certa mentalità di morte, a un’apparenza di vita che viene dalla mentalità del mondo, cioè quella di vivere solo in base al piacere. La triplice rinuncia a Satana apre poi alla triplice professione di Fede. Ma, oltre le parole, il battesimo è fatto di segni, innanzitutto il segno della croce che viene fatto sulla fronte e che indica che il Cristiano è colui che si lascia guidare da una «Sapienza nuova», dalla Sapienza della croce, mentre tutti scappano dalla croce per paura della sofferenza. C’è poi il segno dell’acqua, che è un segno di morte che però curiosamente da vita. Per entrare nella vita vera c’è da passare attraverso una morte, essere immersi nell’acqua, per riemergere ad una vita nuova.

Poi c’è il segno dell’olio, quello dei catecumeni serviva per capire che la vita è un combattimento, ma l’olio del crisma è quello che rende un cristiano re sacerdote e profeta, che ci dà quindi una dignità nuova. La veste bianca è la vita risorta che ci viene data, che non è più schiava del nero della morte. E infine la fiamma della candela accesa dal cero Pasquale che ci ricorda che quando nella vita ci troviamo in momenti di oscurità, quella fiamma è l’unica salvezza che abbiamo, la fiamma della fede in Cristo che ha vinto la morte.

Daniele Masciadri