Il percorso di formazione degli insegnanti di religione “Identità cristiana tra saggezza biblica e sapere filosofico” prosegue nel pomeriggio del 12 novembre, presso il convento delle suore Francescane del Cuore di Gesù con il terzo incontro dal titolo “Esiste Dio?” a cura del Prof. Alberto Iacovacci.
Il Professore apre l’incontro riprendendo la tematica precedentemente affrontata sul dialogo tra filosofia e religione, affermando che il dialogo è possibile, ma solo nel momento in cui vengono definiti i modi per far sì che questo dialogo avvenga, dato che l’incontro non è sempre garantito.
Dopo questa breve sintesi, Iacovacci torna sulla domanda principale di questo incontro: “Esiste Dio?”. Per poter provare a rispondere a questa domanda, il Professore presenta quattro sentieri attraverso i quali possiamo inoltrarci ed esplorare le vie della nostra tradizione culturale.
Il primo sentiero è quello intrapreso da Sant’Anselmo D’Aosta. L’argomento riguardante l’esistenza di Dio, viene affrontato in chiave ontologica, è un argomento a priori tra i più rivisitati nella tradizione filosofica. Sant’Anselmo reputa di poter dimostrare l’esistenza di Dio dall’analisi della sua essenza; definendo Dio come “Ciò di cui nulla di più grande possa essere pensato”, una definizione intendibile da tutti, credenti e non credenti.
Se vale quanto sostenuto da Anselmo, l’esistenza di Dio è un’evidenza razionale.
Il secondo sentiero è caratterizzato da prove a posteriori, che partono dall’esperienza che facciamo del mondo attraverso i nostri sensi, all’esistenza di Dio come autore. In questo sentiero emergono “le cinque vie” di Tommaso D’Aquino. Presentate come solo ed unico modo per mettere l’esistenza di Dio a riparo dalla contemporaneità.
Il terzo sentiero è quella della teologia pura negativa, di Niccolò Cusano. La sua teoria dice che gli uomini sono ignoranti perché non conoscono Dio, ma lo adorano, lo pregano. Al contempo sono considerati “dotti” perché sanno che Dio è inaccessibile alla loro conoscenza. Non è un percorso conoscitivo ma etico contemplativo, il cui fine è il bene.
Il quarto ed ultimo sentiero è quello della critica della ragion pratica di Kant; è nelle nostre azioni che potrebbe imporsi l’esistenza di Dio. L’esistenza di Dio è un postulato della ragion pratica, una proposizione indimostrabile ma ammessa per vera per garantire la realtà, la legge morale. Dio deve esistere in nome della giustizia, così che, chi in vita ha agito con virtù possa ricevere quella felicità a cui ha aderito.
Il prof. conclude la riflessione con queste sagge parole: «E a chi vi chiederà di dimostrargli l’esistenza di Dio potrete sempre rispondere che anziché dimostrarlo, ciò di cui non siete capaci, preferite più semplicemente ed umilmente mostrarlo. Con la vostra vita». L’incontro termina con un confronto stimolante tra le insegnanti e il professor Iacovacci.
Rachele Andini





