Quello di sabato 14 febbraio è stato il terzo incontro dei diaconi delle diocesi di Tivoli e di Palestrina nei luoghi dello spirito. Questa volta ci ha ospitati il Sacro Ritiro di San Francesco a Bellegra, conosciuto anche come il Nido dei Santi.
Accolti da molto affetto da parte dei frati abbiamo iniziato il nostro momento di spiritualità.
Durante la visita al convento, si è percepito subito l’odore di santità presente in questo luogo. Non si può fare a meno di commuoversi di fronte al crocifisso ligneo scolpito intorno al 1600 da fra Vincenzo da Bassiano, che, tutti i venerdì lo intagliava in ginocchio, mangiando pane e acqua. Osservandolo e contemplandolo non si può che dire grazie, al Signore, per quanto amore ci ha donato.
Il Cristo, il Crocifisso, è l’agnello che si lascia condurre alla morte senza opporre resistenza, è simbolo di mitezza (cfr. Mt 5,5).
Guardando il crocifisso innalzarsi sopra l’altare verso il cielo non si può non rendere grazie per il dono di Cristo che diventa l’agnello immolato che riconcilia cielo e terra. In questo atto si manifesta la vera vittoria: da esso nasce una nuova vita che dona significato alla storia e la trasforma.
La scultura di fra Vincenzo, attraverso quelle sue ferite mortali, ci ricorda che, alla fine, i vincitori non saranno coloro che dominano il mondo, ma Colui che si offre in sacrificio come servo. Quale grande esempio per il diacono che si configura a Cristo servo.
A seguire, padre Carlo ci ha condotti, per mezzo di alcuni versetti del primo capitolo del vangelo di Marco, a meditare sulla necessità di una conversione totale dell’uomo: nella mente, nel cuore e nella vita di ciascuno(cfr. Mc 1,15). Da qui nasce la conversione al Vangelo che è Gesù stesso per annunciarlo (il diacono è al servizio della Parola) con autorevolezza perché è Parola viva (cfr. Mc 1,21-27).
Al termine della meditazione, c’è stato il culmine dell’incontro: la Celebrazione Eucaristica, dove il cuore di noi tutti è diventato unico e gonfio di amore del nostro Signore Gesù. Questo Suo grande Amore, donato gratuitamente, si è incarnato nell’indulgenza ricevuta per l’anno giubilare francescano e come uomini rinati nel perdono misericordioso cercheremo di realizzare ciò che papa Leone ha scritto nella preghiera per San Francesco: «essere testimoni disarmati e disarmanti della pace che viene da Cristo».
Il nostro incontro si è concluso con un momento non meno importante di convivialità: il pranzo. Al termine, ricolmi di gioia, serenità e di ringraziamento alla comunità dei frati, abbiamo fatto ritorno alle nostre attività.
Alessandro Sestili, diacono





