I passi fondamentali. Atteggiamenti della pastorale

Prosegue l’approfondimento delle linee pastorali tracciate da don Gianluca Zelli, delegato episcopale per la catechesi, durante il Convegno Ecclesiale diocesano del 12 ottobre presso il Santuario di San Vittorino

Nell’ambito del Convegno Ecclesiale è stata offerta una riflessione sugli atteggiamenti della pastorale, necessari perché sia esperienza di fede e non semplice fare religioso.

Il primo è il santo timore di Dio. La pastorale riguarda le “cose di Dio” e occorre averne cura, rispetto e attenzione, senza appropriarsene e viverle come “cosa propria”. Quanto viene proposto come opera dello Spirito, richiede di essere accolto e vissuto con gli opportuni adattamenti, ma senza stravolgere o addirittura non prendendolo in considerazione. Per non diventare padroni della fede: nostra e degli altri, padroni delle comunità e dei servizi. È necessaria l’obbedienza allo Spirito che agisce nella Chiesa, alla volontà di Dio che si rivela attraverso il discernimento di chi guida come Pastore. Obbedienza è accogliere il cammino e le proposte e viverle non nella misura in cui piacciono, o si capiscono, ma con fedeltà.

Insieme siamo Chiesa, chiamati ad essere “pietre vive” per costruire, non sassi d’inciampo o pietre pesanti che fiaccano il cammino. Ciascuno ha dinanzi a sé la scelta: assecondare l’opera di Dio, oppure contraddirla e alimentare la divisione “dal” e “del” Corpo di Cristo, dividersi e dividere e alimentare il “dia ballo” di colui che divide, che serpeggia e cerca porte aperte, strumenti per agire. Importante è quindi la comunione che si costruisce con lo stare “tutti nello stesso luogo”(At.2,1), con relazioni autentiche. Ogni relazione chiede riconoscimento e fiducia. La comunione si declina in due modi: innanzitutto una comunione tra comunità, particolarmente tra quelle di una stessa zona. La linea scelta, il cammino proposto devono essere condivisi da tutti. Se questo manca c’è divisione nel corpo di Cristo, si da scandalo, nascono conflitti e si mostra che nella Chiesa c’è divisione. Dio che è comunione viene offuscato. Altro aspetto è la comunione tra comunità e uffici pastorali che svolgono il servizio di aiuto per tradurre le linee pastorali e non sono realtà a sé, da tenere lontane, da ostacolare, centrando tutto su una autoreferenzialità e un’autonomia pericolose. Coltivare questi aspetti rende il nostro agire autentica opera di Dio, trasparenza del Suo essere in noi e tra di noi. [2/4]

Gianluca Zelli