Il seminarista Paolo Cola è stato ordinato diacono

Abbiamo rivolto a Paolo alcune domande all’indomani della sua ordinazione diaconale nel duomo di San Lorenzo a Tivoli sabato 27 giugno.

Quali le emozioni di questa giornata importante nel cammino verso il sacerdozio?

Tra le molteplici emozioni che ho provato, la più tangibile è stata la gioia. Mi sono sentito accolto e amato dalla Chiesa tutta. Ho percepito l’amore avvolgente di tante persone che, se così si può dire, hanno «tifato» per me, pregando e offrendo molte azioni quotidiane.

Alla gioia è seguita la gratitudine. Non posso dimenticare il mio parroco di ministero Don Fabrizio Teglia, che con un fil di voce mi disse: offro tutta la sofferenza per voi seminaristi. Il mistero ineffabile che si cela dietro la chiamata del Signore è enorme, e tale bisogna accoglierlo come dono gratuito della Trinità.

Come si è preparato a questa celebrazione?

Per la preparazione a questa celebrazione mi sono predisposto anzitutto all’ascolto. In primis l’ascolto del cuore, accogliendo ogni emozione. Tale ascolto del cuore l’ho messo dinanzi a quello della Parola di Dio, chiedendo allo Spirito Santo che mi potesse far comprendere ciò che Gesù ha detto e che dice a me, tramite la preghiera del cuore. Poi c’è stata la preparazione della celebrazione, grazie alla quale ho fatto esperienza di vera sinodalità nel lavorare assieme ai vari uffici diocesani e dove ho avuto modo di conoscere meglio fratelli e sorelle fantastici, che ogni giorno si mettono all’opera nella vigna del Signore.

Quali parole del Vescovo tratterrà e come affronterà il servizio al quale è stato chiamato?

Dell’omelia del Vescovo Mauro tratterrò almeno due concetti. Il primo è l’immagine che ha usato, riferendosi alla prostrazione durante l’invocazione dei santi e dei beati. Egli ha accostato tale prostrazione all’immersione nelle acque del battesimo, dalle quali rinasciamo uomini e donne nuovi. La seconda immagine è quella del perdersi per Cristo e in Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. In questo «nuovo io», che non cancella la mia storia, ma la restaura, mi innesta nuovamente in Cristo, spingendomi al dono gratuito per l’altro, in particolare ai piccoli e ai poveri che non contano nulla per i «non infiniti» potentati di questo mondo.
Il Vescovo mi ha invitato ad essere ospitale con i confratelli diaconi e in generale con tutti i fratelli di fede. Io allargo tale ospitalità e amicizia sociale, a tutte le persone che incontrerò, poiché siamo «fratelli tutti» nella comune dignità umana e tale sforzo è richiesto in particolare ad un diacono.
Condivido con voi la preghiera al Creatore di papa Francesco, nell’Enciclica Fratelli tutti.

Preghiera al Creatore
Signore e Padre dell’umanità,
che hai creato tutti gli esseri umani con la stessa dignità,
infondi nei nostri cuori uno spirito fraterno.
Ispiraci il sogno di un nuovo incontro,
di dialogo, di giustizia e di pace.
Stimolaci a creare società più sane
e un mondo più degno, senza fame, senza povertà,
senza violenza, senza guerre.
Il nostro cuore si apra a tutti i popoli e le nazioni della terra,
per riconoscere il bene e la bellezza
che hai seminato in ciascuno di essi,
per stringere legami di unità, di progetti comuni,
di speranze condivise. Amen.