In occasione dell’VIII centenario del Transito la conferenza di madre Elena Francesca Beccaria
Domenica 27 settembre nella cattedrale di Sant’Agapito si è tenuto l’atteso incontro con madre Elena Francesca Beccaria, osc, abbadessa del convento di Santa Chiara in Roma e madre federale delle clarisse. A presentare la madre il vescovo Mauro che ha messo in evidenza la vocazione della religiosa, risposta alla domanda di senso: ma tu sei felice? Passando all’argomento della conferenza mons. Parmeggiani ha sottolineato come il carisma clariano e quello francescano si illuminino reciprocamente e come la santità non sia impresa umana ma risposta alla chiamata.
Madre Elena ha offerto al numeroso uditorio intervenuto, il duomo era pieno, una preziosa riflessione storica e spirituale che ha fugato, se ce ne fosse stato il bisogno, tante letture romantiche del rapporto tra i due santi di Assisi. Partendo dal dato storico della data di nascita di Chiara 1193 e gli 11/12 anni di età in meno rispetto a Francesco, suor Elena ha condotto gli ascoltatori nel contesto storico e culturale dell’infanzia e giovinezza di Chiara e Francesco, delle loro famiglie, del conflitto armato tra nobili e borghesia che costrinse la famiglia nobile di Chiara alla’esilio a Perugia e portò Francesco in carcere.
Tornati ad Assisi dopo la guerra, Chiara è una ragazza inquieta che non si accontenta della sua vita agiata, Francesco faceva cose “originali”. Chiara “tenta degli approcci arditi” ha detto madre Elena, vuole incontrare Francesco. In tutta la relazione la madre abbadessa ha citato le fonti dagli atti della canonizzazione di Chiara: i racconti delle consorelle, della sorella Beatrice. Francesco predicava a Chiara di convertirsi, quella della povertà è la via che lepropone ed è questa la strada che Chiara perseguirà, la cifra che contraddistingue anche Chiara.
Molto interessante la spiegazione del progetto di fuga di Chiara, organizzato con Francesco in quegli incontri che di nascosto tenevano e particolarmente complessa da affrontare da sola per una ragazza. L’idea che scaturisce da queste considerazione è quella che forse anche il Vescovo Guido – che riconosce e custodisce la santità di Francesco (lo aveva ricoperto col mantello il giorno della spoliazione in piazza) – fosse a conoscenza dei progetti di fuga della coraggiosa Chiara. Molto chiaramente madre Elena ha messo in evidenza come la tonsura di Chiara e l’abito che indossa una volta raggiunto Francesco ed i suoi compagni siano non una consacrazione, ma l’ingresso nella categoria dei penitenti. Il penitente tutto spera dalla benevolenza di Dio.
Ha spiegato il rapporto di figliolanza di Chiara rispetto a Francesco, di cui lei stessa si definiva plantula, “pianticella”. Un rapporto, come quello di Francesco con le monache consorelle di Chiara, fondato sulla scrutatio cordis, sul rispetto per l’intimità delle suore con il Signore. I due santi di Assisi son legati da un rapporto di sintonia di intenti, prudenza nelle relazioni e comunione nello Spirito. Chiara si specchia in Francesco, non è semplicemente la sua pianticella, ma una figlia. Chiara non solo prega per Francesco, lei lo consiglia, ed è significativo che a lei vadano i frati dopo la morte di Francesco (gli sopravvive 27 anni). Vanno a cercare Francesco in Chiara, il Francesco del Crocifisso povero, dell’umiltà, della penitenza, della vita offerta.
L’incontro si è concluso con un momento di confronto e l’annuncio di un altro atteso appuntamento, quello del 29 novembre a Tivoli nella chiesa di San Biagio , per la conferenza di padre Massimo Fusarelli, generale dei francescani.
Maria Teresa Ciprari








