Nell’imminenza del suo primo viaggio apostolico verso la Turchia (27-30 novembre 2025) ed il Libano (30 novembre – 2 dicembre 2025) papa Leone XIV ha consegnato alla Chiesa la Lettera apostolica In unitate fidei nel 1700° anniversario del Concilio di Nicea.
Il documento datato 23 novembre 2025, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo, si compone di 12 paragrafi e mette in evidenza come «Nell’unità della fede, proclamata fin dalle origini della Chiesa, i cristiani sono chiamati a camminare concordi, custodendo e trasmettendo con amore e con gioia il dono ricevuto». Il dono ricevuto è nelle parole del Credo, spiega Prevost: «Crediamo in Gesù Cristo, Unigenito
Figlio di Dio, disceso dal cielo per la nostra salvezza», formulate dal Concilio di Nicea, primo evento ecumenico della storia della cristianità, 1700 anni or sono. Il Papa incoraggia un rinnovato slancio nella professione della fede ed esorta a professarla ed approfondirla in maniera sempre nuova ed attuale. In questo senso Prevost rimanda anche al documento pubblicato dalla Commissione teologica internazionale Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore, per approfondire l’importanza e l’attualità teologica, ecclesiale, culturale e sociale del Concilio del 325, il primo concilio ecumenico, detto “dei 318 padri”, convocato da Costantino e svoltosi sotto la presidenza dell’Imperatore stesso.
Prima di addentrarsi in una analisi storica del Concilio e del Simbolo niceno costantinopolitano, che unisce tutti i cristiani, il Santo Padre sottolinea la «provvidenziale coincidenza» del Giubileo che celebra la speranza, speranza che è una persona: Cristo Gesù, e dell’anniversario dei 1700 anni di Nicea, che proclama la professione di fede in Gesù Cristo, figlio di Dio, cuore della nostra fede.
Dal terzo paragrafo Prevost ripercorre la storia del Concilio di Nicea, le posizioni dei padri e quelle di Ario e dei suoi seguaci, analizzando anche i termini utilizzati nella definizione della verità della fede, ousia e homoousios (della stessa sostanza). [1/2]
Maria Teresa Ciprari





