Ingresso del parroco padre Michele Momoli

Nel tempo mite del solstizio d’autunno, quando il giorno si fa più breve e il mondo si veste di quiete, nel tardo pomeriggio di domenica 21 settembre, la comunità della “Madonna della Fiducia” a Colle San Pietro in San Cesareo, ha vissuto un momento di grazia e commozione: l’ingresso di Padre Michele Maria Momoli come nuovo parroco, o meglio, come pastore che ritorna.

La celebrazione Eucaristica, presieduta da S.E. Mons. Mauro Parmeggiani, si è dispiegata ben oltre il semplice rito, divenendo un intreccio vivo di volti antichi e nuovi, di generazioni che si fondono in un’unica preghiera, di mani giunte e silenzi eloquenti, accompagnati da canti vibranti: un popolo in festa che, nella luce del Vangelo, rinnova un’amicizia antica, capace di attraversare il tempo.

Accanto al Vescovo, hanno concelebrato il cancelliere vescovile, don Jean Willy Bomoi Nkanda, don Casimiro Sowa e padre Alberto M. Kiambu AJC, parroco uscente, la cui presenza ha suscitato commozione e gratitudine in tutta la comunità, mentre suor Maria Alessia, con la grazia di chi serve nel silenzio, ha dato voce alla preghiera, trasformando il canto in respiro dell’anima e ponte di luce tra la terra e il cielo.

In questo clima di partecipazione profonda, la liturgia ha preso avvio con gesti sobri ma ricchi di significato: aspersione dei fedeli, il bacio e l’incensazione dell’altare, il rinnovo delle promesse presbiterali, hanno segnato con solennità e umiltà l’inizio del nuovo ministero di padre Michele, chiamato a custodire e servire questa comunità.

Prima dell’omelia, il Vescovo ha proclamato ufficialmente l’ingresso del nuovo parroco, ricordando che padre Michele non è un volto nuovo, ma un pastore che ritorna arricchito dall’esperienza missionaria nelle Filippine. 

Un ritorno segnato dal tempo che scorre, dagli anni che lasciano tracce nel corpo, ma non intaccano la freschezza dello spirito né la passione ardente per il ministero.

Durante l’omelia, il Vescovo si è lasciato guidare dalla Parola di Dio e ha commentato il Vangelo del giorno: la parabola dell’amministratore disonesto. Ha detto: «Siamo tutti amministratori, chiamati a rendere conto non di ciò che abbiamo, ma di ciò che custodiamo e condividiamo. Nulla è nostro, tutto è dono». E ha aggiunto: «Anche Padre Michele è chiamato a rendere conto del suo servizio». Poi ha posto una domanda semplice e profonda: «Cosa viene a fare un parroco?».

E ha risposto: «Il parroco viene a camminare con voi, con un cuore povero ma ricco dei doni di Dio. Come Cristo si è fatto povero per arricchirvi, così lui dona se stesso. Viene per celebrare, perdonare, battezzare, benedire, ma soprattutto per aiutare la comunità a diventare ciò che è chiamata a essere». A questo punto il Vescovo ha invitato a riflettere su chi è “l’altro” a cui siamo chiamati a servire: «Ora mi domando: chi è questo “altro”? Tra le tante possibilità, il Vangelo di oggi ne indica due: Dio e la ricchezza. Spesso siamo più servi della ricchezza che di Dio. La comunità parrocchiale e il suo parroco cercano di servire Dio, non la ricchezza. Sono coloro che spendono il proprio tempo per servire Dio e diventare come Lui». In questo cammino di responsabilità e dono, il Vescovo ha concluso con un augurio: «diventare grati per i doni di Dio e metterli al servizio degli altri, affinché nella nostra povertà diventiamo ricchi a vicenda».

Al termine della celebrazione, è risuonato il caloroso benvenuto da parte della comunità.

Un saluto semplice, ma colmo di affetto e riconoscenza, da parte di un popolo che si lascia guidare da quella fiducia che non delude.

Poi, nel silenzio carico di attesa, il nuovo parroco ha preso la parola. Non un discorso, ma un atto di comunione, un sussurro che nasceva dal cuore più che dalla voce. «Sono tornato dal 20 agosto- ha detto padre Michele – e subito mi sono reso conto che mi è mancata in questi anni l’intensità umana della vita parrocchiale, i bambini, gli adolescenti, i giovani. Mi siete mancati anche voi cari amici». Ha quindi indicato tre sentieri per il cammino futuro: la riscoperta del Battesimo, sorgente viva dell’identità cristiana; l’attualizzazione del carisma, della spiritualità e lo stile apostolico degli Apostoli di Gesù crocifisso; l’ascolto dello Spirito, che continua a scrivere strade nuove nella vita della Chiesa. Infine, con voce mite ma ferma, ha affidato alla comunità una duplice richiesta: «Pregate per me. Perché io sia un pastore secondo il cuore di Dio, docile allo spirito e fedele al servizio che mi è stato affidato, e offritemi la vostra vicinanza, il vostro aiuto».

La celebrazione si è chiusa sotto lo sguardo di Maria, Madre della Fiducia, che silenziosa accompagna ogni inizio. E come Lei, anche il parroco ha scelto di non occupare il centro, ma il fianco: il posto dell’amore che serve, dell’umiltà che cammina, della presenza che non impone, ma custodisce. Un ritorno, sì. Ma anche un nuovo inizio. Nella fede, nell’amicizia, nella luce del Vangelo. A suggellare questa giornata di grazia, un momento conviviale ha raccolto la comunità in un abbraccio di fraternità e speranza condivisa, testimonianza viva di un cammino che riparte

Marianna Bandinu