Insegnanti di religione con Don Massimo Grilli

Giovedì 5 marzo 2026 presso il Santuario di Nostra Signora di Fatima in San Vittorino Romano, si è svolto l’incontro formativo degli IdRdedicato a un tema che attraversa la storia dell’umanità: il problema del male e della sofferenza nella Bibbia. Il relatore, Don Massimo Grilli, ha guidato i docenti di Religione Cattolica in un percorso intenso e articolato, mostrando come la Scrittura non offra una risposta unica, ma una verità dialogica, maturata in secoli diversi e in contesti differenti.

La riflessione si è sviluppata attraverso cinque prospettive bibliche, ciascuna capace di illuminare un tratto del mistero del dolore. La prima è quella delle origini, dove la Genesi collega la sofferenza al peccato e alla fragilità dell’uomo. Ma la Bibbia riconosce anche che esiste un male non imputabile all’essere umano: calamità, malattie, eventi che sfuggono al controllo. È qui che emerge con forza il tema del limite, che attraversa tutta la Scrittura: l’uomo non è padrone del tempo, non è artefice di tutto ciò che accade, non è immortale. È “come un filo d’erba”, dice il Salmo 90, e la saggezza nasce proprio dal riconoscere questa verità elementare e liberante.

La seconda prospettiva è infatti quella sapienziale, che invita a fare pace con la propria finitezza. L’uomo saggio è colui che conosce i propri giorni, che non pretende di superare ogni confine, che accetta di essere creatura. Il limite non è una condanna, ma una condizione che permette di vivere con autenticità.

Quando l’uomo rifiuta il limite, nasce l’infelicità; quando lo accoglie, nasce la sapienza.

La terza prospettiva è quella pedagogica: la sofferenza come luogo di crescita, di ricerca, di verità.

Una visione presente nella tradizione biblica e in quella greca. Tuttavia, è stato ricordato che non ogni dolore può essere interpretato come “correzione”: esistono sofferenze che nessun padre infliggerebbe al proprio figlio.

Segue la prospettiva espiatoria, che vede nel dolore un atto di riparazione. Una lettura antica, significativa, ma anch’essa incapace di abbracciare l’intero mistero.

Il cuore dell’incontro è stato dedicato alla Croce di Cristo. La morte di Gesù non offre una spiegazione al male, ma trasforma il modo di abitarlo. Il grido di Gesù e le tenebre che avvolgono la terra rivelano che Dio non è assente nel dolore, ma lo attraversa. La Croce non risponde al “perché” della sofferenza, ma al “con chi”: l’uomo crocifisso non è solo, perché Dio abita proprio lì, nelle tenebre, nella desolazione, nella paura.

L’evangelista Giovanni descrive la morte di Cristo come le doglie di una partoriente: un amore che soffre per generare vita. È un’immagine potente, che restituisce alla sofferenza un senso nuovo: non una punizione, non un enigma da risolvere, ma un luogo in cui può nascere qualcosa di inatteso.

L’incontro si è concluso con un momento di dialogo, arricchito dalle parole di David Maria Turoldo, che hanno accompagnato la riflessione sulla paura, sulla fede e sulla presenza di Dio nel dolore. In definitiva, la Bibbia non elimina il mistero del male, ma ci invita a camminare dentro di esso con uno sguardo diverso: riconoscendo il nostro limite, affidandoci alla presenza di Dio, e lasciando che la Croce illumini anche le notti più oscure.

Letizia Guida