Irc: il problema del male

Mercoledì 25 febbraio 2026, alle ore 17, presso la sede delle Suore Francescane del Cuore di Gesù a Cave, i docenti di Religione hanno partecipato all’incontro sul tema «Il problema del male». La relazione è stata tenuta dal prof. Alberto Iacovacci nell’ambito del percorso formativo «Identità Cristiana tra saggezza biblica e sapere filosofico».

La riflessione proposta dal Prof. Iacovacci si è snodata lungo un profondo itinerario filosofico. L’analisi si è aperta con Platone, per il quale Dio, essendo sommo Bene e autore perfetto, può generare solo un mondo ordinato e virtuoso, il migliore possibile. A questa visione si contrappone l’interrogativo di Epicuro, che per primo pose con forza la drammatica questione della coesistenza tra un Dio onnipotente e la presenza reale del male.

Questa sfida è stata raccolta e rielaborata dalla tradizione cristiana. Sant’Agostino ha ricondotto il male a tre forme: metafisico, fisico e morale. Sul piano metafisico, come pura privazione del bene.

Il male fisico e quello morale trovano una giustificazione nella colpa derivante dal peccato originale. Il percorso è proseguito con San Tommaso d’Aquino, che inquadra la realtà del male all’interno di un più vasto disegno di bene superiore, fino a giungere alla teodicea di Leibniz. Il filosofo tedesco, partendo dall’assoluta perfezione divina, teorizzò che Dio non avrebbe potuto che scegliere il progetto capace di coniugare il massimo grado di perfezione con il minor numero di imperfezioni: il celebre “migliore dei mondi possibili”.

L’analisi si è poi spostata dal piano logico a quello esistenziale. La questione del male non è solo un’obiezione filosofica, ma il cuore del dialogo tra l’uomo e il Creatore. Attraverso la figura biblica di Giobbe, emblema del giusto che soffre, il dolore si trasforma in una domanda urgente: “Perché proprio a me?”che coinvolge non solo la ragione, ma l’intera sfera dell’agire e del sentire umano.

In conclusione, il prof. Iacovacci ha evidenziato che, sebbene il male rimanga un enigma assurdo e indecifrabile, specie quando ferisce l’innocenza dei bambini, esso cessa di essere uno scandalo per chi riconosce in Dio l’origine di tutto ciò che di buono vi è nel Creato. In questa prospettiva, Dio non è l’autore del dolore, ma la fonte dell’indignazione, del coraggio e della carità necessari per affrontarlo.

L’incontro si è chiuso con una professione di speranza: la riaffermazione dell’onnipotenza del Bene come l’unica risposta capace di dare senso alla sfida del male.

Sara Giustiniani