La Bibbia letta in carcere, l’esperienza di Paliano

“Tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà”(Es 17,6). Lo Spirito Santo può fare uscire da una roccia l’acqua come può trasformare una pietra in pane. “Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio»(Mt 4, 3-4).

I detenuti hanno avuto un cuore di pietra, ma lo Spirito da una pietra è capace di tirare fuori un pane. Oppure da un cuore arido come una roccia può scaturire acqua che disseta. I detenuti potrebbero chiedere “pane”… e lo chiedono per alleviare il disagio di una solitudine affettiva indicibile…. eppure un gruppetto di loro vuole nutrirsi della Parola di Dio per sopportare l’insopportabile.

È la mia esperienza con gli amici della Casa di detenzione di Paliano. Entrai lì dentro senza pretese e senza grandi attese. Soprattutto ero incuriosito dal poter vedere se davvero Gesù si era chiuso dentro il cuore di un carcerato così come disse: “ero carcerato e mi sei venuto a trovare”. Questa identificazione con il carcerato mi sembrava un pò eccessiva e fuori dalle regole convenzionali.

Ma possibile che Gesù va sempre oltre il “quieto vivere”? Penso che sia l’amore che non vuole essere legato, è una forza dirompente che possiamo capirne qualcosa se guardiamo cosa ne ha fatto di Francesco d’Assisi! Comunque la mia meraviglia accadde all’inizio dell’anno.

Avevo notato che c’era stato un aumento di partecipanti alla Messa senza che mai dicessi loro di partecipare.

Poi il 1 gennaio dopo la messa uno di loro mi disse: mi compri una bibbia? Risposi che non c’era problema ne avevamo tante a disposizione. Ma lui ne voleva una in particolare. Chiesi perché? Mi rispose che doveva studiarla. Gli feci presente che era una cosa difficile poi da solo ancora di più. Ma no, mi rispose, noi siamo un gruppetto di detenuti che tutti i giorni ci raduniamo per studiarla e pregare. Incredulo mi veniva da ridere… degli ex-delinquenti vogliono conoscere la bibbia?

Tanti anni in parrocchia mai gente per bene mi chiese cosa del genere, ero sempre io che dovevo proporre e quasi supplicare a partecipare alle Lectio. Quante volte invitavo biblisti per rendere gli incontri ancora più interessanti!

La risposta era appena sufficiente! Era la prima volta che neanche mi si chiedeva di tenere degli incontri ma loro da soli già pregavano con la bibbia. Chiesi di andare ma solo per vedere cosa combinavano. La sera del giorno dopo andai e mi trovai ad essere discepolo più che maestro.

L’incontro iniziò con uno di loro che pregò lo Spirito Santo. Poi dato che stavano seguendo un piano di lettura continuativo per leggere la bibbia in un anno, presero il libro della Genesi e lessero 3 capitoli. Poi facevano domande tra di loro e cercavano spiegazioni nei commenti. Uno di loro si rivolse a me e condivise davanti a tutti un suo stato d’animo senza freni inibitori. Faceva delle promesse al Signore… ma non sempre riusciva a mantenerle e si sentiva angosciato dubitando che il perdono potesse essere infinito. Mi colpì tantissimo quando disse «avrei bisogno che Dio mi punisse come stanno facendo gli uomini per redimermi e non peccare più». Era una confessione pubblica, che subito suscitò altri interventi. Facevo fatica a rispondere cercando di far capire che il metodo educativo di Dio non è la repressione ma l’educazione, cioè tirare fuori la parte migliore di noi stessi attraverso un amore del tutto personale e gratuito. Invitai loro a raccontarmi quando almeno per una volta avevano sentito questo suo amore liberatorio. Tutti seppero indicare un fatto. Dopodiché uno di loro propose un salmo, credevo fosse stato preparato prima per come calzava su quanto ci eravamo detti, invece no… li conosceva a memoria e gli venne quello. Poi una preghiera spontanea di alcuni e gli altri a certe richieste intervenivano con AMEN! Momento di silenzio… Padre nostro… la mia benedizione e seguono abbracci e baci di saluto. È così sempre e sono stato talmente preso che ora ci vado tutti i giorni.

Mi domando ancora oggi, a distanza di un mese, cosa rende viva questa preghiera? Credo che ognuno potrà dare una risposta personale… io credo che sia la sete di sapere se una vita distrutta dal male fatto può avere ancora un senso. La conoscenza della propria miseria, non scelta sempre liberamente, è davvero una grazia che apre al desiderio del cambiamento e da avvio ad una rinascita.

Andrea Stefani ofm