“A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito” (1 Cor 12,7). È il titolo della lettera pastorale che sua Eccellenza il Vescovo Mauro ha donato nella veglia di pentecoste alle due diocesi. È da questa frase che prende avvio la riflessione proposta ai diaconi permanenti, chiamati a riscoprire il senso più profondo del proprio ministero e, insieme, il volto di una Chiesa capace di riconoscere i carismi presenti in ogni battezzato.
Essi non sono premi o proprietà personali, ma doni ricevuti per il bene comune. Il servizio che ognuno esplica non è un proprio territorio esclusivo, non è la “mia pastorale” o il “mio servizio”.
Il punto centrale è un cambio di prospettiva: non domandarsi soltanto “chi può fare questo servizio?”, ma piuttosto “quale dono Dio ha posto in questa persona?”. Ogni carisma, infatti, non è un privilegio personale né un incarico da difendere, ma un dono ricevuto per essere condiviso e messo a servizio della comunità. Quando è autentico, produce umiltà, comunione e corresponsabilità, non protagonismo o competizione.
Il diacono è chiamato a diventare un animatore del servizio, capace di ascoltare, riconoscere i talenti degli altri, creare collegamenti e aiutare ciascuno a trovare il proprio posto nella vita della comunità. Il suo compito può essere riassunto nell’espressione: non sostituire, ma suscitare.
Significativa è l’immagine del diacono come “uomo del ponte”: tra altare e strada, Parola di Dio e vita, liturgia e carità, Chiesa e territorio, presbiteri e laici, comunità e persone lontane. Una particolare attenzione deve essere rivolta anche a coloro che rischiano di restare invisibili: persone anziane, fragili, silenziose o semplicemente non ancora coinvolte, ma portatrici di doni preziosi.
Fondamentale diventa allora il discernimento: comprendere se un dono costruisce comunione, serve il Vangelo, conduce a Cristo ed è vissuto con umiltà. Anche la formazione permanente deve aiutare non soltanto a conoscere di più, ma ad assumere sempre maggiormente lo stile di Cristo servo.
Il cammino proposto può essere sintetizzato in quattro parole: dono, discernimento, servizio e missione. Una comunità viva è quella in cui ciascuno scopre ciò che ha ricevuto e lo mette a disposizione degli altri.
Alessandro Sestili,
diacono permanente





