Guardare alla sacra famiglia per proseguire il cammino nella speranza
Lo scorso 27 dicembre in Cattedrale a Palestrina e domenica 28 nel duomo di Tivoli il Vescovo Mauro ha presieduto le celebrazioni diocesane di chiusura del Giubileo della Speranza. Nella festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe sono stati davvero numerosi i fedeli che si sono ritrovati insieme a S.E. Monsignor Parmeggiani e al clero diocesano per concludere l’Anno Santo, con negli occhi le immagini del pellegrinaggio diocesano dello scorso 29 marzo e delle altre iniziative vissute nelle parrocchie di appartenenza e nel cuore sentimenti di gratitudine e riconoscenza per i doni di questo periodo di grazia vissuto in comunione e sinodalità con la chiesa tutta. Nella sua omelia il Vescovo ha ricordato i momenti giubilari diocesani più rilevanti, come il giubileo dei giovani a Tor Vergata, il giubileo delle RSA e il 14 dicembre quello dei carcerati, celebrato da Mons. Parmeggiani nella Casa di reclusione di Paliano, nella diocesi di Palestrina. Citando le parole di Papa Leone XIV il Vescovo ha auspicato che «si aprano ora altre porte di case e oasi di pace in cui rifiorisca la dignità, si educhi alla non violenza, si impari l’arte della riconciliazione» per annunciare a tutti Gesù, che è la speranza.
«Concludiamo questo Giubileo della speranza – ha detto il Vescovo – nel giorno della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. Una festa liturgica che si inserisce nell’Ottava di Natale e che ci invita a guardare alla Santa Famiglia dove Giuseppe, obbediente alla voce dell’Angelo, si fa custode del Redentore, di Colui che è la nostra speranza. Lo custodisce come custodisce Maria, la sua sposa, dopo che anche Lei, obbediente alla voce dell’Arcangelo, ha accolto il Dio che salva: Gesù, l’Emmanuele: il Dio con noi e lo ha generato al mondo. Insieme a Gesù fuggono dal potere di Erode, simbolo dell’istinto dell’uomo che, ieri come oggi, è tentato di vivere senza Dio, desidera eliminarlo ma perdendo così la possibilità della speranza, trovando rifugio solo in speranze fatue». Molto forte il passaggio dell’omelia in cui il Vescovo ha specificato che per custodire occorre essere in movimento: «Cari amici, per custodire la speranza, che non vuol dire metterla sotto naftalina, occorre dunque metterci in movimento e schierarci nel testimoniarla e difenderla.
Difenderla davanti ai tanti Erode ed Archelao di ieri e di oggi che vorrebbero sopprimerla, farci credere che possiamo anche vivere senza Dio, che tanto tutto andrà bene ugualmente». Ha quindi indicato alcune modalità per proseguire il cammino dopo la chiusura di questo anno speciale. «Cari amici, come Gesù, custodito dalla sua famiglia tornò dall’Egitto a Nazaret dove visse per trent’anni nella ferialità, lasciandosi educare da Maria e Giuseppe da cui imparò l’umile arte del falegname, anche noi terminato l’Anno Santo torniamo alla ferialità della vita di fede ma ciò non vuol dire che possiamo vivere non continuando a sperare. E per sperare in un mondo segnato da tanto individualismo, ritengo che la dimensione comunitaria sia da recuperare». Azioni concrete ha elencato il Vescovo: accoglienza, carità, perdono, solidarietà, perché la speranza non rimanga solo una parola ma possa divenire una esperienza tangibile. «È l’umanità di un Dio che incontra i poveri, i malati, i peccatori. È una umanità che rompe le barriere, dialoga con la donna samaritana, mangia con i pubblicani e tocca coloro che la società esclude» ha specificato. Altri strumenti: «l’immaginazione per vedere oltre al presente e sognare una Chiesa rinnovata» e «il dono della creatività ossia di saper rispondere al reale con soluzioni inedite, coraggiose». Poi il coraggio e la pazienza.
Ricordando quindi l’emergenza educativa il Vescovo ha invitato a guardare a Maria e Giuseppe: «per educare l’educatore sa bene che occorre donare qualcosa di se stessi, occorre amare, sacrificare, rischiare … proprio come fecero Maria e Giuseppe. Non penso poi che Maria e Giuseppe si siano rifiutati mai di rispondere alle domande del loro figlio divino. Anche nelle famiglie non si smetta mai di dare risposte, di cercare insieme le risposte alle domande di senso che ciascuno porta in sé ed in particolare alla grande domanda sulla verità che può essere di guida nella vita».
Anche nella Santa Famiglia di Nazaret, con l’autorevolezza di Giuseppe e di Maria, si saranno vissute delle regole, ha detto il Vescovo, «regole necessarie per educare, per formare il carattere. Alcune – importantissime – le abbiamo sentite elencate nella prima lettura: i figli onorino il padre e la madre che per volontà del Signore ha diritto sulla prole, i figli soccorrano i genitori nella loro vecchiaia, rispettino il padre anche qualora perdesse il senno nella sua vecchiaia. Regole che potremmo continuare ad elencare ma senza le quali non si educa». È necessario rivestirci di misericordia, bontà, umiltà, mansuetudine e sopportazione vicendevole.
Maria Teresa Ciprari





