La festa di san Francesco a Tivoli: invito alla riflessione, ad essere uomini illuminati dalla luce del Cristo

Entrando nella chiesa di Santa Croce a Tivoli, sul pavimento della navata centrale, ci accoglie l’immagine di san Francesco realizzata con segatura colorata. Un’opera iconica che riesce ad accompagnare alla scoperta del santo.

In questa immagine Francesco, che punta lo sguardo in alto, aiuta a ricordare di guardare sempre oltre l’orizzonte. Solo così si potrà, come viene ritratto Lui, sorridere e vivere quella gioia, pace, pienezza, che sono doni dello Spirito Santo.

Quest’anno si celebrano gli 800 anni dalla composizione del “Cantico delle Creature” e proprio questo è stato il tema conduttore delle omelie predicate dal parroco, padre Sergio Martinez Gomez. Si è stati guidati alla sua conoscenza non solo in quanto primo testo in volgare italiano, ma nel suo valore trascendente che tocca le corde più profonde del cuore.

Si è scoperto come preghiera, come inno alla vita, alla fraternità cosmica, atto di lode a Dio attraverso l’intero Creato, vissuto non come oggetto da usare, ma come dono da accogliere e custodire. È dunque un invito a superare la logica del possesso, del denaro, del consumo e del dominio.

E così la natura non viene celebrata come una realtà da soggiogare, da sfruttare, ma come dono cui commisurarsi in una relazione di fraternità : ogni creatura è nata da uno stesso Padre provvidente, segno di uno stesso Creatore ed è questo a darle dignità, fino a poterla guardare con gratitudine, rispetto, cura.

Nel Cantico ogni elemento del Creato viene lodato per quel che è, non per il suo uso, lodato per la sua bellezza, per la sua voce. L’ uomo non è più al vertice del Creato, ma fratello di ogni elemento: è con questo sguardo che le omelie hanno permesso di guardare al mondo per poterlo abitare.

Sull’altare il grande quadro del santo sottolinea l’ invito alla riflessione, ad essere uomini illuminati dalla luce del Cristo: un’umanità che ha bisogno di Gesù perché, ricevuta la grazia dello Spirito Santo, possa essere capace di mettersi alla sua sequela, nonostante i limiti e le fragilità della nostra umanità. Ancora, nell’omelia del 4 ottobre, l’ esempio del santo ha guidato alla scoperta di una sua principale verità incarnata: riscoprire la “Parola viva“, viva perché pronunciata da un Padre che si fa vicino in modo personale e particolare. È questa Parola che, se trova spazio nei cuori, può generare una luce capace di benedire, accogliere, accompagnare.

E così è emersa una possibilità: quella di superare le polarizzazioni. Francesco canta la gioia, la bellezza mentre si trova a vivere un momento dolorosissimo, con un corpo sfinito dai mali. Eppure canta la scoperta di un Amore vicino, presente in ogni cosa. Dalle sue ferite esce il canto, un canto di lode per un universo vivente e palpitante, al quale l’ uomo appartiene per comporre un disegno che trascende ogni cosa; canta per aver scoperto la mano di Dio come concime della vita.

Ecco perciò come la polarizzazione tra gioia-dolore non vive in Lui come binomio in opposizione, non c’ è un termine da privilegiare. C’ è una circolarità, una mutua appartenenza. Sarà lo Spirito Santo, l’ Amore di Dio-Trinità a far trovare anche a noi, nell’oggi della vita, il legame tra essi.

Con Francesco camminare dietro a Cristo nell’attimo presente: questa “scomodità” ci permette di vivere di fede.

Maria Paola Recchia