Anche quest’anno Olevano ha ricordato il 27 gennaio, Giorno della Memoria per commemorare le vittime dell’Olocausto, con lo sterminio del popolo ebraico e di altre minoranze. Lo scopo è quello di conservare la memoria di un oscuro periodo della storia dell’Europa, affinché simili eventi non possano mai più accadere.
Per questa ricorrenza, l’Associazione Banda Musicale di Olevano, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, nel progetto “Riannodiamo un filo” centro di documentazione della storia e della memoria di Olevano Romano, ha organizzato due serate presso SpaziOlevano (ex Cinema Smeraldo). Sabato 31 gennaio alle 18, serata dal titolo “Storia di un campo di internamento dimenticato”. La signora Marilinda Figliozzi studiosa del Campo di internamento “Le Fraschette” di Alatri ha narrato le vicende di questo sito quasi del tutto sconosciuto sia ai residenti di quel comune che alla stragrande maggioranza dei comuni vicini, compreso Olevano. Il campo, nato il 1° ottobre 1942 entrò in funzione con lo scopo di accogliere un massiccio trasferimento di popolazione, per una “bonifica etnica”, arrivando ad ospitare fino a 5.500 internati, tra cui molti bambini e anziani.
Domenica 1° febbraio, la seconda serata dal titolo “Storie, memorie e voci di Olevano Romano”, i narratori: Mariano De Matti, Margherita Tranquilli e Michela Micocci hanno parlato di avvenimenti e personaggi del nostro comune che si sono adoperati per ospitare e nascondere persone di religione ebraica in fuga dalla capitale per non essere catturati dai nazisti e trasferiti nei campi di concentramento.
La famiglia di Lido, Assunta e Agapito Milana, il cui nome è stato scolpito nel Muro d’Onore nel Giardino dei Giusti di Yad Vashem, a Gerusalemme, dedicato, appunto, a donne e uomini che in ogni tempo e in ogni luogo, ha fatto del bene salvando vite umane, battendosi a favore dei diritti umani durante i genocidi.
Questa famiglia, a ottobre del 1943, ha aiutato Giuseppe Tagliacozzo e la moglie Rina, ospitandoli, prima in via del Condotto, poi trasferendoli in un rustico in contrada Colli, fino a maggio 1944, e fornendogli anche dei documenti falsi con nuovi nomi, Fernando e Rina Cruciani, collaborando anche col parroco don Umberto Carletti.
La storia della famiglia Bondì, che frequentava Olevano già dal 1922, si intreccia con Villa De Pisa, oggi sede del Museo Olevano, per aver contribuito all’acquisto di un terreno ed alla costruzione della Villa stessa e dove ha potuto vivere in tranquillità fuori da occhi indiscreti. Inoltre portò ad Olevano l’autore della statua del Milite Ignoto che ancora oggi possiamo ammirare a ricordo degli eroi caduti durante la Prima grande guerra.
Contribuì inoltre a far donare, dalla famiglia Cappelli, l’area del monumento.
I Bondì, successivamente, tornarono a Roma per ricongiungere tutta la famiglia, ma dopo alcuni giorni furono arrestati durante una retata nel quartiere.
Ultimo episodio riguarda la famiglia Pagliei. Tre fratelli Ortelio, Pompeo e Alfredo, tutti appassionati di musica, si arruolarono nell’Arma dei Carabinieri. Dopo l’armistizio i tedeschi arrestarono anche i carabinieri perché non garantivano l’obbedienza ai nazisti. Furono deportati in campi di concentramento in Germania, Ortelio a Monaco dove rimase dal 2 febbraio 1944 al 12 febbraio 1945 ed inviato a lavorare prima in una fabbrica di macellazione, poi a coltivare campi, fino al termine della guerra. Ha dato testimonianza il figlio Marco, che ha vissuto le difficoltà che ha avuto il padre nel vivere la sua libertà, con la sola volontà di dimenticare quanto vissuto durante quel periodo, anche se, come scriveva alla famiglia, non viveva segregato ed aveva organizzato una piccola Band, e girava nei campi di prigionia a suonare per gli italiani.
Tra un intervento e l’altro la Banda Musicale, diretta dal Maestro Davide Baldi, con un organico formato in maggioranza da giovani musicisti, ha offerto, al pubblico presente, un intervallo musicale.
Fabrizio Lanciotti





