La Pasqua, un invito a camminare nella storia

Domenica 5 aprile, Pasqua di resurrezione, il Vescovo Mauro ha presieduto la solenne Messa nella Cattedrale di Sant’Agapito a Palestrina.

Nella sua omelia il Vescovo ha dapprima focalizzato l’attenzione sul buio del mattino del giorno dopo il sabato, un buio nel quale però accade qualcosa di straordinario: Maria Maddalena si accorge che il sepolcro di Gesù è vuoto!

«Il giorno dopo il sabato – ha detto il Vescovo – esplode di nuova energia e di nuova speranza, la vita riesplode in tutta la sua forza. Dio è intervenuto e ha spalancato il sepolcro, ma Maria di Magdala ancora non lo sa, pensa che il cadavere sia stato rubato. E così reagisce spontaneamente come farebbe chiunque di noi se andando al cimitero trovasse vuota la tomba di un proprio caro defunto». Corsa ad avvisare i discepoli la Maddalena lascia il campo a «Pietro e all’altro discepolo che Gesù amava». Mons. Parmeggiani ha quindi indugiato nel tratteggiare la figura di questo discepolo “amato dal Signore”, nominato diverse volte nel Vangelo di Giovanni. Un discepolo senza nome, ha sottolineato il Vescovo, che è arrivato a Gesù prima di Pietro all’inizio del racconto giovanneo, e altre volte lo supera nella corsa spirituale, riconoscendo Gesù, e in quella fisica (come nel brano pasquale). «Chi rappresenta, dunque, questo discepolo senza nome? Rappresenta il vero discepolo, l’autentico discepolo, quello che appena incontra Gesù non ha esitazioni, lo segue immediatamente, lo vuole conoscere, dimentica anche di dormire pur di stare con Lui. Lo conosce al punto da scoprire subito chi sono i suoi amici e quali i nemici. Lo segue anche quando è necessario donare la vita». Quel discepolo ha il nome di ciascuno dei cristiani e l’evangelista Giovanni traccia nel suo testo evangelo l’itinerario attraverso il quale si giunge alla fede.

«Si parte dai segni – quelli documentati dai Vangeli (Gv 20,30-31) – che però rimangono misteriosi e incomprensibili se non ci si lascia guidare dalla Parola di Dio contenuta nelle Sacre Scritture. Sono queste che spalancano la mente e il cuore e danno l’illuminazione interiore che svela il Risorto. Il discepolo autentico non ha bisogno di altre prove, non ha necessità delle verifiche che esigerà Tommaso». Alla luce della Pasqua il discepolo autentico comincia a capire, è guidato da una nuova luce e sorretto da una nuova speranza.

Accomunati alla morte e risurrezione di Cristo grazie al battesimo, ha concluso mons. Parmeggiani, siamo chiamati a continuare a trasmettere la speranza della risurrezione.

Maria Teresa Ciprari