Tanti cristiani nel giorno delle Palme tornano in chiesa per accogliere Gesù che viene riconosciuto come Salvezza per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace.
Il Vescovo sabato 28 ha rivolto i suoi passi verso il Carcere di Paliano portando la pace nei cuori di chi lo ha accolto come accolsero Gesù che entrava in Gerusalemme come il Principe della Pace.
Dopo l’incontro con il personale addetto alla cura dei detenuti è iniziata la celebrazione. Il racconto della Passione di Gesù e le brevi parole con cui il Vescovo ha sottolineato come in fondo tutti, chi per un verso chi per l’altro, siamo traditori, ma possiamo tutti piangere sui nostri peccati e pentirci.
È stato un momento di intensa partecipazione per loro tutti, soprattutto dopo; quando alcuni mi hanno voluto parlare e consegnare le loro riflessioni.
Ecco un esame di coscienza fatto da uno di loro che rende l’idea di come la Parola sia accolta di più da chi più sa cosa sia essere prigionieri delle tenebre.
Andrea Stefani. ofm, cappellano
Casa Circondariale di Paliano; domenica 29 marzo 2026 (ore 2.47)
Parlo a me stesso! Mi chiedo se il mio passato fosse giusto. Non lo fu! Oggi capisco che il mio passato mi da solo sensi di colpa. Ho sbagliato tutto… Comandare, uccidere, avere tanti… tanti soldi, oggi mi rendo conto quanto ho fatto male a tante famiglie e quanto ho fatto schifo. Essere camorrista, prima mi rendeva un eroe e per seguire le orme di mio padre mi sono rovinato molto.
Ero un ragazzino, e solo a 15 anni già mi sentivo grande, sia di età che criminalmente. Sono entrato in carcere a solo 20 anni; oggi ne ho 32 e mi trovo ancora chiuso in queste quattro mura. Un giorno ho veramente capito che quella vita non mi apparteneva più. Grazie anche a mio figlio, che aveva solo sei anni, decisi di affidarmi alla Giustizia e sono rinato! Anche se non sono uscito dal carcere, però mi sono liberato di tutto il marcio che per tanti anni ho tenuto dentro. Alla messa delle Palme mi sono sentito protetto e toccato dal Signore, e conseguentemente, ora mi voglio dedicare a Dio. Oggi posso dire che è la cosa più bella che ho fatto. Ho sentito molto spesso lo Spirito Santo su di me.
Spero che un giorno possa essere perdonato da tutte le persone a cui ho fatto tanto male, ma soprattutto perdonato da chi gli ho tolto un figlio, un fratello, un cugino. Oggi in questo contesto, in questo Istituto, sto imparando e capendo tante cose, grazie anche allo studio e preghiera con la Bibbia. Mi auguro che un giorno possa uscire da qui per camminare in mezzo alla gente, godermi la mia famiglia e soprattutto desidero aiutare il prossimo. Vorrei andare nelle Comunità dei Tossicodipendenti, dalle Associazioni Antiracket, combattere il femminicidio, aiutare chi fuori di qua non ha più un tetto e una famiglia. Devo farlo, è giusto! E lo prometto di fare. So che chiedere scusa non basta mai, ma io chiedo scusa prima a me stesso. Oggi vorrei trovare i miei figli a tavola, con un padre che gli dà dei buoni consigli. Io da bambino fino ad oggi non ho mai avuto mio padre a casa, io non so cosa significa tornare a casa e trovare papà che mi aspetta. Io voglio farlo con i miei figli. Io voglio fare tutto ciò, che mio padre non ha fatto con me. Voglio dormire con i miei figli, sentire il loro respiro, voglio guardarli mentre dormono e fargli tante carezze. Desidero fare il papà. Ho tanto amore da donare! Non voglio più sprecare un secondo della mia vita. Ora sono libero anche dietro le sbarre, perché Dio mi ha perdonato e liberato.





