Cineto Romano è in festa per la patrona santa Agata e per santa Dorotea; il 5 febbraio, nel giorno della memoria liturgica della santa catanese il Vescovo Mauro ha celebrato l’Eucaristia nella parrocchia di San Giovanni Battista. Sabato 7 febbraio, nel contesto dei festeggiamenti, verrà presentato il libro Sant’Agheta nostra, della cinetese Orietta Liani. Le abbiamo rivolto alcune domande.
Come nasce l’idea di scrivere questo libro e come mai sant’Agata a Cineto Romano?
L’idea nasce da un’urgenza interiore, maturata durante i miei studi universitari: quella di fermare su carta il patrimonio immateriale della mia comunità prima che il tempo ne disperda la memoria. Cineto Romano vive con la sua Patrona un legame viscerale, che trascende la semplice devozione per farsi identità collettiva.
Il “perché” di questa presenza è un affascinante intreccio tra storia e leggenda: se gli studi ipotizzano l’influenza della famiglia Orsini o di antichi insediamenti monastici nel radicamento del culto, la tradizione popolare racconta di una volontà divina, con la Santa che scelse Cineto per essere accolta dal popolo nella chiesa parrocchiale, lasciando l’ impronta della sua mano su una roccia. Ho voluto indagare proprio questo dualismo tra il dato storico e il “sentire” del popolo.
Quali sono le fonti e i documenti a cui ha fatto riferimento per redigere il testo?
Ho adottato un approccio multidisciplinare, unendo il rigore della ricerca storiografica all’indagine etno-antropologica.
Per la parte agiografica ho analizzato fonti classiche e manoscritti, come gli atti del martirio contenuti nel codice della Biblioteca Capitolare di Trento.
Tuttavia, per ricostruire la storia locale, la fonte più preziosa è stata la memoria orale: ho raccolto le testimonianze degli anziani, custodi di riti e aneddoti non scritti. A questo ho affiancato la consultazione di archivi parrocchiali e documenti d’epoca, cercando di restituire dignità scientifica a tradizioni spesso tramandate solo a voce.
Una tradizione particolare che si tramanda nel culto della martire Agata a Cineto? Ci sono confronti affinità somiglianze con riti e usanze in altri luoghi?
Il rito che più definisce la nostra festa è rappresentato da un momento di grande intimità con la Santa: la vestizione della statua, tradizionalmente riservata alle sole donne, ma anche la “Peregrinatio Agathae” guidata dalla figura del “Festarolo”. Nel libro evidenzio come queste pratiche non siano isolate: esistono forti affinità con le celebrazioni di Catania, città natale della Martire, specialmente nell’uso del velo e nella solennità delle processioni. Cineto si inserisce così in una “geografia del sacro” più ampia, dove gesti locali e devozione universale parlano la stessa lingua.




