La Quaresima, tempo di purificazione

Il tempo della Quaresima, che inizierà solennemente il 18 febbraio con il rito delle ceneri, è un tempo di preparazione alla Pasqua, che ha le sue radici più antiche nel periodo del catecumenato. A livello storico inoltre riguarda anche l’antico percorso dei paenitentes, cioè quei battezzati che erano caduti in un peccato grave e pubblico (omicidio, adulterio e apostasia) e che avevano bisogno di un periodo di penitenza e di distacco dal peccato commesso, per essere riammessi nella comunità cristiana. Era proprio il rito delle ceneri, cioè il cospargersi pubblicamente il capo di cenere come segno di pentimento per i peccati commessi, che dava inizio al tempo delle penitenze. I paenitentes non compivano questo percorso da soli, ma erano accompagnati da un confessore della fede, cioè da qualcuno che a rischio della propria vita aveva mostrato la sua adesione fedele al signore.

Questo accompagnatore era garante davanti al Vescovo che il cammino di conversione del penitente fosse vero. Il percorso dei catecumeni e quello dei paenitentes in questo periodo quindi si sovrapponevano, e nel Giovedì Santo i paenitentes venivano

riammessi nella comunione e potevano di nuovo celebrare i sacramenti con i fratelli. Sin dalle origini il tempo della Quaresima è collegato al numero 40, che nella Scrittura è il tempo del cambiamento e della trasformazione. Il numero 40 non ricorda solo i 40 giorni di Gesù nel deserto, ma quaranta sono anche i giorni in cui Mosè è sul monte Sinai per ricevere la legge, 40 sono gli anni in cui il popolo deve camminare per arrivare alla Terra promessa, 40 sono i giorni in cui Elia deve camminare per arrivare all’incontro con Dio.

È quindi fondamentale e imprescindibile che un tempo dell’anno sia dedicato alla purificazione, senza la quale è impossibile portare avanti la vita cristiana. Sono tre le armi che la Chiesa ci ricorda di utilizzare in questo tempo di Quaresima: il digiuno, l’elemosina, la preghiera.

Il digiuno ci ricorda la necessità di vivere affrancati dai nostri appetiti, la nostra vita dipende essenzialmente dal rapporto con Dio, l’unico che può saziarci. L’elemosina ci aiuta a vivere liberi dai possessi. La nostra vita non dipende dai beni, gli unici beni che possiedi veramente sono quelli che regali, quelli che non riesci a dare non li possiedi, perché sono loro che possiedono te. La preghiera ci mette nel giusto rapporto con Dio. Pregare ci aiuta a combattere l’inganno che la vita dipenda dai nostri progetti e che la realtà deve obbedire a quelli che io penso. Pregare mi aiuta ad entrare nella realtà che Dio mi dona, e a riconoscerla come giusta per me.

Daniele Masciadri