La diocesi prenestina in festa per il patrono ha gioito per il seminarista Emanuele ammesso agli ordini sacri
Lunedì 17 agosto i prenestini si sono ritrovati in Piazza Regina Margherita, raccolti intorno al Vescovo Mauro e al clero diocesano, per celebrare solennemente il santo patrono, Agapito martire, nella Messa della Vigilia della festa. Al termine della lettura del vangelo una pioggia battente ha costretto i presenti a spostarsi all’interno della cattedrale per poter proseguire la Celebrazione Eucaristica. Il Coro diocesano diretto da sr Maria Alessia Pantaleo ha aiutato l’assemblea a pregare con il canto.
Nella sua omelia il Vescovo, rifacendosi alle letture ascoltate, ha sottolineato che agli occhi degli uomini un martire può sembrare uno sconfitto, in lui Dio vede un figlio che ritorna a casa, infatti «La violenza non è l’ultima parola! L’ultima parola appartiene sempre a Dio!». Mons. Parmeggiani ha ricordato ai presenti che «Sant’Agapito era un giovane. La tradizione ci racconta che affrontò il martirio con una forza che non veniva dalle sue capacità, ma dalla grazia dello Spirito Santo. Proprio la sua giovane età rende ancora più eloquente la sua testimonianza. Egli ci ricorda che la santità non dipende dagli anni vissuti, ma dall’intensità con cui si ama Cristo». Spiegando che martire significa innanzitutto “testimone” il Vescovo ha proseguito evidenziando l’importanza dell’esempio di Agapito per noi oggi.
«Forse oggi, almeno nel nostro Paese, non ci viene chiesto di versare il sangue per Cristo. Ma ci viene chiesto qualcosa di altrettanto impegnativo. Restare fedeli al Vangelo», ed ha quindi spiegato il martirio della coerenza, il martirio della fedeltà quotidiana. Avviandosi a concludere la sua meditazione ha interrogato i fedeli: «Sant’Agapito continua a rivolgere una domanda alla nostra Chiesa di Palestrina. E noi, cristiani di oggi, noi che siamo qui in piazza per onorare sant’Agapito, quale testimonianza offriamo oggi?». Una bella testimonianza di fede gioiosa la nostra Chiesa particolare l’ha ricevuta l’indomani, nella solenne Messa Pontificale! Durante la celebrazione del giorno della festa infatti Emanuele Zammarchi dell’Associazione pubblica di fedeli Figli del Divino Amore è stato ammesso agli ordini sacri del diaconato e del presbiterato. Rivolgendosi ai presenti nella sua omelia il Vescovo ha sottolineato che la Chiesa non genera vocazioni per decreto. Le genera attraverso la santità. Si è rivolto quindi al seminarista: «Caro Emanuele, oggi non sei il protagonista della celebrazione. Il protagonista è il Signore che continua a chiamare.
La tua presenza davanti a questa assemblea è anzitutto un atto di gratitudine verso Dio. E insieme un atto di umiltà». Parlando ancora del sacerdozio, martirio silenzioso, ha spiegato che il popolo di Dio aspetta uomini innamorati di Cristo, che ascoltano, che pregano.
Maria Teresa Ciprari





