La festa di sant’Antonio Abate è, per Palestrina, il primo appuntamento importante dopo il Natale. A dire il vero è un proseguimento delle feste natalizie visto che nel pomeriggio del giorno dell’Epifania, le tre associazioni estraggono i detentori della bandiera per l’anno nuovo.
La tradizione dell’imbussolamento segna l’inizio delle celebrazioni al Santo che si arricchiscono di devozione e preghiera con il triduo e con la giornata del 17 gennaio.
Una delle bellezze della festività di sant’Antonio abate a Palestrina è proprio che viene mantenuta la data del 17 gennaio, indipendentemente dal giorno della settimana nel quale cade.
Il 2026 ha amplificato la partecipazione dei prenestini grazie alla coincidenza del sabato.
Già dalle prime ore del mattino, a ridosso della prima messa delle 7.00, tanti fedeli si sono ritrovati fuori la chiesa per aspettare che le porte venissero aperte alla loro preghiera o per ricevere la benedizione.
Nella celebrazione delle 8.30, che ha visto la partecipazione delle associazioni dei Mulattieri, dei Carrettieri e dei Bovari, il parroco don Enrico Pinci ci ha ricordato, prendendo spunto dal Vangelo, che seguire i comandamenti, soprattutto «ama il prossimo tuo come te stesso», non è un qualcosa fermo a duemila anni fa, ma è un programma di vita che è valido ancora oggi, se non di più.
Ma sant’Antonio non è solo fede, è anche una serie di festeggiamenti che coinvolgono grandi e piccini, uomini e animali.
Le consuete sfilate degli animali, dei mezzi di lavoro, dei mezzi di trasporto si sono susseguite per tutta la giornata, anche se con dislocazioni diverse per questo anno, a causa degli impedimenti architettonici che stanno coinvolgendo la Parrocchia.
Come molti prenestini continuano a dire, in fondo, «Sant’Antonio è Sant’Antonio».
E, come cantiamo nell’inno a lui dedicato: “Veglia dal cielo Antonio, veglia sui tuoi devoti, accogli i nostri voti, conservaci la fe,”.
Marzia Baroni





