Nel 1786 il giureconsulto Ignazio Salvati indicava come istituzione dell’ Inchinata a Tivoli, l’anno 550 affermando che il Papa Simplicio tiburtino aveva donato, nell’anno 471, alla sua città natale, un’antica immagine del Salvatore dipinta da San Luca.
Negli Statuti della città di Tivoli nel secolo XIV ne è documentata la celebrazione nella sera del 14 Agosto con la partecipazione di tutto il clero e il popolo tiburtino, ciascuno secondo le proprie caratteristiche.
La sera del 14 agosto, nella notte vigiliare della solennità dell’Assunzione di Maria al cielo, cioè della Pasqua di Maria ( il momento del “ Transito della Santa Madre di Dio “ è raffigurato nel pannello sottostante l’ immagine della Madonna, nella pala laterale) l’Icona del Cristo risorto viene portata solennemente in processione verso la chiesa di Santa Maria Maggiore, per vivere nella speranza ciò che già si è compiuto nella Vergine Maria e si compirà, alla fine dei tempi, nel giorno del Giudizio, per ogni vero discepolo del Signore.
Questa celebrazione, nata a Roma e custodita ancora nella Valle dell’Aniene, risale al Medio Evo, quando tutta la Città di Tivoli con le Autorità religiose e Civili, comprese le varie Maestranze di Arti Mestieri, rappresentate dai loro Santi Protettori erano coinvolte.
Si legge in un’antica testimonianza che arrivato il Salvatore nella piazza «di detta Chiesa di Santa Maria Maggiore si inchinano la Gloriosa Madre Maria al Figliolo e il Santissimo Salvatore fa riverenza alla sua Gloriosa Madre, ma in quel atto si sentono le voci delli populi gridare ad alta voce: Misericordia, Misericordia: di tal sorte gran strepito di voci che dà gran devotione et la gran moltitudine de genti dell’uno e dell’altro sesso piangono veramente con gran devozione, atto de sì fatto caso de gran devozione, gli dico che se fussi un core de Nerone, piagnerebbe a vedere et sentire un mistero tale». (Giovanni Maria Zappi sec. XVI).
Il percorso rievoca i momenti principali della Veglia Pasquale nella Notte Santa della Risurrezione del Signore (Liturgia della Luce, Storia della Salvezza nell’ascolto della Parola di Dio, Inserimento in Cristo Crocifisso e Risorto tramite il Battesimo e l’ Eucaristia che illumina e conforta la sofferenza dei malati, Missione e Testimonianza al mondo nello splendore della notte illuminata dalla Fede).
Al ponte Gregoriano vengono benedette le acque del fiume Aniene e viene gettata una fiaccola accesa tra le acque per indicare la Luce del Cristo che disperde le tenebre della morte e ci protegge da ogni male (era questo il luogo delle inondazioni e della difesa della città dagli eserciti che provenivano dalla zona dell’Abruzzo, e della preghiera per il Papa, verso Roma).
Lungo la Via Maggiore una breve sosta di preghiera segna il ricordo dei defunti che ci hanno trasmesso il tesoro della fede e vivono l’attesa della beata risurrezione.
La sosta all’Ospedale ricorda che il Signore ci ha liberato dal peccato prendendo su di sé, sulla Croce, tutto il male del mondo, e ci chiama ogni giorno a rendere presente vicino a chi soffre la realtà del suo Amore.
In Via Colsereno, all’altezza della chiesa di Sant’Anna, dove sorgeva l’antico monastero di clausura delle Clarisse, siamo invitati a implorare da Dio il dono delle vocazioni al servizio del Vangelo per tenere vivo il desiderio del Cielo, nella concretezza della vita quotidiana.
Il canto delle Litanie dei Santi accompagna l’ultimo tratto della Processione del Salvatore, quasi ad indicare il corteo regale che accompagna il Cristo risorto incontro a Colei che è la prima delle creature umane a partecipare anima e corpo alla gloria della Risurrezione del suo Figlio.
Giunti nella piazza antistante la chiesa di Santa Maria Maggiore avviene l’incontro con l’immagine della S. Madre di Dio (Icona dell’Annunziata, del sec.XII attribuita a Jacopo Torriti, simile a quella venerata nella Basilica dell’Aracoeli a Roma, dove ugualmente veniva celebrata questa Festa), per rievocare il momento della morte di Maria, cioè dell’incontro splendente di luce tra il Cristo Crocifisso e Risorto e la sua Santissima Madre, segno di certa speranza per tutto il Popolo santo di Dio.
Secondo i Vangeli apocrifi che narrano il momento della Dormitio di Maria, tre sono le grazie che Maria chiede al suo Figlio al momento di lasciare questa mondo: anzitutto che gli Apostoli tutti siano riuniti intorno a Lei, poi che Lei possa continuare a seguirli come quando era su questa terra, e infine che Gesù stesso la prenda tra le sue mani e la difenda da ogni pericolo nel passaggio dalla terra al Cielo (come è descritto dall’iconografia del pannello laterale).
Il suono gioioso delle campane, l’invocazione carica di fede alla Misericordia di Dio e la luce che disperde le tenebre della notte indicano lo splendore della Risurrezione di Gesù che accoglie Maria e tutti noi nella gloria del Cielo e trasforma il buio della morte nell’abbraccio con Dio, sorgente e meta della nostra vita.
Nei secoli la celebrazione resta viva nel cuore del popolo tiburtino e richiede una vera partecipazione di fede per non essere travolta da una mentalità solo folcloristica.
Fabrizio Fantini,
parroco della cattedrale di San Lorenzo





