L’incontro dei diaconi presso la Madre del Buon Pastore

Dopo le intense celebrazioni pasquali vissute nelle parrocchie e la profonda emozione per l’ordinazione di don Angie Tirelli Fernandez, i diaconi si sono ritrovati per il quarto ritiro di questo anno pastorale: un momento atteso per rinnovare lo spirito, condividere il cammino e riscoprire il senso del servizio.

L’ordinazione di don Angie, in particolare, ha lasciato un segno vivo nel cuore di tutti noi. È stato un momento di grazia condivisa, un evento che ha ricordato a tutti la bellezza della vocazione e la profondità della chiamata al servizio.

Per questo quarto incontro, siamo stati accolti da don Angie e dalla sua comunità, fondata e guidata da don Giovanni Luzi, presso la casa madre dell’Associazione Famiglia Apostolica per la Chiesa Madre del Buon Pastore in Palestrina, il cui nome evoca un’identità precisa: la famiglia, l’apostolicità, l’appartenenza alla Chiesa e il riferimento al Buon Pastore è l’immagine evangelica di guida, cura e dedizione che cerca chi si smarrisce e lo protegge con amore.

La giornata ha avuto come spunto di riflessione la lettera del nostro Vescovo “Noi pietre vive 2026”.

Dalla riflessione è emerso che il rinnovamento pastorale non può limitarsi a cambiamenti organizzativi, ma richiede una trasformazione più profonda. Anzitutto, è necessario passare dal “fare” all’“essere”, mettendo al centro non le attività, ma una fede vissuta e autentica.

Centro della giornata è stata la celebrazione Eucaristica che don Angie ha presieduto per noi diaconi, con l’omelia, intensa e bella, tenuta dal responsabile del diaconato mons. Domenico Cauteruccio, che ha ricordato, al novello presbitero, l’importanza dello stretto contatto che ogni sacerdote deve avere con la Parola di Dio. Don Giovanni, poi, ci ha fatto conoscere, la spiritualità, il carisma e le finalità della comunità.

Come al solito l’incontro si è concluso con il pranzo che gentilmente è stato offerto dai fratelli e le sorelle della famiglia apostolica, che con grande generosità e accoglienza, hanno reso possibile questo bellissimo e intenso momento di Chiesa, come le prime comunità, che condividevano tutto in fraternità.

Alessandro Sestili, diacono