Con questa installazione site-specific dal prossimo mese di Giugno prende il via “Face 2 Face”, evento artistico che ospiterà diversi autori contemporanei fino a tutto Novembre 2026
Come riferito dal Delegato Vescovile per la Cultura, Alain Vidal, «il progetto Face 2 Face, pensato dall’Ufficio Cultura della Diocesi di Tivoli e Palestrina, è stato voluto per valorizzare l’importante patrimonio culturale ecclesiastico custodito presso il Museo Prenestino di Arte Sacra di Palestrina.
La richiesta ad alcuni artisti locali di dialogare con questo patrimonio ha fatto nascere una rete di relazioni sociali tra attori della cultura del territorio e la Chiesa che li invita “a mettere il loro talento al servizio della bellezza e della verità”.
Gli artisti coinvolti per questa prima edizione si sono immersi liberamente nello spazio e nell’intimità del Museo Diocesano per scegliere un’opera con la quale instaurare una relazione, un dialogo tra una loro creazione “in situ” e un’opera “classica” o “antica” esposta nella collezione permanente dell’ente culturale.
Per un mese si riscoprirà quindi un manufatto artistico forse nascosto, sconosciuto o meno valorizzato rispetto ai pezzi “forti” della collezione del Museo e si confronteranno due opere distinte ma complementari. Un’esperienza che propone una nuova visione dell’arte e la possibilità di una riflessione personale o in compagnia dell’artista, che spiegherà la sua scelta e porrà il visitatore di fronte ad una nuova visione del Museo e alla necessità di rendere questo luogo sempre più vivo, sempre nuovo, sempre contemporaneo… e aperto a tutti».
«Nel mio caso – spiega Italo Carrarini – anziché rapportarmi con una determinata opera, ho preferito riferirmi all’unicità del museo e all’approfondimento che ne potrò trarre da una proposta installativa strutturata sulla visita svolta lo scorso 9 febbraio».
Da qui, il proposito di correlare il tratteggio di ciascun elaborato grafico ai contenuti e al layout dello stesso opuscolo-guida che lo ha piacevolmente introdotto nelle varie sale espositive.
L’artista ha così deciso di interfacciarsi con questa brochure esaminandola in forma di Menabò, termine che nel contesto editoriale e grafico indica il modello, la bozza o lo schema di impaginazione di una pubblicazione prima della stampa definitiva.
L’intervento, concettualmente opposto al normale processo tipografico (trattandosi di trascrizione manoscritta da stampato preesistente), si articola in 13 elaborati grafici, ciascuno dei quali collocato nel corrispondente spazio museale visitato in chiave di prototipazione dell’appena visto nel qui presente, secondo una successione tabellare conforme agli schemi planimetrici di riferimento.
«Per capire Menabò – chiarisce nel suo intervento di presentazione Antonio Francesco Perozzi – o anche rintracciarne gli antecedenti, è bene richiamare ancora un’altra operazione, quell’Visitare un’esposizione fotografica (1976-1986) di cui Menabò ricalca in effetti le movenze: mediare il già mediato, come lì si fotografava una mostra fotografica.
Ma se appunto il gioco è la mediazione, ogni nuova creazione aggiunge un livello alla concettualizzazione delle esperienze e dei mezzi, e Menabò, verificandosi quarant’anni dopo, non può che stratificare ulteriormente la realizzazione.
Per questa strada, allora, diventa possibile contare almeno cinque mediazioni: la scelta di non soffermarsi sulla singola opera ma sul museo in generale esplicita il museo stesso come mediazione (che è culturale, storica e ideologica nella scelta dei pezzi e nell’orientamento che gli attribuisce); il museo è a sua volta mediato dall’opuscolo; opuscolo e museo sono filtrati ulteriormente dal sopralluogo (cioè dall’esperienza) dell’artista; nel sopralluogo riecheggiano Visitare un’esposizione fotografica e altre installazioni precedenti dell’artista; la scrittura (o meglio, la trascrittura) fa convogliare infine queste mediazioni nell’ultima possibile, quella che vede appunto planimetria, opuscolo, itinerario e memoria formare idealmente la stratificazione di cui la scrittura (a questo punto necessariamente asemica) si fa iconicamente portavoce.
È una mediazione elevata alla quinta potenza. L’humus culturale di formazione di Carrarini, quella stagione fervida degli anni ’70 che aveva ben digerito l’Arte Povera ma che guardava molto anche all’estero, si riverbera insomma per tutto l’arco della produzione dell’artista.
Non nel senso, però, di una cristallizzazione estetica (da cui Carrarini si salva proprio staccandosi dal gusto un po’ voyeuristico di alcune branche dell’asemico); semmai nella consapevolezza che, se arte concettuale deve essere, non può che esserlo riflettendo continuamente se stessa nella propria storia, e cioè convocando, a ogni sua apparizione, tutti i livelli che di volta in volta in quarant’anni è riuscita a scovare.
Visitare un’esposizione fotografica è solo il primo layer su cui Menabò costruisce la propria struttura frattale, e al lettore che visita il Museo Diocesano, adesso, è data in sorte una piccola esperienza di tutte le mediazioni possibili. Il suo sguardo diventa compartecipe della forma-museo e lo spazio e l’opera smettono di essere neutri».
Presentazioni: Maria Teresa Ciprari | Antonio Francesco Perozzi | Alain Vidal
Palestrina (Rm) | 1 – 30 Giugno 2026: Palazzo Vescovile, Via Roma 23
Inaugurazione: Venerdì 5 Giugno dalle ore 17.00 alle ore 23.00
Solo Venerdì: 9.30 – 12.30 | 15.30 – 18.30
È possibile visitare la mostra tutti gli altri giorni, compresi i festivi su prenotazione
tel: 06.9534428
email: museodiocesano@diocesipalestrina.it
Incontro con l’artista: Sabato 13 Giugno alle ore 17.00
Italo Carrarini (Tivoli, 1953)
Nei primi anni ’70 progetta e realizza performances e installazioni site-specific.
Sempre in quegli anni svolge le prime ricerche nel campo della scrittura asemantica poi confluite nel più recente ciclo delle Trascrizioni. Tra gli anni ’80 e ’90 inserisce nel suo lavoro alcuni aspetti del “quotidiano” articolandoli in Adempimenti d’Ufficio e in Attività del Tempo Libero.
Dal profondo richiamo della “datascida artistica” escursionistica discendono i numerosi interventi che da oltre quarant’anni vengono contrassegnati con il marchio Camminare ad Arte.
Nel 2002, seguendo l’innato spirito bioregionalista, si trasferisce in un’area rurale poco distante da Tivoli dando vita all’operazione Per la Rinascita della Campagna: un articolato programma di interventi ciclici di grandi dimensioni e di forte impatto visivo realizzati su scala museale nel fondo agricolo di Colle Passero.
Ha tenuto numerose mostre personali e partecipato a rassegne collettive in Italia e all’estero.





