Nella Lettera pastorale del Vescovo Mauro

Continuiamo il nostro viaggio nella lettera pastorale del Vescovo “voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione Santa” che ha come centro la riscoperta del nostro battesimo, della nostra identità e vocazione.

Dopo aver analizzato la necessità di riscoprire la freschezza degli inizi in una situazione di crisi generale, la lettera pastorale si sofferma sull’importanza di imparare ad essere figli proprio guardando Gesù, di essere così figli nel Figlio. Innanzitutto Gesù era consapevole di essere stato inviato per una missione.

Uno dei doni che ci viene dal battesimo è la visione della nostra vita come un regalo di Dio che porta dentro un progetto. Noi non siamo al mondo per caso o per fare cose piccole e banali.

I cristiani sono chiamati allo straordinario e per fare cose straordinarie c’è bisogno della vita eterna, una vita che non è limitata da nessuna morte.

Per amare un coniuge, per mettere al mondo ed educare figli, per lavorare in maniera onesta, per donarsi totalmente agli altri, per fare le cose più alte della vita c’è bisogno di questa chiamata dall’alto che tutti quanti abbiamo e che è necessario educare, far uscire, far emergere dal nostro cuore. Questo vuol dire imparare a ragionare da figli, e non da orfani. Non c’è da inventarsi niente nella vita, c’è solo da non cedere all’oscurità che ci portiamo dentro, e continuare a credere alla luce che è stata accesa in noi nel battesimo, assecondando come figli l’opera di Dio Padre. (Continua)

Daniele Masciadri