Olevano alla Ss.ma Trinità

Il pellegrinaggio alla Trinità di Vallepietra suscita sempre tantissime emozioni a chi parte ma anche a chi vive l’atmosfera che ci circonda solo da spettatore. Ed ogni anno sono sempre emozioni diverse dal precedente.

Già dal Triduo di preparazione, con la vestizione di 6 nuovi Confratelli della Confraternita Pia Associazione SS Trinità di Olevano Romano, durante la messa del terzo giorno celebrata dal Referente Diocesano delle Confraternite, Don Enrico Pinci, già parroco della parrocchia di San Rocco ad Olevano, che nella sua omelia ha ringraziato le confraternite della Madonna del Rosario di Genazzano e della Madonna delle Grazie di Capranica Prenestina e Sant’Antonio Abate di Olevano, che sono intervenute all’evento.

Ha poi ricordato alcuni trascorsi della sua esperienza nella nostra comunità, soprattutto riguardanti proprio le modalità di pellegrinaggio e la figura di spicco dell’allora presidente della “compagnia”, Peppone (Giuseppe Ronzani), uomo dall’animo buono e la voce squillante, che guidava il canto “Viva viva”. Ha nominato poi i fratelli Fernando e Davide, figli di Peppone, oggi presenti nella Confraternita che seguono le orme del papà. Ha ricordato anche Don Umberto Carletti che gli ripeteva sempre di battere i pugni sulla ringhiera quando si sarebbe affacciato dal balcone della chiesa di San Rocco per salutare i pellegrini di rientro da Vallepietra.

Giovedì 27 poi la messa delle 21 e la successiva fiaccolata che sancisce la partenza vera e propria del pellegrinaggio. Lo stendardo viene portato in processione dalla chiesa di Santa Margherita alla chiesa di San Rocco da dove, da sempre , si parte alla volta del monte della Tagliata. Ora la partenza viene effettuata alle 6,30 del venerdì mattina, subito dopo la messa delle 5,30, diversamente dagli anni passati quando la Compagnia si muoveva, prima la sera alle 20,00, poi alle 18,00, dopo la messa delle 17 celebrata in contemporanea con quella celebrata a Monte Livata per i pellegrina che transitano per quella strada.

Con il dopo Covid sono state riviste alcune dinamiche ed orari, oggi apprezzati dalla maggioranza dei pellegrini.
Nell’omelia del mattino, don Ciriaque ha commentato l’episodio del Vangelo del giorno, “quando Gesù passando con gli apostoli, nei pressi di Betania, vide un albero di fichi pieno di sole foglie, senza frutto e fuori stagione, lo maledì. Al loro ritorno, lo trovarono secco”. Ai pellegrini presenti ha detto di non essere come l’albero, ma di portare il frutto sempre, anche fuori stagione, quindi di essere pellegrini e buoni cristiani, oggi, che è il giorno stabilito ma anche domani, quando non è previsto nessun cammino da effettuare, “fuori stagione”.

Da decenni, gli olevanesi, percorrono due strade distinte per raggiungere la mèta, quello classico della Confraternita, da molti ancora definita “Compagnia”, attraverso Affile, Altipiani di Arcinazzo; il secondo attraverso il Monastero di Santa Scolastica di Subiaco, Monte Livata, Monte Autore. Non ha importanza la strada che si percorre ma la mèta, e come si predispone il cuore lungo il cammino. Ma con l’ingresso al Santuario si ricongiungono tutti i pellegrini, un fiume di fedeli blocca il percorso a tutte le altre compagnie e la potenza del coro da tenori copre anche il suono degli organetti e delle trombe degli altri gruppi. Forse anche per questo il parroco chiedeva di essere pellegrini tutto l’anno, anche fuori stagione, per non far morire la Fede come l’albero di fichi.

Sulla strada di ritorno continua la commozione col saluto e l’abbraccio simbolico degli stendardi delle Compagnie di Olevano e Bellegra, che si incontrano puntualmente ad Affile e la forte emozione che a qualcuno non fa trattenere le lacrime, di gioia, con gli applausi di tutti i pellegrini che sembra non riescano a fermarsi.

All’ingresso ad Olevano c’è il saluto e la benedizione in piazza San Rocco da parte del parroco, poi il successivo arrivo nella chiesa di Santa Margherita, con lo stendardo atteso da una moltitudine di persone e pellegrini, che cantano a squarciagola e con voce potente il classico inno alla Trinità “Viva viva”, prima dell’inizio della Messa Vespertina, ed infine il meritato riposo.

Fabrizio Lanciotti