Omelia alla Santa Messa del Mandato ai Giovani

Zagarolo, Parrocchia di Santa Maria Regina in Valle Martella, Sabato 2 agosto 2025

Cari amici,

con questa Messa e con il mandato che darà inizio al pellegrinaggio a piedi verso l’area di Tor Vergata giungiamo ai giorni clou del Giubileo dei Giovani. Stasera ci incontreremo con il Papa, i Vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i seminaristi, e soprattutto con altre centinaia di migliaia di giovani e ragazze che sono giunti a Roma per celebrare insieme il loro Giubileo da tutto il mondo.

Per felice coincidenza la prima lettura di stamane, sabato della XVII domenica del Tempo Ordinario, tratta dal Libro del Levitico, ci parla proprio del Giubileo che per noi cattolici fu indetto su richiesta dei cosiddetti “Romei” i pellegrini che si recavano sulle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo nel 1300 da Papa Bonifacio VIII ma che ha radici ben più antiche e che risalgono appunto a Mosè. Si celebrava, come abbiamo sentito, ogni sette settimane di anni, ogni 50 anni ed era annunciato dal suono del jobel – da cui Giubileo – il suono del corno di ariete. Era un anno di liberazione: schiavi e carcerati venivano messi in libertà, chi era lontano tornava alla propria terra, il terreno veniva lasciato riposare (cioè non lo si arava e seminava) e ci si accontentava per mangiare di quello che il terreno avrebbe prodotto da sé. La terra che caso mai negli anni era stata conquistata o divisa tornava al proprio legittimo proprietario originale. Nessuno doveva fare torto nel momento della vendita o dell’acquisto di qualcosa al proprio prossimo. Nessuno doveva opprimere il proprio prossimo. Insomma era un anno in cui esercitarsi a temere Dio, ossia riconoscere Lui come creatore e Padre e le sue creature si dovevano riconoscere di Dio e fratelli e sorelle tra loro.

Un anno che, alla luce della passione e morte di Cristo, per noi assume un significato nuovo. È Lui, infatti, il vero Giubileo. È Lui infatti che si proclamò alla Sinagoga di Nazareth come colui sul quale si posò lo Spirito del Signore ed è venuto per ridare la vista ai ciechi, la libertà ai prigionieri, per proclamare l’anno di grazia del Signore!

È Gesù il Giubileo che con la sua passione, morte e risurrezione perdona i nostri peccati e ci dà la speranza di giungere un giorno, senza colpe e peccati, là dove Lui sarà tutto per noi. Là dove ci sarà la vita per sempre e ognuno non sentirà la necessità di avere più dell’altro perché Dio sarà tutto in tutti.

Nella storia cristiana, come vi dicevo, il Giubileo è stato rilanciato come un grande perdono che i pellegrini implorarono da Papa Bonifacio VIII e che lui concesse. Il nostro Giubileo allora non è una restituzione di terra, non è una esperienza sociale, ma è una esperienza di libertà.  Il Giubileo e spero che in questi giorni questa sia stata e soprattutto stasera e domani sia una esperienza di liberazione e di rinnovamento dove il pellegrinaggio è immagine di un cammino che facciamo sostenuti dalla presenza di Dio, dalla sua grazia e dal suo perdono verso una meta, la meta eterna. Un viaggio che non facciamo da soli ma con Lui che sempre ci accompagna e con tanti altri fratelli e sorelle, con il mondo intero al quale testimoniamo la speranza che Dio porta nel mondo che nonostante sia corrotto è guidato da un Dio fedele, che ama l’uomo e sempre lo perdona purché rimanga in cammino, in movimento, in stato di permanente pellegrinaggio con Lui e verso Lui.

Nel Vangelo, però, abbiamo ascoltato come qualcosa di contrastante. Il martirio di Giovanni il Battista.

Giovanni, uomo giusto, denuncia il peccato con coraggio e paga il prezzo più alto: viene ucciso perché denunciò che Erode aveva un rapporto con la moglie di suo fratello.

In occasione di questo Giubileo che rimarrà impresso nella vostra mente e nei vostri cuori vorrei tanto che vi sentiste come incentivati a progettare e vivere la vostra vita nella piena fedeltà a Cristo che può costare, come costò a Giovanni, ma che rende veramente liberi!

Anche oggi seguire Cristo può richiedere scelte difficili e controcorrente. Vi domando: siete pronti a mettere al centro la giustizia e la santità anche quando può costare molto? In un mondo dove non c’è rettitudine morale e dove pare che la logica della danza e del capriccio di Salome che portarono alla morte di Giovanni Battista paiono farla da padrone, siete disposti a rimanere sempre dalla parte della verità? La verità, cari amici, è quella che troviamo nel Vangelo, è quella che ci ha annunciato Cristo e che la Chiesa da oltre 2000 anni non fa altro che riproporre nel Catechismo per il nostro bene. La verità non muore ma continua con Cristo anche dopo la morte del Battista. E noi come possiamo essere voce della Verità nella nostra società? Come possiamo affrontare le nostre “danze” di compromesso con il male? Da che parte desideriamo stare?

Nel giubileo, nell’anno santo della liberazione, ciò che noi dobbiamo far riposare non è più la terra – che sicuramente va rispettata e non sfruttata – ma è soprattutto il nostro cuore, che deve essere libero da ogni forma di schiavitù: dal peccato, dall’ingiustizia, dall’egoismo.

Il Giubileo è l’opportunità per riportare tutto alla sua origine, alla giustizia che Dio ha pensato per noi come restituzione a Lui delle nostre relazioni, del nostro cuore, della nostra vita. Ma questo processo di liberazione ha un prezzo, come ci ricorda il martirio di Giovanni Battista. È il prezzo della verità e della giustizia che spesso sono ostacolate dal potere e dalle convenienze terrene, da quel “così fan tutti”, “così pensano tutti” che mi porta a vivere nel compromesso con il male, il peccato, la non verità … mi portano ad accettare di chiamare bene ciò che bene non è fino a pensare che anche la vita degli altri possa essere qualcosa a mia disposizione.

Giovanni Battista stamattina ci invita a non avere paura di vivere la verità anche quando questa ci costa, anche quando ci espone al rischio di essere presi in giro, di essere incompresi, bullizzati, perseguitati.

Se vivremo così allora avremo fatto veramente il Giubileo, avremo fatto e faremo l’esperienza della libertà che viene soltanto da Dio e dalla nostra capacità di mettere liberamente la nostra vita nelle sue mani, mani di Colui che veramente ci ama, ci perdona e ci rende veramente liberi perché Lui e solo Lui è libero dal peccato e dalla morte. Nelle mani di Colui che ci permette anche oggi, domani e sempre di lodarlo insieme a tutti i popoli della terra! Amen.

+ Mauro Parmeggiani
Vescovo di Tivoli e di Palestrina