Tivoli, Cattedrale di San Lorenzo Martire, Domenica 29 marzo 2026
Carissimi,
con questa celebrazione diamo inizio alla Settimana Santa. La Settimana nella quale faremo esperienza della nostra fragilità, del nostro poco amore verso il Signore ma anche e soprattutto del suo grande amore verso di noi, un amore che Gesù ci insegna donandoci la sua stessa vita.
Il racconto della passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo l’evangelista Matteo che abbiamo appena ascoltato ci presenta Gesù a tavola con i Dodici e, mentre stanno cenando, si rivolge a loro dicendo: “Uno di voi mi tradirà!”.
Allora essi, profondamente rattristati, incominciano a chiedergli uno per uno: “Sono forse io, Signore?”. Anche Giuda, il traditore, prendendo la parola, gli dice: “Sono forse io, Rabbì?” e Gesù gli risponde: “Tu l’hai detto”. Ma uno dovrebbe sapere se è traditore o no; che bisogno avevano di chiederlo a Cristo? Giuda è ipocrita fino alla fine, ma gli altri? Perché chiedono “Sono forse io?”.
Io ritengo che questa domanda che ciascuno pone a Gesù sia stata riportata dall’evangelista Matteo per farci comprendere che tutti siamo traditori – chi più chi meno – di Gesù.
In fondo Gesù aveva detto a Giuda che era lui il traditore. In un contesto normale ci saremmo aspettati la rivolta da parte degli Undici per difendere il Maestro e invece no. La cena, secondo il racconto di Matteo, procede serenamente.
È un modo per farci capire che ciascun cristiano davanti al mistero della passione e morte di Gesù per noi deve porsi la domanda: sono forse io un traditore?
Giuda certamente è il modello dell’antidiscepolo, cioè colui che coltiva nel proprio cuore progetti opposti a quelli di Gesù. Giuda è modello di chi è disposto a tradire la propria fede per amore del denaro e che è pronto a mettersi a capo di coloro che lottano contro le forze del bene.
Ma anche noi, se siamo veri discepoli, non dobbiamo illuderci di essere perfetti ed immuni da questo pericolo. Il pericolo sempre in agguato di tradire Gesù.
Qualche settimana fa ho partecipato a un incontro di formazione per educatori di adolescenti ed abbiamo iniziato con una esperienza. Tutti eravamo ad occhi chiusi e mentre veniva letta la definizione della parola “fragile” due animatori passavano tra tutti i partecipanti – dal Vescovo, allo psicologo relatore, ai sacerdoti, tutti … – ad attaccare sui vestiti una etichetta adesiva rossa, di quelle che si attaccano sui pacchi che contengono cose delicate e con su scritto “fragile”. Aperti gli occhi ci siamo resi conto che siamo tutti fragili. E così davanti all’amore di Dio che in Gesù si dona per noi, facciamo bene a domandarci tutti: “Sono forse io?”, ossia a scoprirci un po’ tutti traditori. Non lo vorremmo ma spesso, anche in buona fede, possiamo trasformarci da discepoli a traditori di Gesù, fare il gioco dei nemici della vita.
Pensiamo soltanto al ripudio della violenza. Siamo tutti d’accordo a parole di ripudiare la violenza così come a rifiutarci di usare le armi. Gesù a Pietro che aveva tratto la spada dal fodero per difendere il suo Maestro dice: “Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che usano la spada periranno di spada”. Tertulliano, un famoso apologeta del II-III secolo, commentava: “Disarmando Pietro, Gesù ha tolto di mano le armi ad ogni soldato!” e dopo di lui, alcuni decenni dopo, il biblista Origene scriveva: “Noi cristiani non impugniamo più la spada, non impariamo più l’arte della guerra, perché attraverso Gesù siamo diventati figli della pace”. I primi cristiani non avevano dubbi: il discepolo di Cristo deve essere disposto, come il Maestro, a dare la vita per il fratello, mai e per nessuna ragione ucciderlo.
E invece noi vediamo che le guerre non finiscono mai. E non mi riferisco soltanto alle grandi guerre che ormai invadono il mondo a partire dalla Terra di Gesù, a tutto il Medio Oriente, l’Africa, l’Europa dell’est, ecc. ma anche alle piccole guerre di casa nostra, alle liti che forse senza l’uso di armi tuttavia uccidono il prossimo anche solo con le parole.
La domanda: “Sono forse io?”, Signore a tradirti anche oggi, è allora una domanda che possiamo e forse dobbiamo porci tutti anche noi, in particolare all’inizio di questa Settimana Santa.
Ponendoci in questi giorni in un costante confronto con la Parola di Cristo e con il gesto sommo del suo amore potremo sicuramente evitare ingenue e arroganti sicurezze e tragiche illusioni e rispondere “sì” forse sono anche io tra quelli che ti tradiscono e per questo ho bisogno dell’amore di Cristo, del Tuo amore, che giunge fino a dare la vita per me.
Che questa Santa Settimana spazzi via dai nostri cuori ogni forma di tradimento rispetto all’amore che Gesù ha realizzato donando la vita per noi sulla croce. All’odio Gesù ha risposto con l’amore introducendo nel mondo una novità e un principio di vita. In questa Settimana sentiamo questo amore tutto rivolto a noi affinché anche se fragili e traditori sappiamo accoglierlo e trasformare la nostra vita.
Finché ci sentiremo traditori di Gesù e dei fratelli non sperimenteremo mai la gioia ma se proveremo a lasciarci amare da Gesù e ad amare come Gesù ha amato allora giungeremo alla gioia della Pasqua.
Il racconto della passione secondo Matteo termina parlando delle guardie poste a custodia del sepolcro: sono il segno del trionfo del male. La loro presenza pare testimoniare che il giusto è stato vinto, il liberatore ridotto al silenzio, chiuso per sempre in un sepolcro.
È l’esperienza che tutti facciamo: il male dà sempre l’impressione di essersi assicurato un trionfo definitivo, tale da far considerare sogni le speranze di giustizia del povero, del debole, dell’indifeso. E ci verrebbe voglia di cedere alle nostre fragilità, al nostro peccato, al nostro tradimento nei confronti dell’amore di Gesù.
Dio però assicura il suo intervento, inatteso: un suo angelo farà rotolare ogni pietra che impedisce il ritorno alla vita e al termine di questa Santa Settimana contempleremo come l’angelo si siederà vittorioso su questa pietra che sembrava suggellare la morte del giusto tradito. I soldati, posti a difesa dell’ingiustizia e dell’iniquità, fuggiranno atterriti dalla luce del Risorto.
Questa verità che fin da oggi desideriamo assaporare, la verità della Pasqua, ci insegni a perseverare nell’amore, nella fedeltà alla Parola di Dio che è parola di verità, di amore e di perdono. Ci insegni a non cedere alla tentazione del tradimento e se dovesse accadere che sappiamo sempre aprirci all’amore, al perdono, alla misericordia che Gesù ha portato nel mondo trasformando la sua sconfitta in vittoria, la sua morte in nascita, la sua tomba in un grembo dal quale è stato tratto fuori per una vita senza fine. Amen.
+ Mauro Parmeggiani
Vescovo di Tivoli e di Palestrina












