Omelia alla Santa Messa della fine dell’Ottavario di Sant’Agapito Martire 2025

Palestrina, Cattedrale di Sant’Agapito Martire, Lunedì 25 agosto 2025

Cari amici,

con questa Messa terminano gli otto giorni durante i quali abbiamo festeggiato Sant’Agapito, nostro patrono.

Stasera, poi, ricordiamo anche, nella preghiera e nella celebrazione della Messa, Camilla Cecconi, una giovane che esattamente un anno fa ci lasciava improvvisamente, vittima di un incidente stradale.

Agapito e Camilla …

Due settimane fa un sacerdote di fuori che è venuto qui vedendo in sagrestia il manifesto che annunciava questa Messa mi ha chiesto chi fosse Camilla Cecconi?

Nella semplice risposta che gli ho dato penso ci sia il “gancio” tra Camilla e Agapito. Camilla era una giovane di Palestrina. Una giovane come Agapito …

Agapito e Camilla hanno avuto dunque in comune la “giovinezza”, una giovinezza spesa bene, ed ancora hanno avuto in comune l’incontrare sorella morte in giovane età.

Agapito a soli 15 anni. In un’epoca a noi lontana: morì infatti nel 274, il 18 agosto. Divenuto cristiano fu fedele al Signore e non accettò quanto l’Imperatore Aureliano e i suoi funzionari tentavano di imporgli: rinunciare alla sua fede, alla sua religione per aderire alla religione di Stato. Aureliano vedeva male, infatti, che si aderisse al cristianesimo perché poteva mettere in crisi i commerci che si facevano presso i templi dell’Imperatore. Agapito rifiutò. In Cristo aveva trovato la sua vera fortuna, un tesoro prezioso da non barattare in cambio di nessuna altra cosa e rimase cristiano. Fu torturato, lusingato dalla ricchezza e bellezza del Tempio della dea Fortuna primigenia, ma rimase incrollabile nella fede: aveva trovato Cristo, la vera fortuna dell’uomo perché da Lui possiamo imparare a vivere e morire per amore, se siamo fragili riceviamo il perdono, se moriamo ci assicura la vita eterna dopo la morte. Agapito fu così ucciso, come dicevo, a soli 15 anni in odio alla fede. Morì martire e da allora noi lo veneriamo come nostro Santo protettore.

Camilla no. Non è morta martire né la dobbiamo venerare come Santa anche se la sua breve vita, i suoi pochi scritti, la sua fede giovane e dirompente, possono farcela pensare come una di quelle “sante della porta accanto” che Papa Francesco ci ha detto di saper scovare nei tanti che vivono la fede intorno a noi, che forse non saranno mai beatificati dalla Chiesa ufficiale, ma hanno vissuto o hanno cercato di vivere al meglio il Vangelo.

Camilla è morta mentre andava alla Messa domenicale, era impegnata nell’Azione Cattolica della sua parrocchia, aveva fatto suo il programma di vita: “Non scoraggiarsi, non perdere tempo”, aveva imparato ad avere una speciale compassione per i poveri e i bisognosi. Di ritorno dalla Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona, nell’estate del 2023, aveva sintetizzato la sua esperienza con tre parole che le erano rimaste impresse: “Brillare, Ascoltare, Non temere”. E così, pensando alla sua giovane vita, ha brillato nelle tante opere buone con le quali ha cercato di riempire le sue giornate. Ha saputo ascoltare la Parola di Dio ma anche i tanti amici e amiche, i ragazzi della parrocchia che avevano in lei una buona educatrice. Ha saputo “Non temere”. È interessante ciò che è stato trovato nel suo diario. “Durante la confessione – aveva scritto – ho espresso la mia paura di scegliere il male per il futuro anche involontariamente. Il prete che mi ha confessato mi ha detto che l’unica cosa di cui avere paura è perdere Dio” e ha poi continuato ad annotare: “Ho capito il timore di Dio, la paura di perdere Dio”.

Sì Camilla ha brillato fino alla fine e noi stasera preghiamo perché il Signore le conceda la pienezza eterna della vita. Al termine della GMG di Lisbona aveva scritto: “Allora spero Signore di riuscire a raccontare sempre di Te, anche attraverso esperienze come questa”. E ricordiamo come pochi giorni dopo la sua morte sarebbe dovuta andare in Africa per una piccola esperienza missionaria.

Agapito e Camilla, dunque, due giovani. Distantissimi nel tempo ma vicini nell’amare e nel testimoniare il Signore. Due giovani che gridano con la loro vita ed il loro esempio a tutti noi e a chi è giovane in particolare: non buttate via la vita, vivete al meglio ogni momento che vi è dato, amate, perdonate, servite, riempitevi di amici, ascoltate, esortate tutti a lasciare il male e a scegliere il bene.

Vorrei pertanto che stasera rimanessero impressi nei vostri cuori e nelle vostre menti.

Essi ci insegnano almeno 5 cose che ho provato ad elencare:

  • La vita è un dono che viene da Dio e va spesa bene. Non sappiamo quanto potrà durare ma l’importante è che gli anni che abbiamo, che abbiamo oggi, senza rimandare a un domani che non sappiamo se ci sarà, li viviamo bene ossia vivendo il Vangelo giorno per giorno, in ogni istante … vivendo il Vangelo che si riassume nel comandamento dell’amore a Dio e al prossimo.
  • La vita va vissuta con una fede che sia operosa. San Paolo – lo abbiamo ascoltato nella prima lettura – scrivendo ai cristiani della comunità di Tessalonica si rallegrava con loro e rendeva grazie a Dio per loro, per l’operosità della loro fede, la fatica della loro carità e la fermezza della loro speranza nel Signore nostro Gesù Cristo.

Cari amici, in particolare a voi mi rivolgo, cari giovani: vivete di fede, speranza e carità!

Oggi non è facile vivere di fede, fidarsi di Dio più che di noi stessi e di quanto il mondo ci propone. Eppure se accettiamo di credere in Dio vivremo bene. Forse saremo criticati, presi in giro … ma poi diverremo riferimento per i tanti, troppi, che vivono come se Dio non esistesse e bruciano la loro vita dietro felicità effimere. La morte, vedete, può arrivare a tutte le età ma se uno aderisce con la fede al Signore rimane sempre giovane. Agapito, Camilla … sono rimasti giovani non perché morti giovani ma perché la fede li ha mantenuti tali e con le caratteristiche tipiche dei giovani: il coraggio, la gioia, l’amore verso gli altri, capaci di carità, capaci di sperare non in cose piccole ma in cose grandi, di andare controcorrente. Capaci anche di pensare alla morte senza paura e farla diventare un gesto di amore, una testimonianza. Camilla, al momento della maggiore età, aveva scelto di donare i suoi organi in caso di morte. E così è stato.

  • Ci invitano a mettere Lui, il Signore, al centro della nostra vita e delle nostre azioni. Cari amici, forse ci pensiamo poco, ma grazie al Battesimo che abbiamo ricevuto siamo stati scelti da Lui come ha ricordato sempre San Paolo ai Tessalonicesi. Scelti grazie al Vangelo che ancora oggi si diffonde tra noi tramite il comportamento di tanti bravi cristiani. Un comportamento che è stato quello di Camilla, di Agapito ma che è anche quello di tanti altri cristiani che dobbiamo individuare, ai quali guardare e domandarci quale sia il loro segreto e se non sia possibile che diventi anche il nostro? Un comportamento che parla con i fatti, più che con le parole, di Vangelo. Un Vangelo che dobbiamo ascoltare nel profondo del cuore, pregare cioè metterci a nudo davanti a quanto ci dice con semplicità perché poi lo mettiamo in pratica.
  • Un altro insegnamento.

Da dove Agapito e Camilla hanno trovato la forza per vivere da cristiani controcorrente? Sicuramente nell’Eucaristia! Camilla è morta mentre andava a partecipare all’Eucaristia, alla Messa domenicale. L’Eucaristia che era il suo incontro con il Signore e con la comunità, l’Eucaristia che sostiene nel cammino della vita perché è Cristo stesso che morto e risorto si dona a noi come pane da mangiare e desidera trasformarci in Lui affinché anche noi diveniamo pane spezzato per gli altri.

  • Infine possiamo chiederci ma dove va il cammino di un cristiano? Va con speranza verso l’eternità. Là dove non ci sarà più né morte, né lutto, né lamento perché saremo uno con Dio che ci ama e al termine del cammino terreno ci attende in un abbraccio eterno.

Una presenza, quella di Dio che ci viene incontro affinché la accogliamo per essere nostra compagna nel cammino della vita oggi e poi per sempre quando questo cammino terminerà.

Cari amici, continuiamo questa Messa. Ringraziamo Dio per i doni di Agapito e di Camilla. Per Camilla preghiamo e ad Agapito chiediamo che interceda per tutti i giovani affinché trovino il coraggio della fede, il coraggio di fare scelte belle e generose per il Signore e per gli uomini e le donne del loro tempo, e siano capaci di dire “sì” a ogni chiamata che Lui, tramite gli incontri, le occasioni della vita, fa sentire al cuore di ciascuno affinché la vita sia eternamente giovane. Amen.

+ Mauro Parmeggiani
Vescovo di Tivoli e di Palestrina