Tivoli, Cattedrale di San Lorenzo Martire, Mercoledì 24 dicembre 2025
Carissimi fratelli e sorelle, buon Natale!
Lasciando da parte per un attimo tutto ciò che circonda il Natale: cene, luci, regali, musiche … vorrei che durante questa Messa ci fermassimo in ginocchio, in preghiera, con il cuore aperto davanti al mistero che celebriamo questa notte.
Il mistero della nascita di Gesù che celebriamo durante la notte perché appaia ancor più intensamente il contrasto con la luce che è Lui, Cristo, Luce che è nata tra le tenebre del mondo di ieri, luce che nasce tra le tenebre del mondo di oggi, luce che nasce per vincere il buio e continuare a darci speranza, ad essere come la stella polare verso la quale puntare nel cammino della nostra vita. Ad essere la nostra vera ed unica speranza!
Nella seconda lettura, l’autore della lettera a Tito scrive: “È apparsa la grazia di Dio!”.
Sì, stanotte noi gioiamo non per l’atmosfera del Natale … ma perché Dio ha inviato nel mondo suo Figlio, Gesù, che è la Grazia apparsa in questo mondo 2025 anni fa. Grazia è un termine biblico che indica la tenerezza, l’amore, la bontà di Dio. Ebbene, questa benevolenza di Dio si è resa visibile, si è manifestata in Gesù per annunciare la salvezza per tutti gli uomini.
Per tutti gli uomini e le donne di ogni tempo e luogo!
Se in questa notte santa il Figlio di Dio fosse venuto dal cielo per annunciarci un messaggio di salvezza solo per i buoni, per coloro che osservano fedelmente i suoi comandamenti, non avremmo motivo per esultare, non avremmo motivo per festeggiare il Natale, non verremmo inondati di una nuova luce. Avremmo sentito ribadire ciò che per secoli era stato ripetuto: chi rispetta la legge di Mosè e i suoi precetti è amato da Dio, gli altri sono invece spregevoli e abietti.
La gioia, invece, diventa incontenibile come vorrei che fosse per tutti la gioia di stanotte, quando ci rendiamo conto che il Figlio di Dio parla di salvezza per tutti gli uomini. Per tutti! Perché è grazia, è dono gratuito che ci viene elargito al di là della nostra fedeltà – sempre vacillante – ma perché Lui è fedele all’uomo!
Questa luce che vince le tenebre del peccato e della morte, questa luce che è la nostra speranza, che orienta il senso della nostra vita perché è amore e solo l’amore ci cambia, è nata realmente, non è una favola che può passare fuori moda ma che si è fatta carne a Betlemme di Giudea durante l’Impero di Cesare Augusto, in tempo di pace, durante un censimento. Come a dire che il Figlio di Dio non è una invenzione, non è una suggestione … no, il motivo vero del Natale è che il Figlio di Dio si è inserito nella storia universale, che è divenuto cittadino del mondo a Betlemme, un piccolo villaggio di pastori sui monti della Giudea dove Giuseppe, discendente della famiglia di Davide da cui doveva venire il Messia salì con Maria per farsi censire e proprio lì, dove secondo la profezia di Michea – “E tu, Betlemme di Efrata, da te uscirà colui che deve essere il dominatore di Israele” (Mic 5,1) – doveva nascere il Messia, nasce Gesù.
Ma come sempre Dio sovverte i valori del mondo. Tutti ci saremmo aspettati la nascita del Messia in un palazzo reale e invece nasce in un angolo di una stalla, deposto là dove mangiavano gli animali, in un luogo sporco e pieno di germi, deposto con tutto l’amore possibile da sua madre che come tutte le mamme si sarà presa cura di Lui in maniera specialissima. Il nostro Dio nasce così: povero, senza assecondare i nostri sogni meschini di grandezza e potere.
Entra nella storia il Figlio di Dio con i tratti della debolezza, indifeso, tremante, che si affida alle mani di una donna. Questa nascita in una situazione di provvisorietà, di precarietà, di povertà non è una fase transitoria nella vita di un Dio che poi riprenderà il suo abbagliante splendore e si rivelerà in tutta la sua forza. No! In Gesù adagiato nella mangiatoia è invece presente in pienezza il vero, eterno Dio, “scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani” (1Cor 1,23).
La luce che viene a illuminare questa notte, dunque, è la luce di un Dio che per amarci, squarcia il buio dei nostri muri di peccato, di indifferenza, di rifiuto … con delicatezza affinché tutti possiamo accogliere l’amore che viene a portare.
Nel Vangelo ci è narrato a chi per primo si manifesta il Dio con noi, il Bambino di Betlemme. Ai pastori. Che non erano per niente gente semplice e buona, innocente e onesta, stimati da tutti … Erano catalogati tra i più impuri degli uomini, conducevano una vita non troppo diversa da quelle delle bestie che pascolavano, non potevano entrare nel Tempio per pregare, non erano ammessi a testimoniare in un Tribunale perché inattendibili, falsi, disonesti, ladri, violenti. I rabbini dicevano che difficilmente i pastori e i pubblicani – coloro che riscuotevano le tasse – potevano salvarsi perché avevano tanto rubato che nemmeno loro erano in grado di ricordare quanti avevano danneggiato. E non potendo restituire erano destinati alla perdizione.
Ebbene è a costoro che è destinato il messaggio celeste, è a costoro che la luce che infrange il buio della notte appare e viene così annunciata la gioia di questa notte, la gioia del Natale, la gioia che dovrebbe sempre scaldare i nostri cuori, farci sperare sempre, la gioia che dobbiamo ricuperare aprendoci ad essa ogni giorno sempre di più: “Ecco – dice l’angelo con quel termine “ecco” che nel Vangelo introduce sempre qualcosa di nuovo – vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, per voi, è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore”.
Collocatosi tra gli ultimi fin dall’inizio della sua vita terrena, Gesù viene per gli ultimi, per i peccatori e non per i “giusti” che si attendono una parola di amore, di liberazione e di speranza da Lui!
Cresciuto Gesù continuerà a stare vicino a queste persone: parlerà il loro semplice linguaggio, userà paragoni, parabole, immagini del loro mondo per farsi comprendere, parteciperà alle loro gioie e alle loro sofferenze, starà sempre dalla loro parte e non da quella di chi vorrebbe emarginarli.
Comprendete perché all’inizio di questa mia omelia vi avevo chiesto di lasciare da parte ciò che il nostro mondo costruisce e ci ha fatto costruire intorno al Natale? Un Natale nel quale caso mai non c’è nemmeno posto per Gesù, che caso mai anche nei canti tipici di questo tempo elimina la parola Gesù?
Perché il vero Natale è Gesù che nasce povero tra i poveri, e per accogliere Gesù dobbiamo comprendere che anche noi siamo poveri. Che tutte le nostre false sicurezze finiscono davanti a Dio e rimangono solo le nostre fragilità, i nostri peccati, i nostri egoismi … Ma – strano a dirsi – Lui ci ama per questo. Siamo stati creati dal Padre che ha mandato il suo Figlio nel mondo per recuperarci amandoci, amandoci tutti. E se rimarremo anche noi tra coloro che si ritengono poveri lontani dai ricchi ossia da quanti ritengono di non aver bisogno di nessun Salvatore, anzi di un Messia che non corrisponda alle loro attese, che disturbi i loro progetti, che sia piuttosto da eliminare … allora Egli potrà agire in noi, potrà riempirci del Suo amore e noi potremo gioire, vivere in pace perché siamo stati tutti amati e amati potremo tutti amare.
Il Natale lo si vive in famiglia. Perché? Perché a partire da lì e poi nelle comunità cristiane, nei luoghi di lavoro, tra amici, ecc. tutti dobbiamo in questa Notte e nei giorni che seguiranno sentire fortemente che tutti siamo poveri peccatori, nessuno è più grande dell’altro, tutti siamo infinitamente amati dal Dio che è venuto per noi e tutti siamo fratelli, tutti dobbiamo vivere nella fratellanza e nella pace.
Non impareremo grazie alla nostra volontà a fare la pace ma solo contemplando il grande amore di Dio per gli uomini, un amore che ci insegna “a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo”! Amen.
+ Mauro Parmeggiani
Vescovo di Tivoli e di Palestrina











