Omelia alla Santa Messa dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria 2025

Tivoli, Basilica Cattedrale di San Lorenzo Martire, Lunedì 8 dicembre 2025

Signor Vice Sindaco, cari sacerdoti, diaconi, consacrate, fratelli e sorelle nel Signore!

Sulle orme dei nostri avi, anche quest’anno ci troviamo qui per celebrare il Risorto nella solennità della Sua Santissima Madre Immacolata. Sì anche stasera, dopo 369 anni dalla salvezza di Tivoli dalla peste per intercessione di Maria Immacolata, noi ci troviamo insieme per rinnovare il voto che loro fecero a Colei che veneriamo come Immacolata, piena di grazia, senza peccato originale, umile donna del sì alla volontà di Dio, che senza la paura di Adamo ed Eva che si nascosero dalla presenza di Dio dopo il loro peccato, il peccato delle origini, si pose invece davanti a Dio, con umiltà ma con tutta se stessa per essere al suo servizio e a braccia aperte fu ricolmata di grazia ossia di tutto l’amore di Dio, di quell’amore che si è espresso massimamente sulla croce quando Gesù ha dato la sua vita per noi e che a Maria è stato come anticipato per divenire la Madre del Signore, per generare al mondo Colui che per tutti è redentore dell’uomo e della storia.

Cari fratelli e sorelle, come chi prima di noi fece voto all’Immacolata, anche noi dobbiamo stasera rinnovare il voto. Cosa significa? Significa che come Maria è Immacolata perché la grazia di Dio ha agito in Lei, ossia Le è stata data tutta la pienezza di amore che Dio poteva riversare nel suo cuore e nella sua anima per essere la degna madre del Signore, così anche noi dobbiamo vivere puntando a camminare nella storia da “immacolati” perché anche a noi è data la grazia di Dio, pur se in maniera diversa, attraverso i sacramenti ed in particolare il sacramento del Battesimo.

Vivere guardando all’Immacolata significa per noi vivere aperti all’azione di Dio nella nostra storia, personale e comunitaria, saper dire come Maria il nostro “Eccomi!”. Eccomi, sono al servizio del Signore, avvenga per me secondo la Parola che oggi mi rivolge.

Cari amici, se rimaniamo in questa disponibilità sull’esempio di Maria allora il nostro mondo continuerà a salvarsi dalle tante pesti che ancora oggi lo attanagliano.

E quale è la maggior peste che possa far morire l’uomo anche oggi? Quella dell’uomo che non si fida di Dio. Che tentato dalle parole del serpente, cova il sospetto che Dio, in fin dei conti, gli tolga qualcosa della sua vita, che Dio sia un concorrente che limita la nostra libertà e che noi saremo pienamente esseri umani soltanto quando l’avremo accantonato; insomma che solo in questo modo possiamo realizzare in pienezza la nostra libertà. L’uomo – questa è la vera peste che lo attanaglia – vive nel sospetto che l’amore di Dio crei una dipendenza e che gli sia necessario sbarazzarsi da questa dipendenza per essere pienamente se stesso. L’uomo non vuole ricevere da Dio la sua esistenza e la pienezza della sua vita. Vuole attingere lui stesso dall’albero della conoscenza il potere di plasmare il mondo, di farsi dio elevandosi al livello di Lui, e di vincere con le proprie forze la morte e le tenebre. Non vuole contare sull’amore che non gli sembra affidabile; egli conta unicamente sulla conoscenza, in quanto essa gli conferisce il potere. Piuttosto che sull’amore punta sul potere col quale vuole prendere in mano in modo autonomo la propria vita. E nel fare questo si fida della menzogna piuttosto che della verità e con ciò sprofonda con la sua vita nel vuoto, nella morte. Amore invece non è dipendenza, ma dono che ci fa vivere. La libertà di un essere umano è la libertà di un essere limitato ed è quindi limitata essa stessa. Possiamo possederla soltanto come libertà condivisa, nella comunione delle libertà: solo se viviamo nel modo giusto l’uno con l’altro e l’uno per l’altro, la libertà può svilupparsi. Noi viviamo nel modo giusto, se viviamo secondo la verità del nostro essere e cioè secondo la volontà di Dio. Perché la volontà di Dio non è per l’uomo una legge imposta dall’esterno che lo costringe, ma la misura intrinseca della sua natura, una misura che è iscritta in lui e lo rende immagine di Dio e così creatura libera. Se noi viviamo contro l’amore e contro la verità – contro Dio –, allora ci distruggiamo a vicenda e distruggiamo il mondo. Allora non troviamo la vita, ma facciamo l’interesse della morte, ricadiamo nella peste. Sperimentiamo tutti la goccia di veleno del peccato, del peccato originale che Maria non ha conosciuto.

Come ebbe a dire Papa Benedetto XVI, proprio in questa festa dell’Immacolata potremmo pensare che una persona che non pecchi affatto sia noiosa; che manchi di qualcosa nella sua vita: la dimensione drammatica dell’essere autonomi, che faccia parte del vero essere uomini, la libertà di dire no, lo scendere giù nelle tenebre del peccato e del volere fare da sé; che solo allora si possa sfruttare fino in fondo tutta la vastità e la profondità del nostro essere uomini, dell’essere veramente noi stessi; che dobbiamo mettere a prova questa libertà anche contro Dio per diventare in realtà pienamente noi stessi. Con una parola, noi pensiamo che il male in fondo sia buono, che di esso, almeno un po’, noi abbiamo bisogno per sperimentare la pienezza dell’essere. Pensiamo che Mefistofele – il tentatore – abbia ragione quando dice di essere la forza “che sempre vuole il male e sempre opera il bene” (Faust). Pensiamo che patteggiare un po’ con il male, riservarsi un po’ di libertà contro Dio, in fondo, sia bene, forse sia addirittura necessario.

Guardando però il mondo intorno a noi, possiamo vedere che non è così, che cioè il male avvelena sempre, non innalza l’uomo ma lo abbassa e lo umilia, non lo rende più grande, più puro e più ricco, ma lo danneggia e lo fa diventare più piccolo.

Nel giorno dell’Immacolata impariamo dunque che l’uomo che si abbandona totalmente nelle mani di Dio, così come ha fatto Maria, non diventa un burattino di Dio, una noiosa persona consenziente; egli non perde la sua libertà. Solo l’uomo che si affida totalmente a Dio trova la vera libertà, la vastità grande e creativa della libertà del bene. L’uomo che si volge verso Dio non diventa più piccolo ma più grande perché grazie a Dio e insieme con Lui diventa grande, diventa divino, diventa veramente se stesso. L’uomo che si mette nella mani di Dio non si allontana dagli altri, ritirandosi nella sua salvezza privata; al contrario, solo allora il suo cuore si desta veramente ed egli diventa una persona sensibile, libera dalla peste, benevola ed aperta.

Cari amici, la festa dell’Immacolata ci fa comprendere che più l’uomo è vicino a Dio, più vicino è agli uomini. Lo vediamo in Maria. Il fatto che sia totalmente presso Dio è la ragione per cui è anche così vicina agli uomini. Per questo può essere la Madre di ogni consolazione e di ogni aiuto, una Madre alla quale in qualsiasi necessità chiunque può osare rivolgersi nella propria debolezza, nel proprio peccato, perché ella ha comprensione per tutto ed è per tutti la forza aperta della bontà creativa. È in Lei che Dio imprime la propria immagine, l’immagine di Colui che segue la pecorella smarrita fin nelle montagne e nelle spine e i rovi del peccato per prenderla sulle spalle e portarla a casa. Come Madre che compatisce, Maria è la figura anticipata e il ritratto permanente del Figlio. E così vediamo che anche l’Immagine dell’Addolorata, della Madre che condivide la sofferenza e l’amore, è una vera immagine dell’Immacolata. Il suo cuore, mediante l’essere e il sentire insieme con Dio, si è allargato. In Lei la bontà di Dio si è avvicinata e si avvicina molto a noi. Così Maria sta davanti a noi come segno di consolazione, di incoraggiamento, di speranza. Ella si rivolge a noi che forse ci sentiamo ancora impacciati nel seguire il suo Figlio perché coinvolti nella peste del peccato, e ci dice: “Abbi il coraggio di osare con Dio! Provaci! Non aver paura di Lui! Abbi il coraggio di rischiare con la fede! Abbi il coraggio di rischiare con la bontà! Abbi il coraggio di rischiare con il cuore puro! Compromettiti con Dio, allora vedrai che proprio con ciò la tua vita diventa ampia e illuminata, non noiosa, ma piena di infinite sorprese, perché la bontà infinita di Dio non si esaurisce mai!

In questo giorno di festa ringraziamo dunque il Signore per il grande segno della Sua bontà che ci ha donato in Maria, Sua Madre e Madre della Chiesa. E preghiamolo, chiediamogli che ponga Maria sul nostro cammino come luce che ci aiuti a diventare anche noi luce e a portare questa luce nelle notti della storia. Amen.

+ Mauro Parmeggiani
Vescovo di Tivoli e di Palestrina