Omelia alla Santa Messa di Mercoledì 30 Luglio 2025

Palestrina, Convento delle Clarisse, Mercoledì 30 luglio 2025

La Parola di Dio che la liturgia ci propone stamane ci aiuta a continuare a riflettere sulla speranza cristiana.

Non so se avete mai osservato chi gioca al gratta e vinci. Compra un biglietto, gratta i numeri coperti da una patina argentata e spera di vincere. Alcuni, ho osservato, che vincono poco provano ad acquistare con la vincita realizzata altri biglietti oppure se non vincono al primo biglietto ne acquistano un altro e continuano … con la speranza di vincere … È la logica del gioco che a volte porta anche alla povertà (specialmente di molti anziani) … ma ciò che spinge a continuare è la speranza di vincere qualcosa, qualche somma di denaro per stare un pochino meglio …

Così è anche per chi investe acquistando terreni, case … con la speranza che il valore aumenti e rivendendo si ottenga un ricavo. Ed è anche dei commercianti che cercano sempre qualcosa di buono da vendere per realizzare un buon ricavo …

È così che possiamo capire l’azione dell’uomo di cui ci ha parlato il Vangelo di oggi che dà via tutti i suoi averi per acquistare il campo dove sa che vi è nascosto un tesoro di grande valore o del mercante di perle preziose che trovata la perla di grande valore va, vende tutti i suoi averi e la compra.

L’atto di dare via tutti i propri averi non è quindi da intendere come una azione di rinuncia, qualcosa che si fa in un’ottica di distacco e sacrificio … il cercatore di tesori (all’epoca di Gesù se ne trovavano molti perché molti proprietari, soprattutto in tempo di guerra, li avevano sotterrati per salvarli e a volte essi morivano senza averli potuti recuperare …) non provava distacco, rinuncia se dava via tutti i suoi averi per acquistare il campo dove era nascosto un tesoro che superava i suoi medesimi averi. Quindi non un atto di distacco, di rinuncia ma di gioia per avere la possibilità di acquisire ciò che si sperava!

Credo che sotto questa chiave della speranza possiamo anche intendere il cristianesimo.

Mai, in nessun luogo del Vangelo, il Signore ci propone una rinuncia se non in vista di qualcosa di molto più grande e valido. Nel nostro Vangelo – abbiamo visto – l’uomo dà via tutto quello che ha pieno di gioia, perché ha trovato molto di più.

Non esiste alcuna negazione nel cristianesimo, se non nell’ottica dell’apertura a qualcosa di superiore. Se Dio ci chiede qualcosa è sempre perché ci sta offrendo molto di più. Chi perde la propria vita per amore di Cristo, lo fa perché è proprio così che trova la vita che non si perde più – che si chiama eterna – ed è così che ci si procura un tesoro nel Cielo dove ladri non scassinano e la ruggine e i tarli non consumano. Non si tratta mai di perdere ma, al contrario, di acquisire.

Vedete, spesso non c’è speranza perché anche come cristiani abbiamo metabolizzato il cristianesimo in chiave esclusivamente negante, privante, esfoliante. E sapete perché? Perché noi siamo calamitati dal nostro ego. Ciò su cui si concentra la nostra attenzione è su quel che facciamo noi, non su quel che fa Dio per noi. Allora compare una narrazione della santità o della Chiesa stessa che è alla fin fine una celebrazione di uomini e di donne eccezionali, meravigliosi, particolari … e rendiamo la santità un evento intessuto di qualità umane dove non c’è posto per la speranza, dove non c’è posto per ciò che è il cristianesimo: un incontro con la Grazia che lascia emergere la potenza di Dio negli uomini e nelle donne.

In tal modo il cristianesimo è divenuto austero, sangue, sudore e lacrime e non liberazione e salvezza. Posso dunque sperare in un Dio che è protagonista di un cristianesimo così? …

Ma il Vangelo di oggi ci consegna un’altra prospettiva: l’uomo che vende tutto per avere il campo con il tesoro dentro e il mercante di perle che lascia tutto per prendere la più bella, introducono a pensare a un cristianesimo animato dalla speranza e da quello che chiamiamo discernimento, del fare la scelta saggia che è meglio della grande vincita al gratta e vinci, al superenalotto … Discernimento che vuol dire stare dalla parte migliore, di ciò che veramente vale scegliendo di abbandonare ciò che è inferiore, ciò che vale di meno.

Infatti tutti i beni di quell’uomo servono solo a comprare il campo che contiene il tesoro. Come dire che tutto ciò che abbiamo basterà solo per il prezzo della scatola, ma nella scatola c’è una ricchezza senza fine, quella ricchezza che da sempre speravamo di trovare; ci si dimenticherà della busta dove era riposta la scheda che ha vinto al superenalotto …

Ecco, io vorrei che tutti noi avessimo sempre la speranza di trovare ciò che veramente vale nella vita e avessimo sempre il coraggio della rinuncia ma solo per comprare la busta …

Il problema che appare è però quello di sapere del tesoro, di capire quanto può valere la perla, e non stare a ricontare mille volte le nostre povere perle con cui mercanteggiamo miseramente.

Il discernimento cristiano inizia proprio lì: quando iniziamo a conoscere il tesoro. Allora tutto acquisisce il suo valore e noi possiamo iniziare a sperare di trovare ciò per cui vale la pena vendere tutto e vivere.

Termino svelandovi il segreto – o almeno uno dei segreti – per comprendere ciò che vale veramente, ciò che dà veramente speranza: e il segreto della preghiera!

Nella prima lettura abbiamo incontrato il nostro Mosè – che anche lunedì ci aveva aiutato a riflettere – che ha il volto luminoso, raggiante dopo aver dialogato con Dio sul monte. I suoi amici quando lo vedono così prendono paura, non osano avvicinarsi a lui. Ma Mosè chiama suo fratello Aronne e gli anziani per comunicare loro gli ordini ricevuti da Dio. Ed è significativo il modo in cui Mosè entra in relazione con Dio: si copre il volto con un velo quando si trova tra la sua gente, ma lo toglie per parlare con i suoi e, quando entra nella tenda, per dialogare con il Signore. È ciò che fa la preghiera nella vita del credente: tra le molte occupazioni e preoccupazioni della giornata, la preghiera orienta il cammino, dà forza per perseverare tra le difficoltà, ci sostiene nella speranza della vita bella con Dio qui in terra e per l’eternità, di quella vita che se illuminata da Dio illumina tramite noi anche quanti incontriamo.

Ecco la preghiera è mettersi a nudo, senza veli, di fronte a Dio per trovare grazia. Ecco il tesoro che dovremmo cercare e custodire! Ecco il tesoro che dovremmo sperare.

+ Mauro Parmeggiani
Vescovo di Tivoli e di Palestrina