Palestrina, Piazza Regina Margherita, Domenica 17 agosto 2025
Signor Sindaco, illustri autorità, cari sacerdoti e diaconi, fratelli e sorelle nel Signore!
Può risultare strano, in un tempo di guerre diffuse un po’ ovunque nel mondo, nel quale tutti imploriamo la pace tra i popoli, nelle famiglie, nelle comunità degli uomini: sentire Gesù che dice – come abbiamo ascoltato nel Vangelo di stasera –: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione …” (cfr Lc 12,49-53).
Perché Gesù ci dice questo? Non certo perché Gesù aveva l’intenzione di dividere ma perché Lui stesso sa di essere “fuoco” davanti al quale prendere posizione e che conseguentemente divide e purifica. Il fuoco che Gesù è venuto a portare sulla terra e che Gesù desidera che venga quanto prima acceso è simbolo del suo impegno per la salvezza, la riconciliazione e la pace. Il fuoco che ha portato, infatti, è il fuoco del Suo amore manifestatosi pienamente sulla croce. Ebbene, ogni cristiano deve mettersi davanti a questo fuoco provocatore e domandarsi da che parte sta? Cari amici anche stasera, davanti alla croce di Gesù, la croce che il nostro martire Agapito abbracciò con tanto coraggio nel momento del suo martirio, vorrei domandare a voi e a me: da che parte stiamo?
Questa scelta potrebbe anche mandare in crisi vari equilibri umani all’interno delle famiglie, nelle comunità parrocchiali e civili, potrebbe mandare in crisi anche un sistema diplomatico che sta facendo il possibile per raggiungere la pace tra gli uomini. E questo perché Gesù ci chiede di assumere una decisione davanti a quel fuoco d’amore che è Lui. Una decisione disinteressata, senza calcoli umani, ma solo mettendoci dalla parte di ciò che è giusto secondo la logica di Dio e non degli uomini.
Vedete, la fede in Dio comporta scelte radicali così come è stato per il nostro giovane martire Agapito che per fede in Gesù lo seguì fino a condividere la sua croce. Non rinunciò alla fede nel Dio di Gesù Cristo nemmeno davanti ai molteplici inviti dell’Imperatore Aureliano e dei suoi funzionari, davanti a tanti tipi di persecuzione che dovette subire sul corpo, e nemmeno cedette davanti alle lusinghe della bellezza, grandezza e ricchezza del Tempio della dea Fortuna Primigenia intorno al quale gravitavano ricchi e fiorenti commerci che la fede dei cristiani poteva, ieri come anche oggi potrebbe, compromettere se vivessimo veramente da cristiani.
Cari amici, in questo tempo di disordini mondiali, vorrei ribadire che dobbiamo schierarci dalla parte della pace, una pace – come ci ha ricordato Papa Leone XIV fin dall’inizio del suo Pontificato – “disarmata e disarmante”. Dobbiamo schierarci dalla parte di Cristo che con la sua croce porta il fuoco dell’amore davanti al quale dobbiamo scegliere. Certamente dando spazio a tutti gli sforzi diplomatici possibili ma poi dobbiamo scegliere di stare dalla parte della pace. E lo stesso dicasi, mettendoci davanti alla croce del Signore Gesù, nell’assumerci l’impegno di stare dalla parte della vita che Lui, e con Lui la Chiesa, hanno difeso e difendono dal suo concepimento fino alla sua morte naturale. Siamo chiamati a stare dalla parte della famiglia composta da un uomo e una donna aperti al dono della vita in una fedeltà che sappia accettare ed affrontare con maturità anche i momenti di crisi.
La fede, come fu per il giovane Agapito, può creare conflitti anche nell’ambito dei propri amici se si è stati fedeli al Signore rifiutando di sacrificare agli idoli pagani.
Quanti idoli pagani anche oggi vorrebbero imporsi a noi: l’idolo del successo, del salva la tua vita e disinteressati degli altri, l’idolo del denaro, del potere, dell’uso smodato dei media, una vita affettiva e sessuale disordinata … l’idolo dell’uso sfrenato dell’alcool, delle droghe …
Occorre fede e fermezza nel seguire Cristo come fece Agapito che pur giovanissimo – morì a soli 15 anni … – rimase fermo nel non tradire la fede che aveva ricevuto a Roma da Porfirio in una comunità cristiana nella quale era inserito.
Confidando nel Signore, legato al mistero della croce, come Geremia – lo abbiamo ascoltato nella prima lettura della Messa – che fu gettato in una cisterna per aver parlato contro la città, ma poi fu salvato dall’intervento di Ebed-Mèlec, anche Agapito fu posto in una fossa davanti ai leoni ma essi si limitarono a lambirgli i piedi; tentarono poi di bruciarlo legato a un albero a testa in giù ma anche in quella occasione non morì. Continuò però con perseveranza nella fede, così come ci ha ricordato la seconda lettura, a camminare dietro il Signore, lasciando da parte ogni peso e il peccato che ci ostacola anche se spesso – ricordiamocelo – la fedeltà a Dio non comporta il consenso del mondo.
Tornando a Geremia egli è un esempio di uomo che ha scelto di rimanere fedele alla Parola di Dio, nonostante le ingiustizie e le difficoltà che ha dovuto affrontare. La fedeltà a Dio spesso non comporta il consenso del mondo ma provoca incomprensioni e persecuzioni. Ma è proprio in questi momenti di difficoltà che la nostra fede può diventare più forte perché purificata da quel fuoco che è l’amore del Cristo crocifisso al quale occorre stare attaccati. Il fuoco di cui ci parla il Vangelo, come dicevo, che non è distruttivo ma ha la funzione di purificare, di separare ciò che è fugace da ciò che è essenziale.
Il Vangelo non ci promette una vita facile ma ci chiede la disponibilità a vivere la nostra fede in modo radicale, come ha fatto Agapito che ancora oggi è per noi modello a cui guardare.
Siamo nell’anno del Giubileo della speranza. La lettera agli Ebrei ci esorta a correre con perseveranza, tenendo fisso lo sguardo su Gesù. È Lui e sia sempre Lui il nostro modello di resistenza e di speranza. Come non ha abbandonato Agapito non abbandonerà nemmeno noi nei momenti di difficoltà. Come ci ricorda il Salmo, Egli ci solleva dal fango e ci stabilisce sulla roccia. E anche se la fedeltà a Cristo dovesse comportare il martirio – cruento o incruento che sia –, Lui ci salva assicurandoci la vita eterna, la vita senza fine con Lui, quella vita che è la nostra speranza.
Da questa Messa, allora, vorrei che tornassimo alle nostre case sicuri che quel fuoco di amore che Cristo è venuto a portare sulla terra non si spegne, è come il fuoco del roveto che vicino a Mosè ardeva ma non si consumava. È un fuoco che ci deve dare fiducia e speranza perché è l’assicurazione della vicinanza di Dio in Gesù sulla quale possiamo sempre contare per assumere le nostre decisioni, fare le scelte in coerenza con il Vangelo, come ha fatto Agapito.
Mossi da questa convinzione desidererei che tutti stasera, tornando a casa, ci impegnassimo per la pace. Pace nelle nostre famiglie, con i nostri vicini, ma anche pace nel mondo. Papa Leone ai giovani che iniziavano il loro Giubileo in Piazza San Pietro il 29 luglio scorso ha chiesto di essere segni di speranza nel mondo con un grido: gridando “Vogliamo la pace nel mondo!”. Un grido che si deve fare impegno di educazione alla pace da parte del mondo degli adulti e delle istituzioni, impegno fattivo affinché la pace non sia confusa con un semplice pacifismo umano ma nasca e si sostenga sempre dallo sguardo rivolto costantemente a Colui che con la sua croce ci guarda e ci chiede di imitare la sua capacità di offerta, di perdono, di dono. Un dono di Cristo: “Vi do la mia pace” (Gv 14,27) ma un dono attivo, coinvolgente, che deve interessare e impegnare ciascuno di noi che in questo cambiamento d’epoca deve fare sentire la sua voce dinanzi ai tanti squilibri e alle ingiustizie che stiamo vivendo e che se non vengono bloccate in tempo porteranno a ulteriori conflitti poiché le disparità globali sono capaci di generare solchi profondi tra società e culture, solchi poi difficili da ripianare.
Per intercessione di Sant’Agapito chiediamo allora il prezioso dono della pace per il mondo. Il Cardinale Zuppi, parlando anch’egli ai giovani venuti a Roma alcune settimane fa per il Giubileo diceva: “L’umanità deve porre fine alla guerra o la guerra porrà fine all’umanità”. Che le nostre comunità diventino “case di pace”, “piccole ma mai mediocri, grandi perché umili, libere perché legate dall’amore, capaci di lavorare gli uni per gli altri e pensarsi insieme”. Che sotto l’intercessione del Santo che tutti amiamo, il nostro giovane Agapito, che tutti impariamo a volerci bene perché come sempre ricordava il Cardinale: “l’amore ripara, ripara tutto, sempre, molto più di quello che crediamo”. Amen.
+ Mauro Parmeggiani
Vescovo di Tivoli e di Palestrina









