Omelia alla Santa Messa “In Coena Domini” 2026

Palestrina, Cattedrale di Sant’Agapito Martire, Giovedì 2 aprile 2026

Ogni anno, nella Messa che apre il Triduo Pasquale, la liturgia ci propone il Capitolo 13 del Vangelo di Giovanni che ci spiega il senso dell’Eucaristia di cui stasera celebriamo l’istituzione.

Gesù con i suoi discepoli si incontra per la cena pasquale e li accoglie lavando loro i piedi, chinandosi davanti a loro per compiere il gesto riservato agli schiavi di casa e dopo aver lavato loro i piedi dice: “Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi”.

È un gesto di servizio che anticipa il grande servizio che Gesù renderà all’umanità amandola fino a dare se stesso sulla croce per lei. Ed è proprio l’amore di Gesù, il suo servizio all’uomo per lavarlo dal peccato e dalla morte il contenuto dell’Eucaristia. L’Eucaristia, che riceviamo così spesso e altrettanto spesso purtroppo distrattamente, è la presenza reale dell’amore di Gesù per noi, un amore che Gesù desidera e desidera anche stasera donarci.

Mi ha sempre colpito una frase riportata dall’evangelista Luca, al capitolo 22 del suo Vangelo, pronunciata da Gesù prima dell’Ultima Cena. Scrive Luca: «Quando venne l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse loro: “Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi”».

Vedete, Gesù ha avuto ed ha anche stasera un grande desiderio di mangiare la Pasqua con noi e in questo suo desiderio c’è il desiderio di Dio, che a sua volta ha il desiderio del nostro amore, del nostro “sì”.

Per questo il Figlio di Dio è disceso dal cielo, si è fatto uomo per incontrarci e amarci, e ci viene incontro perché vuole mangiare questa Pasqua con noi. La Pasqua: pensiamo ovviamente all’Ultima Cena con i discepoli, ma la Pasqua di Gesù non è una sola, e ogni Pasqua di Gesù è un’unica Pasqua.

 

Gesù aspetta anche la nostra Pasqua. Ha desiderio di noi, del nostro incontro con Lui, del nostro amore. E poiché Egli ha desiderio di noi, egli ha scritto nel cuore di ogni essere umano il desiderio di Lui.

L’uomo ha questo desiderio dell’infinito, dell’amore infinito, della gioia. Essere creati a immagine di Dio significa proprio questo: avere il desiderio di Dio. Per questo siamo a immagine di Dio e non possiamo essere a immagine di noi stessi; per andare oltre noi abbiamo ricevuto questo desiderio dell’amore infinito. Pertanto anche se l’uomo dimentica Dio, non può spegnere questo desiderio.

Tutte le cose assurde degli uomini del nostro tempo sono frutto di questo desiderio, sbagliato però nella forma perché o non conoscono Dio o lo hanno dimenticato o vogliono vivere come se Lui non esistesse. Ma nel cuore dell’uomo c’è sempre il desiderio infinito, il desiderio del grande Amore di Dio. E così i due desideri: quello di Dio e il nostro, si incontrano.

“Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi”. E stasera questo desiderio di Cristo si rinnova, ci tocca e risveglia nuovamente in noi questo desiderio. Quante volte ci accostiamo all’Eucaristia lasciandoci prendere dall’abitudine … dalla routine quotidiana … pensiamo stasera che Lui invece nell’Eucaristia ci desidera e tornando a questo primo desiderio di amore per noi di Gesù lasciamo che si risvegli anche il nostro desiderio, la nostra fiamma di amore per Lui.

“Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi”.

Cosa è questa Pasqua?

Dietro questa parola possiamo trovarci due parole importanti dell’insegnamento di Gesù: cena e nozze.

Cena. Cristo vuole farsi nostro nutrimento, il nostro pane.

Certamente viviamo del pane materiale ma come uomini non possiamo non vivere anche dello Spirito, della Parola di Dio. E Cristo Gesù è il vero pane, il nostro vero nutrimento, non solo il Verbo di Dio, ma anche il Verbo che si è fatto carne, è morto ed è risorto. Nella cena quindi mangiamo Cristo, la Pasqua, ma non è un mangiare normale. Entriamo cioè in comunione con Cristo, con Gesù risorto. Ma come lo facciamo – ci viene da chiedere – che cosa è questo mangiare? È un incontro di amore!

Sant’Agostino, un giorno, ha sentito una voce che gli diceva: “Io sono il pane dei forti, non tu mi trasformerai in te, ma io ti trasformerò in me”.

Nel mangiare fisico ciò che mangiamo si trasforma nel processo della digestione in un po’ di me: una parte della realtà entra in me e viene trasformata in una parte di me. Nel mangiare l’Eucaristia avviene il contrario: Gesù non viene attirato dentro di me e trasformato in me, ma io vengo attirato fuori da me e trasformato in Lui. In questa cena il Signore mi tira fuori da me e mi assimila a sé. Vengo trasformato in Gesù Cristo. In questo processo della Cena viviamo già la realtà della croce. Di per sé noi non vorremmo uscire da noi ma la croce ci fa uscire da noi per trasformarci anche noi nel corpo e nella carne di Cristo. Lui ci desidera, vuole cenare con noi, ci lava i piedi durante la cena, ci dona il Suo amore che si realizzerà sulla croce e chiama noi a rispondere a questo suo grande amore con il nostro piccolo amore, ci assimila a sé e così anche noi partecipiamo al mistero del Suo amore, della Sua croce e ci doniamo ai fratelli.

In questo processo di trasformazione di noi stessi in Lui vediamo anche l’elemento delle nozze, l’unità sponsale. Le nozze indicano la stessa realtà. Lo ripetiamo con le parole di San Paolo quando nella seconda preghiera eucaristica diciamo che vogliamo diventare un unico spirito e un unico corpo con il Signore (cfr Ef 4,4). Questa trasformazione in un unico corpo, in un unico spirito con il Signore, è il vero processo della sua Pasqua, è la vera cena, è il vero sposalizio, le vere nozze.

Continuiamo dunque la nostra celebrazione.

Proseguiremo con la lavanda dei piedi e poi con la consacrazione del pane e del vino che diverranno per noi il corpo e il sangue del Signore. Chiediamo al Signore che ci tiri fuori da noi stessi, che ci aiuti a non rimanere in noi ma a essere trasformati in Lui. Chiediamogli che ogni volta che ci ciberemo dell’Eucaristia noi possiamo essere uniti a Lui e trasformati nella nostra interiorità e inseriti nel processo della Croce e della Risurrezione. Il nostro mangiare l’Eucaristia sarà così l’inizio della partecipazione alla Croce e alla Risurrezione.

Al Signore, stasera, diciamo grazie per averci dato questo dono, il dono dell’Eucaristia. Che Lui ci aiuti ad essere degni della sua presenza e ci trasformi continuamente in Lui per donarci con Lui e come Lui continuamente ai fratelli e alle sorelle che incontreremo sul nostro cammino. Amen.

+ Mauro Parmeggiani
Vescovo di Tivoli e di Palestrina