Cave, Piazza dei Santi Patroni, Lunedì 27 aprile 2026
Signor Sindaco, illustri autorità, cari fratelli e sorelle nel Signore!
Sono lieto di celebrare con voi, questa sera, la Santa Messa in onore della Madonna del Campo, celeste patrona di Cave alla quale tutti voi siete così devoti ed affezionati.
Devoti e riconoscenti per i tanti prodigi attribuiti alla Madonna del Campo in particolare quando nel 1656 la sua intercessione salvò Cave dal flagello della peste che si era diffusa in tutto il Lazio o nel 1837, quando Roma fu colpita dal colera e gli abitanti di Cave, che commerciavano con Roma, si affidarono alla Madonna del Campo per essere preservati da tale morbo promettendo di dedicare ogni anno una giornata di festa alla Madonna da celebrarsi ogni 27 aprile.
Quest’anno la mia riflessione desidera tuttavia fermarsi sul titolo con cui qui viene venerata la Madre di Gesù: ossia Madonna del Campo. Campo poiché il suo Santuario sorge nella località Campo dove fu combattuta una battaglia da Romani e Prenestini contro Volsci ed Ernici, nel 267 a.C. e dove nel corso dei secoli, più volte, si sono svolti addestramenti militari. Campo di battaglia, dunque …
E proprio qui, in questo luogo, in una antica Chiesa si conservava l’affresco di toni bizantini, raffigurante la Madonna in trono con il Bambino e i Santi Pietro e Paolo ai suoi lati che ancora oggi si venera.
In un campo di guerra, dunque, in un campo di battaglia, Maria si è resa presente.
Pensando così al titolo con il quale venerate la Madonna mi è venuto in mente come oggi tutto il mondo sia un po’ un campo di battaglia, un campo di guerra, una guerra a pezzi – diceva Papa Francesco – ma pezzi che tendono sempre più ad unirsi e interconnettersi tra loro facendo tante, troppe vittime, uccidendo uomini, giovani, bambini, famiglie indifese, distruggendo case, scuole, ospedali … Ma è “campo di battaglia” anche tanta parte della nostra povera umanità. Tante famiglie sono oggi campo di battaglia, tanti rapporti sono campo di battaglia, tra i giovani che in realtà sono buoni pare sussistano guerre e battaglie (pensiamo agli episodi di bullismo, alla violenza giovanile sempre in esubero …).
In questo “Campo” che è il nostro mondo stasera vorrei che pregassimo perché Maria ci insegnasse con la sua presenza materna ed il suo esempio a diventare operatori di pace ed intercedesse per l’umanità che oggi più che mai necessita di pace e di amore.
Per diventare operatori di pace in questo mondo vorrei innanzitutto che ci domandassimo se la nostra devozione mariana sia un residuo del passato oppure una profezia di futuro capace di scuotere le menti e i cuori dell’abitudine e dal rimpianto di una “società cristiana” che non esiste più.
E rispondessimo che amiamo e veneriamo Maria non per tradizione, perché si è sempre fatto così … ma perché ci invita continuamente a ripartire dall’ascolto della Parola di Dio, secondo l’atteggiamento così descritto da Sant’Agostino: “Ognuno ti consulta su ciò che vuole, ma non sempre ode la risposta che vuole. Servo tuo più fedele è quello che non mira a udire da te ciò che vuole, ma a volere piuttosto ciò che da te ode” (Confessioni, X, 26). Ed inoltre Maria, donna della Pentecoste, pienamente e maternamente coinvolta nell’azione dello Spirito Santo, vorrei che la amassimo e venerassimo perché ci chiama a camminare insieme, come fratelli e sorelle. Chiama a camminare insieme i suoi figli, tutti coloro che prima ritenevano di avere ragioni per rimanere separati nella loro reciproca diffidenza e persino inimicizia.
Cari amici, Maria in questo nostro mondo che è come un “Campo”, che è a vari livelli “Campo di guerre e di battaglie”, ci invita come persone, come Chiesa, come società civile, a non rinunciare a porci domande scomode. Non rinunciare a domande scomode rivolte a Dio e a noi stessi in momenti della storia che non comprendiamo, dove fatichiamo a vedere l’azione di Dio. Sì, anche noi possiamo dire con Maria: “Come avverrà questo?” (Lc 1,34) e a percorrere le vie esigente della fede e dell’amore – “ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38).
Come ha ricordato Papa Leone parlando alla Pontificia Accademia Mariana Internazionale alcuni mesi or sono, dobbiamo puntare a una devozione religiosa verso Maria che ci orienti verso il servizio della speranza da far rifiorire nel cuore di tanti, verso il servizio della consolazione che liberano dal fatalismo, dalla superficialità e dal fondamentalismo e permettono di prendere sul serio tutte le realtà umane, a partire dagli ultimi e dagli scartati; concorrendo a dare voce e dignità a quanti vengono sacrificati sugli altari degli idoli antichi e nuovi.
Nella vocazione della Madre del Signore dobbiamo imparare a leggere la vocazione della Chiesa, comunità di tutti i battezzati, che deve essere sempre disponibile anche tra le difficoltà a “ricominciare” a partire dalla Parola di Dio, dalla sua Parola e dalle necessità del prossimo, con umiltà e coraggio, camminando verso l’unità che sgorga dalla Trinità per testimoniare al mondo la bellezza della fede, la fecondità dell’amore e la profezia della speranza che non delude.
Cari fratelli e sorelle, in questo giorno così importante, proponiamoci di imparare a contemplare il mistero di Dio e della storia con lo sguardo interiore della Madonna che ci mette al riparo dalle mistificazioni della propaganda, dell’ideologia e dell’informazione malata, che mai sapranno portare una parola disarmata e disarmante a questo nostro mondo malato e ci apre alla gratuità divina che sola rende possibile il camminare insieme delle persone, dei popoli e delle culture nella pace.
Nel “Campo” in cui siamo guardiamo a Maria. A Lei che ci insegna anche a vivere in dialogo con quanti sono culturalmente diversi da noi. Ella, infatti, presente con gli Apostoli nel giorno di Pentecoste è cooperatrice perfetta dello Spirito Santo e come gli Apostoli anche Lei fu capace ed anche oggi è capace di aprire porte, creare ponti, abbattere i muri della separazione e aiutare l’umanità a vivere nella pace e nell’armonia delle diversità.
Cari fratelli e sorelle, da Maria che ha generato al mondo Gesù, il principe della pace, Colui che risorto, la sera di Pasqua apparendo ai suoi rinchiusi nel cenacolo per paura dei Giudei ha detto loro “pace a voi!”, impariamo ad accogliere nel nostro cuore il suo Figlio e a portarlo al mondo dicendo anche noi a tutti – a partire da chi vive in situazioni di guerra –, con il Risorto e come il Risorto, “pace a voi!”.
È di questa pace disarmata e disarmante, come ci insegna Papa Leone, che il mondo ha necessità. Pace disarmata perché non impone, non minaccia, non alza barriere e disarmante perché è così forte ma umile da sciogliere ogni ostilità. Una pace attiva, che si costruisce con il dialogo, la relazione, la perseveranza e l’amore incondizionato quello che è di Gesù e di Sua Madre, Maria, che ce lo ha donato. Amen.
+ Mauro Parmeggiani
Vescovo di Tivoli e di Palestrina











