Omelia alla Santa Messa in suffragio dell’anima di S.E. Mons. Pietro Garlato, Vescovo Emerito di Tivoli 2026

Tivoli, Cattedrale di San Lorenzo Martire, Mercoledì 29 aprile 2026

Cari fratelli e sorelle,

ogni anno, da quando è tornato alla Casa del Padre il 29 aprile 2013; il suffragio dell’anima del compianto Mons. Pietro Garlato, Vescovo di Tivoli dal 1991 al 2003, ci chiama insieme a celebrare la Festa di Santa Caterina da Siena, la Santa che la Chiesa celebra nel giorno in cui il Vescovo Pietro cessò il suo cammino di vita. Un cammino iniziato a Udine il 10 gennaio 1928, che lo portò al sacerdozio il 1° luglio 1951, Vescovo di Palestrina il 19 aprile 1986 fino al 1991 e poi qui a Tivoli fino al termine del mandato e ancora per 10 anni quale Vescovo emerito.

Vorrei pertanto stasera che la nostra attenzione andasse innanzitutto sulla Santa che celebriamo, Santa Patrona d’Italia. Una donna forte che ha esercitato appieno il sacerdozio comune dei fedeli derivante dal Battesimo; che ha lasciato alla Chiesa, che ha molto amato, 380 Lettere in cui affronta problemi di vita religiosa e sociale, problemi morali e politici, scrivendo a nobili, politici, artisti, gente del popolo, ecclesiastici e anche al Papa. Una donna di una sapienza enorme anche senza aver studiato, una donna toccata dallo Spirito Santo tanto che Paolo VI, nel 1970, la proclamò Dottore della Chiesa.

Caterina era una mistica che ebbe il privilegio di ricevere anche delle visioni tra le quali mi piace ricordare quella della Madonna che le presentò Gesù che le donò uno splendido anello, dicendole: “Io, tuo Creatore e Salvatore, ti sposo nella fede, che conserverai sempre pura fino a quando celebrerai con me in cielo le tue nozze eterne”. In questo episodio – l’anello era invisibile – possiamo cogliere come Cristo, per Caterina, fu lo sposo con cui ebbe un rapporto di intimità, di comunione e di fedeltà. Lui fu per Caterina il bene sopra ogni altro bene. Un innamorato che mostrò il suo amore sulla croce, dove Dio si umiliò e si abbassò fino alla morte spargendo il suo sangue – sede della vita – per noi.

Come non pensare qui all’anello del Vescovo e stasera del Vescovo Pietro?

Anello sponsale con Cristo e con la Chiesa che gli fu affidata, con Cristo da cui si è sentito amato profondamente e che amò con tutto il cuore, amando la Chiesa ovunque sia stato a servirla e per il quale amore stasera ringraziamo Dio e chiediamo per il Vescovo Pietro il premio della pienezza eterna della vita.

Un amore, quello di Cristo per Caterina, di cui parlò abbondantemente fino ad essere chiamata la teologa della misericordia. Nel Dialogo della Divina Provvidenza leggiamo: “Per misericordia ci hai lavati nel Sangue, per misericordia volesti conversare con le creature, O Pazzo d’amore! Non ti bastò incarnarti, ma volesti anche morire! […] O misericordia! Il cuore mi si affoga nel pensare a te: ché dovunque io mi volga a pensare, non trovo che misericordia”.

Il pensare al mistero del sangue sparso per amore e della misericordia di Dio, per Caterina – così come dovrebbe essere per ciascuno di noi –, non fu soltanto teoria da contemplare ma spinta propulsiva per il suo impegno nel mondo e nella Chiesa. Caterina ha sicuramente potuto dire: “Per questo mi affatico e lotto con la forza che viene da Lui e che agisce in me con potenza”; parole che sicuramente anche il Vescovo Pietro avrà ripetuto tante volte pensando alle fatiche e alle lotte che deve affrontare un Vescovo nel governare la comunità dei cristiani a lui affidati. Fatiche e lotte che non si possono sostenere se non perché si ha almeno la percezione – sicuramente non al livello di Caterina ma ugualmente forte – dell’amore di Cristo per l’uomo e della sua grande misericordia per ogni uomo e anche per chi, come Mons. Garlato, fu chiamato all’esercizio del ministero episcopale.

Da questa consapevolezza di essere destinataria dell’amore di Dio, da Caterina sono sgorgati fiumi di impegno di carità, così come sicuramente è sgorgato dal Vescovo Pietro tanta carità nell’esercizio del ministero.

Tornando a Caterina mi piace pensare anche al suo grande impegno per la promozione della pace e la riconciliazione in Italia della quale nazione, insieme a Francesco d’Assisi, è compatrona. Anche oggi avremmo bisogno di cristiani come lei a livello mondiale, donne forti capaci di richiamare i potenti del mondo a promuovere e difendere la pace e non i propri interessi economici.

Caterina fu anche una donna che soffrì come soffrono tutti coloro che desiderano seguire Cristo e si impegnano a testimoniarlo nel mondo. Qualcuno pensò che si dovesse addirittura diffidare di lei, fino al punto che, sei anni prima della sua morte, lei che era profondamente domenicana, fu chiamata a Firenze dal Capitolo Generale dei Domenicani per essere interrogata. Negli ultimi mesi della sua vita, poi, assistette al fallimento della riforma. Sì, il Papa era tornato a Roma dalla cattività Avignonese, ma ben presto il grande scisma occidentale aveva spaccato la Chiesa. E così disse che le lacrime dei santi si mescolano con quelle di Cristo.

In una visione Caterina vide il suo cuore, quello che Cristo le aveva donato, che le fu strappato dal corpo e spremuto sopra la Chiesa. E così pregò: “O Dio eterno, accetta il sacrificio della mia vita nel corpo mistico della santa Chiesa”. E così Caterina sopportò le sofferenze di Cristo stesso per la Chiesa ed entrò interamente nell’agonia di Cristo, nella compassione, in una sorte di corredenzione, per completare nella sua carne ciò che manca ai patimenti di Cristo a favore del suo Corpo che è la Chiesa.

Anche il Vescovo Pietro, se pur a livelli diversi, ha sicuramente sofferto per la sua Chiesa e avrà offerto le sue sofferenze dapprima morali e poi, con il passare degli anni, anche fisiche per la Chiesa che ha amato e servito. Per questo stasera ringraziamo Dio per aver dato a noi il Vescovo Pietro che ha sofferto e offerto per noi e chiediamo a Dio – lo chiedo innanzitutto per me – ma poi per tutti, di essere capaci anche noi di soffrire e offrire per la Chiesa, per le nostre comunità parrocchiali e famigliari.

Cari fratelli e sorelle, pensando a Caterina e al Vescovo Pietro che in qualche modo ho tentato di associare pur se distanti nelle epoche in cui hanno vissuto e nei servizi svolti a favore della Chiesa, in loro possiamo vedere come abbiano vissuto una profonda spiritualità cristocentrica, con tanto spirito di amore verso gli uomini, accettando la sofferenza derivante dalla missione in unione alle sofferenze di Cristo.

Da loro impariamo la contemplazione di Cristo crocifisso e ad impegnarci nell’apostolato di amore e di misericordia. Un apostolato per Cristo e per la Chiesa che sempre, e anche oggi, è da purificare e rinnovare. Santa Caterina e il Vescovo Pietro intercedano per noi. Amen.

+ Mauro Parmeggiani
Vescovo di Tivoli e di Palestrina