Tivoli, Basilica Cattedrale di San Lorenzo Martire, Domenica 10 agosto 2025
“Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma”.
È quanto abbiamo ascoltato nel Vangelo che in questa domenica la liturgia della Chiesa ci ha proposto e che l’Arcidiacono Lorenzo, patrono della nostra Città e Diocesi che oggi festeggiamo, ha messo in pratica quando, dopo il martirio di Papa Sisto II, avvenuto nel 258 durante la persecuzione dei cristiani da parte dell’Imperatore Valeriano, gli fu intimato in quanto primo tra i sette diaconi della Chiesa di Roma, diretto collaboratore del Papa e custode dei beni della Chiesa, di dare i suoi tesori al Prefetto di Roma. Lorenzo invece, prima di essere catturato, distribuì i beni della Chiesa ai poveri di Roma e poi, senza paura, forte nella fede, li presentò al Prefetto come i veri “tesori della Chiesa”. Venne così martirizzato e il suo corpo fu sepolto sulla via Tiburtina dove successivamente Costantino fece costruire una basilica.
“Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma”.
È l’invito che anche a noi, stasera, rivolge il Signore Gesù facendoci intendere che ciò per cui vale la pena vivere e morire, ciò che vale la pena possedere non sono i tesori, le cose, le proprietà, né adattarci al potere, alla logica del mondo che giudica degno di valore solo ciò che tutti pensano senza alcun discernimento. Ma ciò che conta è altro: è il Regno, è ciò che al Padre nostro è piaciuto darci.
Cari fratelli e sorelle, vedete, oggi – almeno in Italia – non ci sono più imperatori che perseguitano i cristiani ma ovunque, nel mondo, a livello globale, quante persecuzioni anche incruente i cristiani subiscono, noi cristiani subiamo! Il pensiero unico pare condizionare le nostre scelte. È il pensiero che ci induce a “vivere come se Dio non esistesse”. I media, la “rete” informatica, i telefonini, l’intelligenza artificiale entrano con i loro messaggi non soltanto nelle nostre case ma nelle nostre menti influenzando le nostre scelte, l’uso del nostro tempo, distraendoci dai rapporti con gli altri e con Dio per cui spesso siamo soli, connessi in rete con tanti amici ma in realtà senza veri amici. Le logiche commerciali e gli interessi che stanno dietro a questi strumenti di comunicazione che potrebbero essere assai utili, in realtà spezzano le nostre relazioni in mille intermittenze. Non ci sono più imperatori ma ci sono strumenti – come ricordava sabato scorso Papa Leone parlando ai giovani di Tor Vergata – strumenti che dominano sull’uomo così che l’uomo diventa uno strumento di mercato, merce a sua volta.
Ci sono poi interessi economici, logiche politiche che contrastano ed ostacolano il vivere in pace. In quella pace “disarmata e disarmante” che Papa Leone invoca per il nostro mondo inquieto e in guerra chiamandoci tutti a farci costruttori di essa.
Occorre dunque che sull’esempio di San Lorenzo, sull’invito di Gesù, sappiamo vendere ciò che, possedendoci, ci rende schiavi, ci rende meno liberi e puntare al tesoro sicuro nei cieli, quel tesoro che i ladri non riescono a rubare e i tarli non riescono a consumare. Quel tesoro che è il Regno di Dio per cui vale la pena vivere e morire così come hanno fatto tanti santi e martiri, quel tesoro che deve essere al centro del nostro cuore, dei nostri interessi perché è la speranza vera, è la vita eterna con Dio che non viene meno e alla quale dobbiamo volgere il nostro cuore come fece il diacono Lorenzo.
Il Vangelo di stasera si apriva con un invito, invito che desideriamo riascoltare: “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno”.
Sì, come Lorenzo, anche noi non dobbiamo temere. Vedete, siamo fragili, come abbiamo detto, spesso confidiamo più sulle nostre cose, su ciò che accumuliamo, su ciò che costruiamo noi … che su Dio, salvo poi constatare come sia vera quella parola che fu rivolta al proprietario di grandi quantità di grano che già pensava a costruire i suoi silos e a quanto avrebbe guadagnato: “Stolto, questa notte stessa ti sarà chiesta la vita e ciò che avrai accumulato di chi sarà?”. Non dobbiamo quindi temere perché la nostra vita è tenuta con saldezza nelle mani di Dio. È nelle mani dell’amore del Padre in cui crediamo: ed è questa l’unica assicurazione sulla vita che non smentisce le attese.
Questo “Non temere” Gesù lo dice anche a noi stasera. A noi, “Piccolo gregge” – così ci definisce – … Non solo perché a volte abbiamo la tentazione di contarci e ci scopriamo pochi, ma “piccolo gregge” perché Gesù si rivolge a noi con l’amore di un padre e di una madre che ama infinitamente i suoi piccoli. Sì, cari amici, siamo piccoli, deboli, fragili ma suoi! E suoi mai isolati tra noi, ma insieme, come comunità, come gregge, appunto!
E non dobbiamo temere come non temette Lorenzo perché a questo piccolo gregge che siamo noi, al Padre celeste è piaciuto dare il Regno.
Al Padre … – che è il nome, l’essenza di Dio, che è il “nostro Dio” – è piaciuto … Non solo ha voluto ma gli è “piaciuto”, gli ha dato e gli dà gioia … darci il Regno. Quel Regno a cui noi pur fragili, deboli, piccoli, siamo destinati!
Nell’anno del Giubileo della speranza siamo ancor più chiamati a riflettere e pregare su questa destinazione.
Lorenzo ci insegna che non vale la pena lottare per eredità, successi, felicità di breve durata dimenticando che Dio ci ha promesso una eredità più grande, un regno intero, tutto ciò che è Suo. Sì, cari fratelli, tutto ciò che è di Dio è per noi! Dio, ricco di amore, ci riempie del suo amore e così anche le nostre fragilità diventano forza.
A noi, allora, soltanto un compito. Quello cioè di metterci a servizio, entrare in uno stile autenticamente diaconale – ossia di servizio – a un Dio che vale molto di più di ogni potente della terra perché Lui è Dives in misericordia, è grande nell’amore. E noi dobbiamo metterci al suo servizio in attesa di stare per sempre con Lui.
Nel Vangelo Gesù proclama più volte “Beato quel servo che il padrone, tornando, troverà sveglio”. Che il Signore ci trovi così, trovi anche noi svegli come trovò il diacono e martire Lorenzo. Uno star svegli che non dipenderà tanto dalle nostre forze di volontà ma dal fatto che il padrone si fida di noi suoi servi ai quali affida la casa. Sì, cari amici, non possiamo avere una fede sonnecchiante, non possiamo vivacchiare anziché vivere, perché Dio ha fiducia in noi, ha fiducia nell’uomo! Ed è questa fiducia che, come fu per Lorenzo, deve far dire anche a noi: io credo in Dio perché Dio crede in me!
Cari amici, fidiamoci di Dio che si fida di noi anche oggi, anche stasera e nonostante noi ci dice: tu puoi! E anche noi, sull’esempio di Lorenzo, siamo chiamati ad amministrare non tanto un capitale di beni, di tesori ma di fiducia di Dio verso l’uomo, quella fiducia che dobbiamo amministrare e condividere con tutti i nostri fratelli e sorelle in umanità a partire dai più poveri non tanto e solo di beni quanto di gioia, amicizia vera, di dignità umana, di senso da dare alla vita dal suo concepimento fino alla sua morte naturale.
Cari amici, accogliamo dunque l’invito del Vangelo a stare svegli in attesa del padrone che torna dalle nozze. Ne vale la pena perché ci ama tanto, ci dà tanta fiducia e noi lo dobbiamo attendere nell’oggi e al termine della vita con una gioia che nasce come nasce la gioia dell’amata quando attende l’arrivo del suo amato. Una attesa – quella che dobbiamo vivere – vigilante perché, se vigilante, sarà una dichiarazione di amore verso il padrone che potrà farlo sorprendere ed emozionare, sì noi se saremo vigilanti nell’attesa potremo far sorprendere ed emozionare anche Dio che a quel punto si farà Lui stesso nostro servitore, da padrone si stringerà le vesti ai fianchi e ci passerà a servire, ci farà sedere a tavola e ci servirà Lui stesso.
Da questo stupore di Dio verso chi tra noi sarà stato sveglio durante la notte, verrà una voce che dirà anche a noi come disse a Lorenzo e a tanti altri discepoli del Signore fino ai giorni nostri: “Beati!”. Quasi a dire: “Felici questi miei figli che mi sorprendono ed incantano perché sono capaci di un eccesso di veglia fino all’alba. Ed io pongo ancora la mia gioia nelle loro mani”. Farò ancora comprendere loro che “Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore”.
Cari amici è questo il segreto della vita cristiana: lasciare qualcosa per guadagnare molto di più. Quel di più che è Dio stesso. È Lui il nostro tesoro, il tesoro che fu di San Lorenzo e che è anche il nostro, oggi, di noi cristiani del 2025. È un tesoro che ci fa sentire la sua presenza – tramite l’ascolto della sua Parola –, i sacramenti, la preghiera, – qui in terra perché pieni di gioia e della consolazione che viene dalla Sua presenza camminiamo con gioia, pur tra difficoltà e persecuzioni, verso la patria eterna, verso il Cielo!
San Lorenzo, cari amici, ci insegna questo: dobbiamo amare Dio nel viaggio della vita e allora diventeremo come Lui così come dice Sant’Agostino: “Ami la terra? Terra diventerai. Ami Dio? Diventerai come Dio”. Che la nostra vita, cari fratelli e sorelle, non vada avanti per obblighi e divieti ma per una passione, la passione per la bellezza e bontà di Dio che è il nostro tesoro, il tesoro per cui vale la pena vivere e morire, che è la nostra speranza così come fu la speranza per il diacono Lorenzo che noi oggi veneriamo. Amen.
+ Mauro Parmeggiani
Vescovo di Tivoli e di Palestrina











