Omelia alla Santa Messa per i docenti e alunni della Scuola di Teologia diocesana 2025

Palestrina, Cattedrale di S.Agapito, 9 dicembre 2025

Cari Docenti e Alunni della Scuola diocesana di Teologia,

Papa Leone XIV, il 14 novembre scorso, inaugurando il nuovo Anno Accademico della Pontificia Università Lateranense, ha detto: “Cari amici, oggi abbiamo urgente bisogno di pensare la fede per poterla declinare negli scenari culturali e nelle sfide attuali, ma anche per contrastare il rischio del vuoto culturale che, nella nostra epoca, diventa sempre più pervasivo. In particolare – si rivolgeva alla Facoltà Teologica ma vorrei declinare la sua esortazione alla nostra Scuola di Teologia – è chiamata – siete chiamati – a riflettere sul deposito della fede e a farne emergere la bellezza e la credibilità nei diversi contesti contemporanei, perché appaia come una proposta pienamente umana, capace di trasformare la vita dei singoli e della società, di innescare cambiamenti profetici rispetto ai drammi e alle povertà del nostro tempo e di incoraggiare la ricerca di Dio. Questa missione richiede che la fede cristiana sia comunicata e trasmessa nei diversi ambiti della vita e dell’azione ecclesiale…”

Ritengo che tali parole possano ben adattarsi alla celebrazione odierna.

Nella prima lettura il profeta Isaia ci fa giungere un invito: “Consolate, consolate il mio popolo… – ed ancora: – Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio… Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda: ‘Ecco il vostro Dio! Ecco il Signore viene con potenza… – e viene – Come un pastore che fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri’”.

Il Profeta annuncia una venuta di Dio che si è realizzata nel mistero dell’Incarnazione che celebreremo nel prossimo Natale e invita a riconoscere questa venuta, la venuta di un Dio che è pastore, che è misericordioso, che prende in braccio gli agnellini che faticano a camminare per portarli alla pienezza dell’incontro con Lui.

Un Dio che il Vangelo ci presenta come un pastore strano ma ricco di bontà, di attenzione, di misericordia, che pasce non all’ingrosso ma direi quasi entrando in empatia con ciascuna delle sue pecore, anche le più disobbedienti che si erano allontanate dal gregge. Un pastore – che è Gesù – che pur di andare a recuperare la pecora che si perde dalle altre 99 per sua propria caparbietà, rischia anche Lui di perdere le 99 abbandonandole per la pecora perduta, si cala nel burrone per recuperarla rischiando la vita.

Un Dio dunque, quello che ci presenta il Vangelo, che ci ama, che in Gesù ci viene a cercare, che ci porta in braccio, che è amore e misericordia, che ci consola. E se è Lui che ci consola, noi non possiamo far altro che rispondere all’invito che Isaia rivolse a quanti erano invitati a consolare Gerusalemme in un periodo di grande prova che come per miracolo, improvvisamente, terminò.

Ebbene oggi siamo noi coloro che sono chiamati a consolare, a farci buoni pastori per andare negli scenari culturali e tra le sfide attuali che il mondo ci propone per annunciare il Vangelo consolando, dicendo a tutti con i fatti più che con le parole che in Cristo ogni schiavitù è finita, che l’uomo solo in Lui trova libertà vera, senso per la sua vita. Solo in Lui può cambiare la vita sua personale e della società così bisognosa di pace, di riconciliazione, di recupero di un’etica rispettosa dell’uomo, di tutto l’uomo, di ogni uomo!

Si, cari amici, ecco perché serve fare teologia – e qui ringrazio i docenti e voi che la studiate almeno ad un livello di base – non tanto per conoscere la dottrina – anche quello -, non tanto per avere nozioni sulla fede, ma per approfondire il mistero di un Dio che si è fatto amico dell’uomo per liberarlo dal buio del peccato, della morte, per dare senso al suo nascere, vivere e morire, per assicurare la vita eterna dopo la morte e fare di esso il cardine della nostra vita e dell’annuncio che in virtù del Battesimo tutti siamo chiamati a rivolgere, a innervare nella nostra cultura e a testimoniare.

Se non conosciamo, non penetriamo con lo studio, con la preghiera, con l’ascolto della Parola di Dio letta con la Chiesa e nella Chiesa, se non conosciamo quanto Dio ami l’uomo, gli sia amico, sia il vero ed unico buon pastore, come faremo ad annunciarlo?

Vedete, sarebbe fortemente egoistico fare la teologia per un puro interesse ad ampliare la propria erudizione. La teologia si studia in ginocchio per contemplare la luce del Verbo, lasciare che illumini i nostri cuori e sia da noi riflessa su un mondo sempre più lontano da Dio e quindi non in pace con i fratelli e le sorelle.

Cari amici, la fede che abbiamo ricevuto in dono grazie al Battesimo ci chiede di essere curata. Voi, grazie allo studio della teologia che spero che per qualcuno possa anche proseguire a livelli superiori, vi state impegnando in questo e siete meritevoli. Consolati, consolate! E fate in modo che quanto studiate ed approfondite entri nel circolo dei pensieri e delle azioni, nella cultura degli uomini del nostro tempo.

Per far ciò non rimanete soli, mettetevi a servizio delle vostre parrocchie, della Diocesi, unitevi con quanti sono come voi alla ricerca delle radici della propria fede affinchè la fede nel Dio di Gesù Cristo si diffonda e raggiunga il cuore di tanti. Lontani, ma anche vicini che caso mai frequentano le nostre chiese ma non conoscono ciò in cui dicono di credere, e non riescono a far sintesi tra fede e vita lasciandosi così risucchiare in quel vuoto culturale che, come diceva il Papa, nella nostra epoca diventa sempre più pervasivo.

Cari fratelli e sorelle, grazie per il vostro impegno. Continuate a studiare, a riflettere sul deposito della fede e facendone emergere la bellezza e la credibilità nei differenti contesti contemporanei, presentate la fede come una proposta pienamente umana, capace di trasformare la vita dei singoli e della società, di innescare cambiamenti profetici rispetto ai drammi e alle povertà del nostro tempo e di incoraggiare la ricerca di Dio.

Consolate, consolate, consolate!

Che il Dio che nel primo Natale della storia si è fatto Bambino per noi e sempre ci accompagna nel nostro cammino, vi illumini, vi sostenga e rivelandosi a voi come il buon Pastore sia per voi di stimolo a farvi anche voi pastori, in virtù del sacerdozio comune dei fedeli ricevuto nel Battesimo ed in comunione con quanti esercitano il sacerdozio ministeriale, per quanti incontrate nella vostra quotidianità.

Maria, che dopo aver generato il Figlio di Dio si è posta alla Sua scuola, è stata la sua prima discepola fino ai piedi della croce, che presente a Pentecoste quando lo Spirito Santo scese sulla Chiesa nascente spingendo ognuno dei presenti fuori per l’annuncio gioioso della Risurrezione, sia per voi modello di vita e vi protegga sempre. Amen.

+ Mauro Parmeggiani
Vescovo di Tivoli e di Palestrina