Omelia alla Santa Messa per il canto del Veni Creator – 2026

Palestrina, Cattedrale di Sant’Agapito Martire, Giovedì 1° gennaio 2026

“Veni creator Spiritus!”

Vieni, Santo Spirito creatore!

Nel primo giorno dell’anno la Chiesa canta, così come canteremo noi al termine di questa Messa, il Veni Creator invocando su di sé lo Spirito Santo affinché sia guida ai suoi passi e ai passi di tutti i suoi membri nell’anno nuovo che inizia.

Un anno che inizia con una liturgia assai ricca durante la quale si ricorda la circoncisione di Gesù e l’imposizione del nome, otto giorni dopo la nascita. Durante la quale liturgia, si ricorda Maria Madre di Dio e poi, a partire dal 1968, per volontà di San Paolo VI, si celebra la Giornata Mondiale della Pace.

Nella prima lettura ci è presentata una formula di benedizione anticotestamentaria che il sacerdote uscendo dal Tempio del Signore al termine della liturgia che vi si svolgeva impartiva sulla folla stendendo su di essa le mani ed invocando per tre volte il nome di Dio, il nome di JHWH che solo ai sacerdoti era permesso pronunciare e solo per benedire, mai per maledire.

Ad ogni invocazione del nome di Jahwe, nel libro dei Numeri, sono state aggiunte due richieste:

  • Il Signore ti benedica e ti protegga;

Il Signore faccia splendere il tuo volto su di te e ti sia propizio.

  • Il Signore diriga il suo sguardo verso di te e ti conceda pace.

Sei immagini che esprimono la richiesta di grazie e favori.

Quelle grazie e quei favori che chiediamo anche noi per il nuovo anno che è iniziato da poche ore e che Dio esaudisce facendo risplendere il suo volto sull’uomo, dando a lui salvezza e pace. È quella salvezza e quella pace che è dono dello Spirito e che invita l’uomo, ciascuno di noi, a rispondere con fiducia alla benedizione di Dio. Sì Dio benedice l’uomo ma anche l’uomo è chiamato, nel nuovo tempo che gli è concesso di vivere, a benedire Dio, una benedizione che l’uomo rivolge al Signore per i benefici ricevuti dopo aver preso coscienza che tutto il bene che ha ricevuto e che riceve viene da Dio, che è dono Suo e che in Cristo si è manifestato pienamente!

Vedete, iniziare un nuovo anno significa sicuramente guardare avanti, fare progetti per il futuro ma sempre ricordando e non dimenticando il passato. Nel Vangelo abbiamo sentito come i pastori davanti a Maria, Giuseppe e il Bambino, “dopo averlo visto, riferirono delle cose che erano state dette loro” ossia non dimenticarono il passato e tutte le profezie che si riferivano a Gesù.  E poi, dopo aver visto il Bambino divino “se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, come era stato detto loro”. Ossia dopo aver incontrato il Signore non possono far altro che tornare, riprendere la strada e iniziare anche loro a benedire, a lodare Dio e a far giungere la Sua benedizione ai fratelli e alle sorelle che incontreranno sulle loro strade.

Ma quale è la benedizione che il Signore dà al suo popolo affinché a sua volta il popolo lo benedica benedicendo i fratelli e le sorelle incontrati ogni giorno nel mondo? È la pace uno shalom molto materiale e che Dio, nella pienezza dei tempi, ha inviato. Dio ha infatti mandato Gesù come nostra pace, come nostra autentica e piena benedizione, come rivelazione del suo volto. Un volto sempre benedicente per cui all’uomo destinatario di tale benedizione non rimane altro che benedire sempre, anche i nemici: “Benedite e non maledite” (Rm 12,14), “non rendete male per male, né ingiuria per ingiuria, ma al contrario, rispondete benedicendo; poiché a questo siete stati chiamati per avere in eredità la benedizione” (1 Pt 3,9).

Dal giorno in cui Dio è sceso sulla terra benedicendo l’uomo per sempre liberandolo dal peccato e dalla morte, l’uomo è destinatario della pace che Gesù incarnandosi, morendo e risorgendo per noi dona ad ogni uomo. Una pace “disarmata e disarmante” – come ci invita ad accogliere e donare anche il Papa nel suo Messaggio per questa Giornata Mondiale della Pace 2026. “Disarmata” così come Gesù si è presentato disarmato davanti anche a chi lo odiava, a chi lo aveva tradito, a chi lo ha crocifisso. Una pace disarmata che ha saputo bloccare anche Pietro quando con le armi voleva difenderlo nella notte in cui Gesù veniva tradito. Ma proprio perché “disarmata” è anche “disarmante”. Davanti a chi si presenta senza armi, senza alcun potere umano, povero, umile … come si può ancora pensare a sopraffarlo con la forza? Gesù disarmato è disarmante. E così la nostra pace può essere disarmante se ci presentiamo davanti ai nemici non maledicendo ma benedicendo, non armati ma disarmati, confidando solo nella pace di cui non dobbiamo tanto parlare o trattare ma che dobbiamo soltanto fare.

Sì, cari fratelli e sorelle, ancora nel clima del Natale ringraziamo Dio che in Cristo ci ha rivelato il suo volto sempre benedicente e illuminati da questo volto, benediciamo. Benediciamo sempre, anche i nemici.

All’inizio di questo nuovo anno, come i pastori anche noi avviciniamoci a Betlemme e con loro fermiamoci davanti a Maria, Giuseppe e il Bambino e con i pastori riconosciamo in Gesù, in quell’essere debole, bisognoso di aiuto e protezione, il Salvatore. I pastori, come tutti i poveri, non hanno bisogno di grandi segni, di grandi miracoli per riconoscere nel Bambino di Betlemme il Messia. Vanno quasi per istinto. Osservano con stupore, estasiati, che ciò che gli angeli avevano annunciato si è realizzato. Guardano l’opera che Dio ha realizzato in loro favore e poi vanno ad annunciare agli altri la loro gioia e quanti li ascoltavano rimanevano anch’essi meravigliati.

I pastori non si domandano cosa dovranno cambiare della loro vita, cosa dovranno fare da ora in poi circa la loro vita morale non sempre esemplare … non si chiedono immediatamente quali peccati dovranno impegnarsi ad evitare … si fermano a gioire per ciò che Dio ha fatto. E solo dopo essersi sentiti amati sono in grado di ascoltare i consigli, le proposte di vita nuova rivolti a loro dal Padre.

E poi, nella seconda parte del Vangelo di oggi, troviamo Maria che “teneva a mente” tutto ciò che accadeva. Metteva insieme i fatti, li collegava tra loro e ne sapeva cogliere il senso.

Maria, vedete, non aveva compreso tutto del Bambino fin dall’inizio. Si stupisce, infatti, di ciò che Simeone dirà del Bambino. Si stupisce come si stupiranno gli apostoli e tutto il popolo di fronte alle opere di Dio. Non comprenderà le parole del suo Figlio quando gli dirà che deve occuparsi delle cose del Padre suo … Maria non capisce ma ascolta, medita, riflette e, dopo la Pasqua (non prima!), capirà tutto, vedrà chiaramente il senso di ciò che è accaduto.

Maria ci insegna così a ricordarci a porre mente a tutto ciò che Dio ha fatto per noi negli anni trascorsi della nostra vita e così poter affrontare il futuro perché come Dio ha agito nel nostro cuore e nella nostra vita fino ad oggi, come è stato con noi sempre – anche nei momenti difficili – non ci abbandonerà nemmeno per il futuro, anzi ci svelerà vie nuove per camminare con Lui, per farci portare dalle Sue braccia misericordiose nei momenti difficili, per lasciare che l’amore che sussiste tra Lui e il Padre, lo Spirito Santo, agisca in noi.

E Colui che è nato per noi, che ci accompagna nella vita, che ci dona il suo Santo Spirito, che è artefice della pace e ci rende operatori di pace purché ci apriamo a Lui, è Gesù!

Il Vangelo si conclude con il ricordo nella circoncisione. Con questo rito Gesù entra ufficialmente nel popolo di Israele ma soprattutto l’evangelista Luca vuol ricordare e sottolineare come gli fu dato il nome di Gesù, che vuol dire “il Signore salva!” e l’evangelista Matteo dirà che il nome Gesù – quel nome che dice anche la missione di chi lo porta per gli israeliti del tempo di Gesù – gli fu dato perché “salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt 1,21).

Commentando la prima lettura dicevamo che il nome di JHWH non poteva essere pronunciato. Ma senza nome si rimane nell’anonimato. Chi non conosce il nostro nome non può instaurare un rapporto con noi se non superficiale.

Se Dio voleva entrare in dialogo con l’uomo doveva dunque svelargli il suo nome, la sua identità. E lo ha fatto scegliendo il nome di suo Figlio.

Dicendo Gesù, sappiamo così che Egli è. Gesù è Colui che salva, che non fa altro che salvare.

E con chi dialoga, si rapporta, questo Gesù, questo Dio che salva ed il cui nome nei Vangeli è ripetuto 566 volte? Non con i santi, i giusti, i perfetti, ma solo con gli emarginati, coloro che sono in balia delle forze del male, gli indemoniati, i lebbrosi; il cieco nato, il criminale che muore in croce accanto a Gesù … Sì, solo nel suo nome ci sarà salvezza così come ricorderà Pietro ai capi religiosi del suo popolo: “Nessun altro nome infatti sotto il cielo è stato concesso agli uomini, per il quale possano essere salvati”.

Iniziamo dunque questo anno sotto il nome di Gesù. Lasciamoci salvare ogni giorno da Lui. Lasciamoci benedire. Ogni tanto fermiamoci ed abbandoniamo il ritmo frenetico della vita e riconosciamo nella quotidianità come Lui desidera intervenire, desidera manifestarci la luce del suo volto che vince ogni buio ed oscurità. Come Maria, teniamo a mente tutto ciò che fa per noi. Come i pastori riconoscenti per Dio che si rivela ai poveri viviamo anche noi nella riconoscenza benedicendo e lodando il Signore con la vita. E con Lui, che è la nostra pace, la vera pace, diveniamo operatori di pace, costruttori di quella pace disarmata e disarmante di cui tutti abbiamo tanto bisogno.

Lo Spirito Santo, l’amore che c’è tra il Padre e il Figlio, ci comunichi tutto ciò affinché il tempo che si apre davanti a noi – lungo o breve non importa … – ma tempo donato da Dio, sia ricco di pace, di amore e di salvezza. Amen.

+ Mauro Parmeggiani
Vescovo di Tivoli e di Palestrina