Omelia alla Santa Messa per la consacrazione dell’altare del Santuario di Santa Maria Nuova

San Gregorio da Sassola, Santuario di Santa Maria Nuova, Domenica 7 dicembre 2025

Carissimi fratelli e sorelle,

celebriamo la seconda domenica di Avvento.

L’Avvento che, come sappiamo, è il tempo che ci invita a prepararci al Natale ma soprattutto deve essere per noi allenamento per prepararci all’incontro con il Signore quando tornerà alla fine dei tempi. Un periodo che occorre considerare seriamente senza permettere che sia relativizzato dalle luci e dal clamore esteriore del Natale affinché sia veramente periodo di conversione, di cambiamento di mentalità e di cuore così come ci ha invitato a fare anche stamane Giovanni Battista che nel deserto predicava la necessità della conversione per accogliere la prima venuta di Cristo nella storia e che ricorda a noi di prepararci all’ultima venuta dicendo no al peccato e sì all’amore che Cristo ci ha rivelato. Una venuta da non attendere però con timore e terrore ma nella gioia perché Colui che deve venire è già venuto e da allora in poi ci accompagna con la sua presenza. Egli infatti è presente grazie all’azione dello Spirito Santo nei sacramenti della Chiesa ed in particolare nell’Eucaristia che è la sua reale presenza nel viaggio della nostra vita.

Stamane, in questo contesto liturgico, consacriamo ossia dedichiamo a Dio l’altare di questo Santuario di Santa Maria Nuova nel 350° anniversario della sua erezione.

Cosa è l’altare se non il luogo dove si ripresenta sacramentalmente il sacrificio di Cristo? Sacrificio grazie al quale l’uomo è redento, grazie al quale l’uomo che si accosta all’altare partecipa dell’amore e della misericordia di Dio che offre la vita al Padre per lui affinché lui, l’uomo, noi, con Cristo rendiamo grazie al Padre nello Spirito con l’offerta della nostra vita.

Mi piace vedere nell’altare una immagine dell’Avvento.

Sull’altare si fa presente Cristo che dona la sua vita per noi, l’altare nella chiesa è segno di Cristo che sta in mezzo a noi! Non è una semplice tavola ma viene consacrato perché diviene segno di Cristo, viene unto con il Crisma ossia riceve lo Spirito di Cristo, viene rivestito con tovaglie come fosse il grande sacerdote, quel sacerdote che è Cristo che offre non sacrifici di animali ma se stesso al Padre per noi suoi fratelli.

L’altare è dunque segno di Colui che si dona per noi, di un Dio che ci viene incontro con il dono di se stesso realmente presente nel pane e nel vino che su di esso per l’azione dello Spirito diventano il Corpo e il Sangue di Gesù.

Ma nello stesso tempo è anche invito a partecipare al banchetto che su di esso Cristo stesso imbandisce per noi.

È dunque riproposto nel segno dell’altare il movimento dell’Avvento: Dio ci viene incontro in Cristo e noi siamo chiamati ad andare verso di Lui. L’uomo da sempre cerca con ansia la salvezza. Sull’altare essa ci è offerta. Chi mangia il pane che è il Corpo di Cristo e beve il vino che è il suo Sangue avrà la vita eterna.

Certamente partecipare all’Eucaristia che si celebra sull’altare non è un fatto meccanico. Essa mi chiede coinvolgimento, chiede a tutti noi il coinvolgimento della vita che deve essere attesa continua di Colui che viene a noi. Una attesa che chiede conversione, ossia cambiamento di mentalità e di cuore, apertura al Vangelo e alle sue esigenze come risposta di amore a Colui che si dona per noi. Ma anche una attesa colma di amore per i fratelli. San Paolo, scrivendo ai Romani, nella seconda lettura che abbiamo ascoltato ricorda come Cristo sia diventato nostro servitore donandosi a tutti e mostrando la sua misericordia per noi affinché lo lodiamo e cantiamo inni al Suo nome. Ma come si fa? Lo si fa accogliendoci gli uni gli altri, coltivando ed esercitando gli stessi sentimenti di Cristo gli uni verso gli altri.

Cari amici, consacrare un altare non vuol dire inaugurare un monumento ma vuol dire essere grati a Dio per il dono della sua presenza che si realizza tra noi ogni volta che celebriamo l’Eucaristia e ci chiede, se mangiamo tutti del Corpo e Sangue del Signore, di trattarci da fratelli e sorelle tra noi disposti a donare la nostra stessa vita gli uni per gli altri così come Cristo l’ha donata per noi.

Durante la consacrazione dell’altare che vivremo tra poco, porrò sotto il medesimo altare le reliquie di alcuni Santi: in particolare della Santa Vergine e Martire Lucia e di San Vincenzo di Valencia, Diacono e Martire. Due Martiri dei primi secoli della vita della Chiesa che per fedeltà al Dio di Gesù Cristo accettarono il martirio sotto la persecuzione dell’Imperatore Diocleziano.

È una antica usanza quella di porre sotto gli altari le reliquie dei Martiri poiché sono coloro che hanno corrisposto più intensamente all’amore che Cristo, con il Suo Sacrificio perfetto, ha donato a tutti noi. È profondamente significativo porre le reliquie dei Martiri nell’altare o sotto di esso perché designa la loro notevole somiglianza all’Agnello di Dio, perché i Martiri hanno vissuto la sofferenza e ora sono nella gloria. I Martiri sotto l’altare direi che sono un altro segno dell’Avvento. Dio si fa carne in Gesù, viene in mezzo a noi e muore e risorge per noi. Si dona sull’altare per noi. E i Martiri sotto l’altare sono come un forte promemoria per noi invitati ad andare incontro al Signore che viene per la nostra salvezza dal peccato e dalla morte. Un promemoria di quelle parole di Gesù che rivolse ai suoi discepoli e che oggi rivolge a noi: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16,24).

Battezzati in Spirito Santo e fuoco da Cristo, anche noi siamo chiamati a donare la nostra vita per Colui che sull’altare si offre per noi e per i nostri fratelli, anche noi siamo chiamati a diventare altari. Sant’Agostino diceva che il corpo del martire diventa un altare dedicato a Dio. Il corpo è infatti tempio dello Spirito Santo e noi dobbiamo rispondere all’amore di Dio vivendo per Lui e in Lui e come Lui donarci realmente per i fratelli e le sorelle che incontriamo ogni giorno sul nostro cammino.

L’Avvento, allora; la consacrazione dell’altare, non saranno soltanto riti che domani non ricorderemo più o che una volta giunti a Natale non ricorderemo più … ma stimoli continui per rispondere con perseveranza all’amore di Dio per noi con l’offerta della nostra vita fino a quando Lui sarà tutto in noi e noi in Lui.

Maria Santissima, che domani celebreremo nella sua Santa ed Immacolata Concezione e che è stata altare purissimo di accoglienza e offerta al mondo del Salvatore ci aiuti a dire sì ogni giorno alla volontà di Dio e a portarlo con gioia a quanti lo cercano per dare senso alla loro vita. Amen.

+ Mauro Parmeggiani
Vescovo di Tivoli e di Palestrina