Subiaco, Parrocchia di Sant’Andrea Apostolo, Sabato 7 febbraio 2026
“Voi siete il sale della terra … voi siete la luce del mondo …”
Sono le parole di Gesù che abbiamo appena ascoltato e che accompagnano l’inizio del ministero diaconale di Augusto Orlandi, sposo e padre di famiglia, della comunità parrocchiale di Arcinazzo Romano, che tra pochi minuti, per l’imposizione delle mie mani e la preghiera di ordinazione diventerà diacono, ossia servo, servo di Cristo e del Vangelo, servo della comunità cristiana, collaboratore del Vescovo nel servizio ai poveri, agli orfani e alle vedove, nel servizio delle mense e attraverso il servizio, collaboratore dell’annuncio del Vangelo.
“Voi siete il sale della terra … voi siete la luce del mondo …”
Sono parole rivolte a tutti i battezzati, ma devono essere ancor più prese come programma di vita da coloro, che dopo aver sentito la chiamata del Signore a vivere il Battesimo non soltanto nella vita matrimoniale ma anche con una speciale consacrazione – quella diaconale –, hanno accolto la vocazione e si pongono, come Augusto, a servizio del popolo cristiano. Impegnandosi, come recita la preghiera di ordinazione diaconale, a servire all’altare del Signore nella Santa Chiesa, ad essere virtuoso, premuroso verso i poveri e i deboli, umile nel servizio, capace di condurre, con l’aiuto di Dio, una vita generosa e casta per richiamare costantemente al Vangelo suscitando imitatori nel servizio e nella carità nel popolo santo di Dio.
“Voi siete il sale della terra … voi siete la luce del mondo …”
Vorrei dunque fermarmi con voi e con te in particolare, caro Augusto, a riflettere su questo programma di vita che oggi il Signore ti affida.
Nel definire i suoi discepoli “sale della terra” Gesù fu provocatorio.
Ai suoi tempi, infatti, i rabbini di Israele erano soliti dire che “La Torah – la Legge santa data da Dio al suo popolo – è come il sale e il mondo non può stare senza sale”.
Ora Gesù dice ai suoi discepoli ed in particolare stasera a te, che sono il sale della terra.
Questo non vuol dire che Gesù voglia smentire la convinzione del suo popolo che riteneva le sacre Scritture “sale della terra”, ma afferma che anche i suoi discepoli lo sono, lo devono essere e lo saranno tanto più quanto più si lasceranno guidare dalla sapienza della Parola, delle Beatitudini proclamate da Gesù. Lo saranno tanto più quanto più con le parole e con i fatti daranno testimonianza al Signore e così daranno sapore – come il sale dà sapore ai cibi – al mondo.
Essere sale della terra vuol dire allora che i discepoli di Gesù dovranno diffondere nel mondo ciò che solo al mondo può dare sapore, gusto, saggezza, significato alla vita: ossia la sapienza del Vangelo. Senza la sapienza del Vangelo, infatti, caro Augusto e cari amici, che senso avrebbero la vita, le gioie, i dolori, i sorrisi, le lacrime, le feste e i lutti? Quali sogni e quali speranze potrebbe alimentare l’uomo su questa terra? Difficilmente andrebbe oltre a quelli suggeriti da Qoelet: “È meglio mangiare, bere e godere dei beni nei pochi giorni di vita che Dio dà: è questa la sorte dell’uomo” (Qo 5,17).
Chi è imbevuto del pensiero di Cristo assapora invece altre gioie, introduce nel mondo esperienze di felicità nuove, offre agli uomini di sperimentare la stessa beatitudine di Dio.
Sii, dunque sale!
Ma, occorre aggiungere, che il sale non serviva, ai tempi di Gesù, soltanto per dare sapore ai cibi. Esso serviva anche per conservare gli alimenti, per impedire che si avariassero.
Quanto male, caro Augusto, anche oggi c’è nel mondo. Pensavamo che dopo la seconda guerra mondiale l’uomo avesse imparato a non fare più la guerra e invece pare che oggi siano in atto nel mondo 56 conflitti, il numero più grande dopo la fine della seconda guerra mondiale. Conflitti che coinvolgono ben 92 paesi. Se pensiamo poi alla corruzione morale, quanto male c’è nel mondo! Il cristiano è dunque chiamato ad essere “sale della terra” in quanto chiamato con la sua presenza a impedire la corruzione, a non permettere che la società, guidata da principi malvagi, si decomponga e vada in disfacimento. Caro Augusto tu sai bene in quanto padre di famiglia che se in quella piccola società che è la famiglia stessa non c’è chi richiama, chi rende presenti i valori evangelici, chi li testimonia con la vita, la famiglia fa presto a disgregarsi e a perdere la gioia, a perdere il sapore dell’amore. E così nel mondo e nella Chiesa: se non c’è chi richiama con la predicazione ma ancor più con la vita che si pone a servizio di tutti a partire dai più piccoli, con la testimonianza spesso silenziosa, se non c’è chi incarna i valori evangelici, si diffonde facilmente la dissolutezza, l’odio, la violenza, la sopraffazione, la divisione. Caro Augusto, in un mondo come il nostro dove è messa in dubbio la sacralità ed intangibilità della vita da amare e difendere dal suo concepimento fino alla sua morte naturale, il cristiano e tanto più il diacono è sale se ne ricorda la sacralità. Là dove si banalizza la sessualità, le convivenze, e gli adulteri non sono più chiamati con il loro nome, il cristiano e tanto più il ministro di Dio deve essere sale richiamando la sacralità del rapporto uomo-donna e il progetto di Dio sull’amore coniugale. Dove si cerca il proprio tornaconto, il discepolo e ancor più il chiamato ad una vocazione particolare come è il diacono o il presbitero, è sale che conserva, ricordando a tutti e sempre la proposta, a volte eroica, del dono di sé.
Il sale, poi, ancora, ai tempi di Gesù era usato per confermare l’inviolabilità dei patti. Coloro che facevano un patto per suggellarlo mangiavano insieme pane e sale o soltanto il sale. Questo accordo solenne era detto “alleanza di sale” e con questo nome è chiamata anche nel Libro delle Cronache l’alleanza eterna stipulata tra Dio e la dinastia di Davide. Anche tu, dunque, sarai sale della terra tanto più quanto più con la tua vita testimonierai come Dio è fedele nell’amore verso il suo popolo, come Dio nonostante il peccato del suo popolo sia sempre legato nell’amore all’uomo e basterà che l’uomo lasciandosi guidare dallo Spirito Santo si apra a questo amore e Lui non verrà meno alla sua alleanza.
Se sei dunque invitato ad essere sale, non diventare mai insipido, caro Augusto!
Che tristezza fanno i ministri di Dio, ed anche i diaconi, che dopo una partenza brillante al seguito del Signore che chiama, diventano poi insipidi. Sembrerebbe impossibile che il sale perdesse il sapore ma Gesù lo prevede. E come avviene questo? Quando si mescola il sale con altre sostanze, con altro materiale che ne alteri la purezza. Il Vangelo è un sale che non accetta compromessi e a te, che tra poco affiderò il libro del Vangelo di Cristo del quale diventi l’annunziatore, è chiesto di non modificarlo, di non banalizzare il suo messaggio, senza proclamarlo e poi aggiungere dei “se”, dei “ma” o dei “però” … Il nostro buon senso a volte ci suggerirebbe di scendere a compromessi rispetto a quanto ci chiede il Vangelo. Il Vangelo ci chiede di essere poveri, semplici, capaci di perdonare fino a settanta volte sette, ci chiede di porgere l’altra guancia … ma spesso il nostro cosiddetto “buon senso” tende a ridimensionarne le esigenze. Caro Augusto, non rendere mai insipido il sale che è il Vangelo e che dovrai essere tu quale suo annunziatore.
Che tristezza quando un ministro di Dio inizia a mettere dei “se” e dei “ma”, dei “però” … davanti alle esigenze evangeliche! E non c’è nulla di più triste che vedere un ministro di Dio che scende a compromessi con il mondo, con lo spirito del mondo e progressivamente si allontana dalla preghiera, dalla dedizione totale a Dio e al suo popolo o addirittura, come nel caso di un ministro sposato, alla sua famiglia …
Con l’ordinazione diaconale che tu e la tua sposa che ha acconsentito alla tua scelta e la condivide possiate come rifondare la vostra vita su quei principi evangelici che se vi hanno guidati fino ad oggi, da oggi in poi dovranno essere capaci di attrarre altri a vivere il Vangelo. Gesù, nel Vangelo, chiede ai suoi discepoli di essere come città posta sul monte, come quei villaggi sulle montagne che mentre si percorre un fondovalle attirano l’attenzione. Tuttavia ciò non deve avvenire perché si desidera attirare l’attenzione altrui per sentirsi migliori ma perché se la vita dei discepoli di Gesù sarà impostata sulle Beatitudini evangeliche essa stessa, senza necessità di suonare la tromba per richiamare l’attenzione, diverrà richiamo e ammirazione così come Gesù era capace di richiamare i suoi e di suscitare ammirazione.
Nel Vangelo di stasera viene poi consegnata a te e a noi un’altra immagine: quella della luce!
“Voi siete il sale della terra … voi siete la luce del mondo …”
Proviamo a capire da dove deriva questo invito di Gesù?
I rabbini dicevano che Gerusalemme è luce per le nazioni della terra e Israele è luce per il mondo. Si riferivano al fatto che Israele era per loro il depositario della sapienza della legge che Dio, tramite Mosè, aveva rivelato al suo popolo.
Qualche rabbino dei tempi di Gesù aveva poi intuito che non solo la parola delle sacre Scritture, ma anche le opere di misericordia erano luce e sosteneva che il primo ordine dato da Dio all’inizio della creazione: “Sia la luce!” si riferiva non alla luce materiale ma alle opere dei giusti.
Chiamando i discepoli “luce del mondo” Gesù li chiama così a far risplendere la Parola, la sapienza del Vangelo, con le loro opere di amore concreto, con opere verificabili. In altre parole Gesù non vuole che ci limitiamo ad annunciare la Sua Parola con la bocca, con il canto, nella liturgia … ma vuole che i suoi discepoli – e tu vuoi essere suo discepolo – annuncino la Sua Parola con i fatti, con il proprio impegno, compromettendosi per essa, giocandosi la vita per la Parola di Gesù e così otterranno due risultati: o daranno gloria al Padre che è nei Cieli oppure – ed è da mettere in conto – potranno subire persecuzione da coloro che infastiditi dalle buone opere dei cristiani reagiranno indispettiti.
Tale atteggiamento, però, sarà evitabile se non ti proporrai agli altri lasciando trasparire qualche ombra di esibizionismo ma, come sono certo che farai per quanto mi è dato di conoscerti ed apprezzarti, lasciando trasparire in te solo la bontà, il disinteresse, la totale gratuità.
Caro Augusto, il bene non disturba mai soprattutto se non ti attenderai per quanto farai e sarai nessun plauso e ammirazione ma facendo il bene nel nascondimento permetterai che chi incontrerai renda lode solo a Dio.
Mentre procediamo ora al rito di ordinazione, un ultimo augurio che traggo sempre dal Vangelo. Sii come lampada che per far luce viene posta all’interno della casa in alto. Più è alta la luce, più la luce illumina gli angoli della casa e a nessuno passerà in mente di nasconderla. Così anche tu, non nascondere mai quanto Gesù ci propone nel Vangelo. Se annuncerai il Vangelo senza paura, senza timore di venire perseguitato o deriso allora sarai lampada che brilla in luogo oscuro in attesa che spunti la stella del mattino e inizi un nuovo giorno: il giorno dell’eternità beata.
Parti dunque per questo nuovo servizio, il servizio diaconale. Parti con lo spirito di San Paolo che ritenne di sapere in mezzo ai Corinzi null’altro che Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. Che non fondò il suo ministero e la sua predicazione su discorsi persuasivi di sapienza ma sulla manifestazione dello Spirito e la sua Potenza e così fu sale e luce per moltitudini di credenti.
Mentre giovedì sera scrivevo questa mia omelia, Maria Lina mi ha inviato il testo delle parole del canto che faremo alla presentazione dei doni. A te, a lei, alla nostra Chiesa di cui oggi diventi ministro ordinato vorrei concludere con l’augurio che si fa preghiera per te a Dio utilizzando le parole di questo canto: “Con Te – Signore – noi faremo cose grandi … Per te noi andremo per il mondo, inni canteremo alla Tua gloria. Donaci la grazia, Signore, annunceremo il tuo amore”. Amen.
+ Mauro Parmeggiani
Vescovo di Tivoli e di Palestrina










